Precisazioni della CGUE su sospensione o limitazione dell'esecuzione di una decisione certificata come titolo esecutivo europeo.

Commento a Corte giustizia Unione Europea, Quarta Sez., Sent., 16/02/2023, causa C-393/21

La sospensione del titolo esecutivo europeo disposta nello Stato d’origine produce la sospensione “esterna” del processo espropriativo avviato nello Stato dell’esecuzione

La Corte di giustizia EU chiarisce quali siano le “circostanze eccezionali” che consentono la sospensione del processo esecutivo basato su un titolo esecutivo europeo

Le puntualizzazioni della Corte di giustizia su cauzione e sospensione del titolo esecutivo europeo

Sommario: 1. I fatti di causa e le questioni sollevate. - 2. Le «circostanze eccezionali» in cui il processo esecutivo fondato sul titolo esecutivo europeo può essere sospeso dal giudice (o autorità competenti) per l’esecuzione. - 3. Il rapporto tra misure sospensive, limitative dell’esecuzione e di garanzia di cui all’art. 23 reg. 805/2004. - 4. Effetti delle vicende del titolo esecutivo europeo sull’esecuzione.

 

1. I fatti di causa e le questioni sollevate.

Le questioni pregiudiziali pervenute alla Corte di giustizia e oggetto della pronuncia del 16 febbraio 2023 hanno avuto origine in relazione all’esecuzione di un titolo esecutivo europeo certificato nel paese di formazione del titolo, la Germania, ed eseguito dalla creditrice Lufthansa nei confronti della debitrice Arik Air in Lituania.

La vicenda si snoda, quindi, contestualmente lungo due binari, l’uno tedesco afferente al procedimento di formazione e certificazione del titolo esecutivo europeo, l’altro lituano afferente al processo di esecuzione su di esso fondato.

Nel corso dell’attività di esecuzione del credito, la debitrice ha presentato presso lo Stato del paese di formazione e certificazione del titolo un’istanza di revoca del certificato di titolo esecutivo europeo e conseguente cessazione del recupero forzato del credito, adducendo vizi procedurali che le avevano impedito di proporre tempestivamente opposizione avverso l’ingiunzione di pagamento certificata.

Il Tribunale del Land tedesco ha subordinato la sospensione dell’esecuzione del titolo esecutivo europeo al deposito di una cospicua cauzione.

La medesima debitrice ha altresì presentato all’ufficiale giudiziario incaricato dell’esecuzione in Lituania una domanda di sospensione del procedimento esecutivo fino alla decisione del giudice tedesco sulla revoca. La domanda di sospensione rigettata dall’ufficiale giudiziario, sul fondamento dell’insussistenza di una simile fattispecie sospensiva, e dal tribunale distrettuale successivamente adito (decisione successiva alla sospensione concessa dal giudice tedesco), è stata poi concessa dal tribunale regionale sul presupposto che, tenuto conto del rischio di danno sproporzionato che poteva derivare dal procedimento di esecuzione avviato nei confronti della debitrice, la proposizione di un ricorso avverso il certificato di titolo esecutivo europeo dinanzi al giudice dello Stato membro d’origine costituisse una base sufficiente per sospendere il procedimento. Avverso tale ultimo provvedimento del tribunale regionale la Lufthansa creditrice ha proposto ricorso per cassazione.

Il punctum dolens in seno all’ordinamento lituano è rappresentato dalla portata, dalle condizioni di applicazione e dall’ampiezza del controllo operato dai giudici o dalle autorità competenti dello Stato membro di esecuzione ai sensi dell’art. 23, lett. c), reg. 805/2004, i quali, a parere del giudice del rinvio, disporrebbero di un margine di discrezionalità circa la possibilità di sospensione del procedimento di esecuzione.

In particolare, la Corte suprema lituana ha deciso di sospendere il procedimento e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali:

1) Come debba essere interpretata, alla luce degli obiettivi del regolamento n. 805/2004, in particolare l’obiettivo di rendere più celere e semplice l’esecuzione delle decisioni giudiziarie degli Stati membri e di garantire l’effettiva tutela del diritto a un equo processo, la nozione di “circostanze eccezionali” di cui all’articolo 23, lettera c), del regolamento n. 805/2004; e quale sia il potere discrezionale di cui dispongono le autorità competenti dello Stato membro dell’esecuzione nell’interpretare [tale] nozione (...).

2) Se circostanze come quelle della presente fattispecie, relative a un procedimento giudiziario nello Stato d’origine in cui si statuisce su una questione riguardante l’annullamento della decisione giudiziaria sulla base della quale è stato rilasciato un titolo esecutivo europeo, debbano essere considerate rilevanti ai fini dell’applicazione dell’articolo 23, lettera c), del regolamento n. 805/2004. Quali siano i criteri secondo i quali valutare la procedura di impugnazione nello Stato membro d’origine e quanto debba essere ampia la valutazione del procedimento che ha luogo nello Stato membro d’origine e che viene svolta dalle autorità competenti dello Stato membro dell’esecuzione.

3) Quale sia l’oggetto della valutazione in sede di decisione sull’applicazione della nozione di “circostanze eccezionali” di cui all’articolo 23 del regolamento n. 805/2004: se si debba valutare l’impatto delle rispettive circostanze della controversia nel caso in cui la decisione giudiziaria dello Stato d’origine sia impugnata nello Stato d’origine; se si debba analizzare l’eventuale utilità o pregiudizio della corrispondente misura specificata all’articolo 23 [di tale] regolamento, o se si debbano analizzare la capacità economica del debitore di soddisfare la decisione giudiziaria o altre circostanze.

4) Se, ai sensi dell’articolo 23 del regolamento n. 805/2004, sia possibile applicare simultaneamente più misure fra quelle menzionate in tale articolo. In caso di risposta affermativa a tale questione, su quali criteri debbono fondarsi le autorità competenti dello Stato dell’esecuzione per statuire sulla fondatezza e sulla proporzionalità dell’applicazione di più di una di tali misure.

5) Se il regime giuridico di cui all’articolo 36, paragrafo 1, del regolamento [n. 1215/2012] debba applicarsi a una decisione giudiziaria dello Stato d’origine relativa alla sospensione (o all’annullamento) dell’esecutività o sesia applicabile un regime giuridico analogo a quello previsto all’articolo 44, paragrafo 2, di tale regolamento».

 

2. Le «circostanze eccezionali» in cui il processo esecutivo fondato sul titolo esecutivo europeo può essere sospeso dal giudice (o autorità competenti) per l’esecuzione.

Nel ricercare il corretto significato da attribuire all’espressione «circostanze eccezionali», la Corte europea rileva che difetta nell’art. 23 del regolamento un rinvio al diritto degli Stati membri in ordine al significato e alla portata da attribuire alla nozione in parola, sicché se ne deve dedurre che essa rappresenta una nozione autonoma del diritto dell’Unione, sì da salvaguardare l’applicazione uniforme di quest’ultimo e il principio di uguaglianza. Né rileva in senso contrario il rinvio alla legge dello Stato membro dell’esecuzione per la regolamentazione del procedimento esecutivo, contenuto nell’art. 20, par. 1, reg. 805/2004.

Ora, ai fini di attribuire un significato alla nozione di «circostanze eccezionali», la Corte guarda al dato testuale, a quello teleologico, in perfetta assonanza con il primo, nonché alla ripartizione di competenza tra giudici dello Stato membro di origine e dello Stato membro dell’esecuzione.

Sotto il primo profilo, la formulazione dell’art. 23, lett. c), manifesta in modo evidente che la possibilità di sospendere (o limitare) l’esecuzione nello Stato membro di quest’ultima ha carattere per l’appunto eccezionale, sicché la disposizione non può che essere interpretata restrittivamente[1].

E d’altronde l’interpretazione restrittiva deriva non soltanto dal significato semantico del termine eccezionale, ma – sotto il secondo profilo – dal contenuto della misura sospensiva che su tali circostanze eccezionali si fonda, in quanto operante in senso contrario alla stessa istituzione del titolo esecutivo europeo. Come noto il fine di tale istituzione è quello di consentire la libera circolazione delle decisioni relative ai crediti non contestati, accelerare e semplificare la loro esecuzione in uno Stato membro diverso da quello in cui è stata emessa la decisione in un rapporto di fiducia tra gli Stati membri[2], che conduce a non richiedere alcun controllo da parte delle autorità dello Stato membro dell’esecuzione se non la verifica che esista la certificazione. La decisione giudiziaria certificata titolo esecutivo europeo dal giudice dello Stato membro d’origine dovrebbe essere trattata, ai fini dell’esecuzione, come se fosse stata pronunciata nello Stato membro dove si chiede l’esecuzione[3].

Data tale ratio, è senza dubbio ragionevole che l’art. 23 consenta, invece, allo Stato membro dell’esecuzione di sospendere quest’ultima esclusivamente in caso si verifichino «circostanze eccezionali» da interpretarsi restrittivamente.

D’altronde, la medesima convinzione è sedimentata nell’ordinamento italiano con riguardo al titolo esecutivo nazionale, sicché ogni norma che preveda l’arresto del processo esecutivo è da ritenersi di natura eccezionale e pertanto da interpretarsi restrittivamente, poiché ostacola il fisiologico corso del processo esecutivo[4].

La Corte deduce da tali premesse che la misura sospensiva da parte dell’autorità dello Stato membro della esecuzione «debba essere riservata ai casi in cui la prosecuzione dell’esecuzione esporrebbe il debitore a un rischio reale di danno particolarmente grave il cui risarcimento sarebbe impossibile o estremamente difficile in caso di esito positivo del ricorso o della domanda proposta dal medesimo nello Stato membro d’origine».

Corrobora tale convinzione, sotto il terzo profilo, la complessiva disciplina che emerge dal reg. 805 del 2004, e in particolare dagli art. da 20 a 23. Il sistema di abolizione dell'exequator si basa su una netta ripartizione delle competenze tra i giudici e le autorità dello Stato membro d'origine e quelli dello Stato membro dell'esecuzione: il credito e il titolo esecutivo europeo che lo accerta sono stabiliti in base al diritto dello Stato membro di origine e dalle autorità di questo; il procedimento di esecuzione è disciplinato conformemente all'art. 20 del regolamento dalla legge dello Stato membro di esecuzione e diretto dalle autorità di questo[5].

Tale cesura conduce ad affermare che la decisione relativa a un credito non contestato o alla sua certificazione come titolo esecutivo europeo non può in alcun caso essere oggetto di un riesame nel merito nello Stato membro dell'esecuzione[6], neppure in sede di decisione sulla sospensione del procedimento di esecuzione: i giudici o le autorità competenti dello Stato membro dell'esecuzione non sono competenti ad esaminare, né direttamente né indirettamente nell'ambito di una domanda di sospensione del procedimento di esecuzione, la decisione dello Stato membro di origine o la certificazione, sicché la decisione di sospendere non può fondarsi sulla valutazione della fondatezza del ricorso o della domanda presentati nello Stato membro d'origine[7].

Anche tale principio è perfettamente coerente con la struttura del nostro processo esecutivo in generale, ove il giudice dell'esecuzione (o dell’opposizione qualora l’istanza sospensiva acceda a quella proposta preventivamente ai sensi dell’art. 615, comma 1, c.p.c. [8]) non può mettere in discussione il procedimento di formazione del titolo esecutivo giudiziale azionato, ma soltanto sindacare la legittimità dell'azione esecutiva.

L’esistenza di un procedimento giurisdizionale avviato dal debitore nello Stato membro d’origine (al fine di contestare una decisione certificata come titolo esecutivo europeo oppure al fine di chiedere la rettifica o la revoca di un certificato di titolo esecutivo europeo) costituisce in virtù dell’art. 23 reg. n. 805/2004 una condizione preliminare per procedere all’esame della sussistenza delle circostanze eccezionali al fine di sospendere eventualmente l’esecuzione di tale titolo[9]. Diversamente, premesso tale presupposto riesame del titolo o della sua certificazione nello Stato d’origine, le circostanze eccezionali che devono essere valutate nello Stato dell’esecuzione al fine della sospensione sono legate ad una ponderazione degli interessi in gioco, al bilanciamento tra interesse del creditore (ad agire in esecuzione immediatamente per ottenere soddisfazione del proprio credito) e del debitore (ad evitare danni particolarmente gravi e irreparabili o difficilmente riparabili). Sicché potrà sospendersi l’esecuzione ai sensi dell’art. 23 cit. ove il giudice di quest’ultima ritenga che la prosecuzione del procedimento di esecuzione della decisione certificata come titolo esecutivo europeo, in pendenza del giudizio in cui si ridiscute di tale decisione o della rettifica o revoca del certificato di titolo esecutivo europeo nello Stato membro d’origine, esporrebbe tale debitore a un rischio reale di danno particolarmente grave il cui risarcimento sarebbe, in caso di annullamento di detta decisione o di rettifica o revoca del certificato di titolo esecutivo, impossibile o estremamente difficile.

 

3. Il rapporto tra misure sospensive, limitative dell’esecuzione e di garanzia di cui all’art. 23 reg. 805/2004.

Ulteriore questione affrontata dalla Corte attiene al rapporto di esclusione o coesistenza tra le misure previste rispettivamente dalle lettere a), b) e c) del reg. n. 805/2004: di limitazione del procedimento di esecuzione ai provvedimenti conservativi; di subordinazione dell'esecuzione alla costituzione di una cauzione di cui è determinato l'importo; di sospensione del procedimento di esecuzione, come visto amplius nel par. precedente, in circostanze eccezionali.

Il dato testuale non è dirimente: la congiunzione «o» ha valore disgiuntivo unendo alternative che potrebbero escludersi oppur no a vicenda[10].

Sicché al dato testuale va preferito quello contenutistico, che mira a valutare la compatibilità tra le misure.

La conclusione cui tale investigazione conduce porta ad escludere l’applicazione contestuale:

1) delle misure di sospensione del procedimento di esecuzione e di limitazione di quest’ultimo ai soli provvedimenti aventi natura conservativa, posto che, rileva la Corte, la sospensione, alla luce dei suoi effetti immediati sulla prosecuzione di tale procedimento, osta alla possibilità di limitare quest’ultimo a misure cautelari ai sensi dell’art. 23, lett. a), di tale regolamento;

2) della misura sospensiva suddetta e di quella che impone al creditore di costituire una garanzia: poiché l’obbligo per il creditore di costituire una garanzia è funzionale a poter procedere immediatamente all’esecuzione del credito in questione, la misura è incompatibile con l’arresto dell’azione esecutiva[11].

Diversamente, la Corte ammette, escludendo che si tratti di misure tra loro confliggenti, che il giudice o l’autorità competente dello Stato membro di esecuzione possa imporre al creditore di fornire una garanzia quale condizione per l’attuazione delle misure di esecuzione a carattere esclusivamente cautelare.

 

4. Effetti delle vicende del titolo esecutivo europeo sull’esecuzione.

In relazione all’ultima questione affrontata, la Corte preliminarmente ridefinisce i parametri normativi sulla base dei quali risolvere la questione pregiudiziale. Essa era stata formulata, come anticipato, nel senso di investigare «Se il regime giuridico di cui all’articolo 36, paragrafo 1, del regolamento [n. 1215/2012] debba applicarsi a una decisione giudiziaria dello Stato d’origine relativa alla sospensione (o all’annullamento) dell’esecutività o se sia applicabile un regime giuridico analogo a quello previsto all’articolo 44, paragrafo 2, di tale regolamento». Tuttavia, il reg. n. 805/2004, sulla base del quale il procedimento di esecuzione era stato avviato nel procedimento principale, all’art. 6, par. 2, disciplina parimenti la fattispecie della sospensione dell’esecutività di una decisione certificata come titolo esecutivo europeo. Poiché la Corte è competente a trarre dall’insieme degli elementi forniti dal giudice del rinvio e, in particolare, dalla motivazione della decisione di rinvio, gli elementi del diritto dell’Unione che richiedono un’interpretazione, tenuto conto dell’oggetto della controversia, essa intende la quinta questione in parola come riguardante l’interpretazione dell’art. 6, par. 2, lett. b), reg. n. 805/2004 e nello specifico se in base a tale disposizione, «qualora l’esecutività di una decisione certificata come titolo esecutivo europeo sia stata sospesa nello Stato membro d’origine, il giudice dello Stato membro dell’esecuzione, sulla base di tale decisione, è tenuto a sospendere il procedimento di esecuzione avviato in quest’ultimo Stato».

Al riguardo la Corte rileva che la certificazione di una decisione giudiziaria relativa a un credito non contestato come titolo esecutivo europeo è soggetta a diverse condizioni, tra le quali quella stabilita dal medesimo art. 6, par. 1, lett. a), relativa all’esecutività di tale decisione nello Stato membro d’origine. Soltanto entro i limiti di tale esecutività il certificato di titolo esecutivo europeo produce i suoi effetti, conformemente all’art. 11 reg.

Da tali disposizioni la Corte deduce che «un titolo esecutivo europeo non può produrre effetti giuridici se l’esecutività della decisione così certificata è stata sospesa nello Stato membro d’origine». Tanto che l’art. 6, par. 2, prevede che, se una decisione certificata come titolo esecutivo europeo ha cessato di essere esecutiva o la sua esecutività è stata sospesa o limitata, un certificato che indichi la sospensione o la limitazione dell’esecutività è rilasciato su istanza presentata in qualsiasi momento al giudice d’origine, utilizzando il modulo di cui all’allegato IV di tale regolamento. Di conseguenza «qualora l’esecutività di una decisione certificata come titolo esecutivo europeo sia stata sospesa nello Stato membro d’origine e il certificato di cui a tale articolo 6, paragrafo 2, sia stato presentato al giudice dello Stato membro dell’esecuzione, detto giudice è tenuto a sospendere, sulla base di tale decisione, il procedimento di esecuzione avviato in quest’ultimo Stato».

Pertanto, a soluzione dell’ultima questione pregiudiziale sollevata, la Corte conclude che il giudice dello Stato membro dell’esecuzione è tenuto a sospendere il procedimento di esecuzione (rectius prendere atto della sospensione) qualora l’esecutività di una decisione certificata come titolo esecutivo europeo sia stata sospesa nello Stato membro d’origine e sia stato presentato il certificato di cui all’art. 6, par. 2.

Ancora una volta la struttura della tutela non stupisce, posto che altresì nell’ordinamento italiano il processo esecutivo si arresta a fronte della sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo disposta al di fuori di tale processo dal giudice del procedimento di formazione del titolo.

E tuttavia, le differenze appaiono considerevoli.

L’art. 623 c.p.c. impone – nell’interpretazione ormai granitica di dottrina e giurisprudenza – al giudice dell’esecuzione di prendere atto della sospensione c.d. esterna, intervenuta nel procedimento di formazione del titolo e immediatamente operante nel processo esecutivo in corso, non già di disporre egli stesso la sospensione. Tanto che il provvedimento del giudice dell’esecuzione in tale ipotesi è meramente eventuale e comunque meramente dichiarativo, posto che il processo esecutivo risulta già sospeso (residuando eventuali questioni in ordine all’operare della sospensione dell’esecutività del titolo del creditore procedente, ove siano intervenuti altri creditori muniti di titolo esecutivo), e ove emesso esso non sarà soggetto al rimedio previsto per il provvedimento che decide sulla sospensione – il reclamo ex art. 669 terdecies c.p.c. – ma all’opposizione agli atti esecutivi di cui all’art. 487 c.p.c.[12]. La lettera delle disposizioni richiamate e la conclusione cui giunge la Corte europea rendono, invece, evidente che ai fini della sospensione dell’esecuzione non sufficit la mera sospensione nel paese di origine, che potrebbe essere immediatamente esecutiva, ma necessita che tale sospensione consti al giudice dell’esecuzione attraverso la certificazione di segno contrario che neutralizza quella che certifica l’efficacia di titolo esecutivo europeo, in mancanza della quale il giudice dovrà proseguire.

In tal senso, si è evidenziato che le successive vicende inerenti le decisioni certificate nell'ambito dell'ordinamento d'origine possono rilevare in quelle dell'ordinamento di esecuzione, ma soltanto attraverso certificazioni di diverso tenore, che tali vicende modificative o estintive presuppongono. Così l'art. 6, par. 2, del regolamento n. 805/2004/CE, nell'ipotesi del venir meno, della sospensione o della limitazione dell'esecutorietà della decisione certificata, consente al debitore di far valere una tale vicenda nell'ordinamento di esecuzione soltanto dopo avere ottenuto il corrispondente certificato dal giudice d'origine. Laddove sia intervenuta la revoca del certificato ai sensi dell'art. 10, par. 3, la circostanza potrà essere dedotta dal debitore interessato nell'ambito dell'ordinamento di esecuzione mediante idonea documentazione ottenuta presso il giudice d'origine. Infine, il par. 3 dell'art. 6 prevede il rilascio di un certificato sostitutivo allorché sia stata proposta impugnazione avverso la decisione già certificata come titolo esecutivo europeo e la fase si sia conclusa con la pronuncia di una sentenza a propria volta esecutiva[13].

In disparte i poteri del giudice di arrestare il processo esecutivo, ove l’azione esecutiva sia intrapresa o proseguita dal creditore nonostante l’intervenuta sospensione (o il venir meno) dell’efficacia esecutiva del titolo, l’esecutato, allegando il certificato sostitutivo comprovante la sopravvenuta inefficacia esecutiva del titolo esecutivo europeo, potrà esperire l’opposizione all’esecuzione[14].

 

 

[1] V. già 22 ottobre 2015, Thomas Cook Belgium, C‑245/14, EU:C:2015:715, punto 31; e più in generale sulla correlazione tra eccezionalità e interpretazione restrittiva sentenza 4 dicembre 2013, Commissione/Consiglio, C‑111/10, EU:C:2013:785, punto 39.

Sulla eccezionalità del potere sospensivo attribuito all’autorità dello Stato membro dell’esecuzione, v. M. Farina, Rilascio e revoca del certificato di titolo esecutivo europeo ed esecuzione forzata in Italia delle decisioni secondo il Regolamento n. 805/2004 - Seconda parte, in Diritto.it, 2019, § 4.

Sul punto v. Trib. La Spezia 7 febbraio 2008, Foro it., 2009, I, 936, con nota di R. Caponi, Titolo esecutivo europeo: esordio nella prassi, nel senso che la sospensione dell'esecuzione del titolo esecutivo europeo nello Stato dell'esecuzione è circoscritta ad ipotesi eccezionali ed è subordinata all'impugnazione della decisione certificata o alla richiesta di rettifica o revoca del certificato nello Stato di origine.

[2] Si legge nel considerando 18 del reg. 805/2004 che «La reciproca fiducia nell’amministrazione della giustizia negli Stati membri giustifica che la sussistenza dei requisiti richiesti per il rilascio del certificato di titolo esecutivo europeo sia accertata dal giudice di uno Stato membro al fine di rendere la decisione esecutiva in tutti gli altri Stati membri senza che sia necessario il controllo giurisdizionale della corretta applicazione delle norme minime procedurali nello Stato membro dell’esecuzione».

[3] Così il considerando 8 del reg. 805/2004. V. art. 1 del medesimo regolamento.

  1. Pancaldi, La giurisprudenza italiana e il regolamento sul titolo esecutivo europeo: un esordio applicativo, in Riv. trim. dir. e proc. civ., 2009, 445 ss., rileva che lo scopo della disciplina di favorire la circolazione delle decisioni e consentire la loro esecuzione senza necessità di alcuna procedura intermedia di exequatur sarebbe irrimediabilmente frustrato se si consentisse alle diverse leggi nazionali di aggiungere motivi di sospensione dell’esecuzione o dell’efficacia esecutiva non previsti dal regolamento e basati, come nel caso della normativa italiana, su una semplice valutazione discrezionale del giudice.

[4] Sul punto ci si permetta di rinviare, anche per riferimenti, al mio Contributo allo studio della sospensione nel processo esecutivo, I, Pisa, 2018, 186 ss.

[5] Affermava F. De Stefano, L'insindacabilità del titolo esecutivo europeo nell'ordinamento italiano, in Riv. esec. forz., 2009, 81, che la circostanza che la potestà del giudice dell’esecuzione di intervenire su quest’ultima e condizionarla con una delle misure di cui all’art. 23 cit. sia assolutamente residuale è coerente con il principio per cui unico competente a decidere sul merito delle questioni sottese al titolo esecutivo europeo è il giudice dello Stato membro in cui questo si è formato.

[6] In virtù dell’art. 22, comma 2, «in nessun caso la decisione o la sua certificazione come titolo esecutivo europeo può formare oggetto di un riesame del merito nello Stato membro dell’esecuzione».

Nel senso che ogni forma di controllo sul titolo o sulla certificazione può essere esperita soltanto presso il giudice dello Stato membro d’origine, v. R. Siciliano, Il titolo esecutivo europeo per i crediti non contestati: presupposti e rimedi, in Riv. esec. forz., 2015, 55; F. De Stefano, I rigorosi limiti di opponibilità delle esecuzioni fondate su titolo esecutivo europeo, id., 2009, 481 ss., il quale chiaramente evidenzia che sono azionabili tutti i rimedi della lex fori relativi ai vizi formali o sostanziali dell’esecuzione che non siano direttamente riferibili alla formazione o al contenuto del titolo formatosi all’estero, posto che la preclusione di contestazioni di merito è assoluta e totale.

[7] Diversamente vi è chi sostiene che l’eccezionalità delle circostanze cui fanno riferimento le norme in questione vada intesa nel senso che il provvedimento di sospensione possa essere concesso soltanto in presenza di soglie elevate di fumus boni iuris e periculum in mora, sicché nell’oggetto della valutazione del giudice dell’esecuzione si è ritenuto debba rientrare altresì la prospettiva di successo del gravame proposto o ancora proponibile nello Stato d’origine (M.L. Guarnieri, Processo civile italiano e titoli esecutivi europei, Pisa, 2021, 225; F. De Stefano, L'insindacabilità, cit., 85, per il quale nel decidere sulla sospensione deve considerarsi che il richiamo all’eccezionalità della sospensione va interpretato con rigore, posto che il danno gravissimo dovrebbe ritenersi in re ipsa e non può rilevare da solo, sicché dovrebbe procedersi anche alla delibazione del fumus boni iuris e quindi all’apprezzamento di una particolare probabilità di fondatezza del rimedio azionato dal debitore dinanzi al giudice dello Stato membro d’origine; cfr. anche A.A. Romano, Il procedimento europeo di ingiunzione di pagamento, Milano, 2009, 189 nota 220).

Cfr. A.M. Soldi, Manuale dell’esecuzione forzata, VIII ed., Milano, 2022, 213 s., che in linea generale il titolo esecutivo munito della certificazione europea è intangibile e non suscettibile di riesame da parte dei giudici del luogo di esecuzione (tanto si evince dall’art. 20 del reg.); purtuttavia, il riesame è ammesso in via di eccezione, tra l’altro, per far valere (con l’opposizione all’esecuzione) circostanze sopravvenute alla certificazione, quali, ad esempio, l’ipotesi che, impugnata la decisione giudiziaria “certificata”, sia stata richiesta la rettifica o la revoca del certificato e si sia in attesa di una decisione. In senso contrario, M. Farina, Rilascio e revoca, cit., § 4 (e Titoli esecutivi europei ed esecuzione forzata in Italia, Roma, 2012, 285), il quale esclude vi sia in tal caso materia di opposizione all’esecuzione (preventiva) posto che il debitore non potrebbe affatto far valere una attuale contestazione in ordine alla (in)esistenza del diritto del creditore di procedere ad esecuzione forzata quanto, piuttosto, potrebbe essere al più in grado di dedurne il futuro ed eventuale venir meno, in dipendenza dell’esito di altro giudizio pendente nello Stato membro di origine; l’A., invece, ammette l’opposizione all’esecuzione (anche preventiva) ex art. 615 c.p.c. per dedurre il difetto di titolo esecutivo, allorché l’esecuzione forzata in Italia sia stata iniziata sulla base di una sentenza la cui provvisoria esecutività sia stata sospesa nello stato d’origine, ove il creditore intenda comunque agire esecutivamente.

[8] Cfr. ancora D. Longo, Contributo, cit., spec. 557 ss., nonché per ulteriori riferimenti sub art. 615 c.p.c., in Codice di procedura civile, a cura di R. Vaccarella, VII ed., Milano, 2021, 3685. In tal senso, v. anche F. De Stefano, I rigorosi limiti, cit., 481.

[9] Nel senso che ai fini della sospensione nel nostro ordinamento il giudice non può limitarsi a riscontrare l’esistenza dei gravi motivi di cui agli artt. 615 e 624 c.p.c., ma deve verificare se l’esecutato si sia tempestivamente attivato nello Stato d’origine per impugnare la decisione o per chiedere la rettifica o la revoca del certificato, F.G. Del Rosso, Certificazione ed esecuzione del titolo esecutivo europeo nell'ordinamento italiano, in Riv. esec. forz., 2011, 427.

[10] Il punto 49 d’altronde argomenta che tale congiunzione «in alcune versioni linguistiche, può avere un significato alternativo o cumulativo (v., in tal senso, sentenza del 30 gennaio 2020, Autoservizi Giordano, C‑513/18, EU:C:2020:59, punto 24 e giurisprudenza ivi citata)».

[11] D’altro canto, ha rilevato A. Carratta, Titolo esecutivo europeo. I) Diritto processuale civile, in Enc. giur. Treccani, XXX, Roma, 2006, 12, che la formulazione graduata della disposizione induce a ritenere che la sospensione del processo esecutivo rappresenti l’extrema ratio, alla quale potrà ricorrere il giudice o l’autorità competente dello Stato membro dell’esecuzione nei casi in cui le altre due misure cautelari non dovessero rivelarsi efficaci in concreto. V. anche C. Spaccapelo, Il titolo esecutivo europeo, in Appunti di diritto dell’esecuzione civile, a cura di S. Vincre, Padova, 2012, 18.

Si noti, peraltro, che dal tenore della norma e dalla circostanza che il diritto del creditore di agire in executivis sorge direttamente dal certificato di titolo esecutivo europeo, M. Farina, Titoli esecutivi europei, cit., 284, deduce che la sospensione possa intervenire soltanto a processo esecutivo iniziato, non anche quale inibizione a iniziarlo.

[12] In tal senso, tra gli altri, v. A.M. Soldi, Manuale, cit., 2690 ss.; D. Longo, Contributo, cit., 253; A.A. Romano, Espropriazione forzata e contestazione del credito, Napoli, 2008, 42 nota 90; G. Quaranta, La sospensione ex art. 615, 1° co., c.p.c. tra l'inibitoria del titolo e del singolo precetto, in Riv. esec. forz., 2016, 496; C. Vellani, La sospensione dell’esecuzione, Milano, 2012, 105; F. Russo, La sospensione del processo esecutivo, Roma, 2012, 96 s.

[13] In tal senso, G. Campeis-A. De Pauli, Prime riflessioni sul titolo esecutivo europeo per i crediti non contestati (regolamento n. 805/2004/ce), in Giust. civ., 2004, II, 536 s., e La disciplina europea del processo civile italiano, Padova, 2005, 426 s.

D’altro canto, evidenzia G.N. Nardo, Il titolo esecutivo e l’atto di precetto, in Diritto processuale civile, diretto da L. Dittrich, III, Torino, 2019, 3498, che una volta ottenuto dal creditore il certificato di titolo esecutivo europeo nessuno Stato membro può disconoscerlo in forza dell’art. 10, punto 4, Reg. n. 805/2004, per il quale il rilascio di un certificato «non è soggetto ad alcun mezzo di impugnazione».

[14] In tal senso, v. C. Spaccapelo, Il titolo esecutivo europeo, cit., 20; F.G. Del Rosso, Certificazione ed esecuzione, cit., 426; F. De Stefano, L'insindacabilità del titolo esecutivo, cit., 73 s., il quale precisa che, in caso di rettifica o revoca, dal momento in cui si sia conseguita la formale attestazione contraria, il diritto del creditore ad agire nello Stato membro richiesto dell’esecuzione viene meno, il processo esecutivo eventualmente iniziato diviene illegittimo e non può ulteriormente proseguire, e nel nostro ordinamento il debitore sarà tenuto a far valere tale circostanza, documentando l’intervenuta attestazione di revoca, con l’opposizione all’esecuzione ai sensi dell’art. 615, comma 2, c.p.c. Ove, invece, una decisione certificata titolo esecutivo europeo non sia più titolo esecutivo o la sua esecutività sia stata o sospesa o limitata, viene rilasciato il certificato di segno contrario e il giudice dell’esecuzione potrà sospendere il processo esecutivo ai sensi dell’art. 623 c.p.c. su mero ricorso del debitore in una con la produzione del certificato, in attesa della definizione del procedimento giudiziario nel paese membro d’origine in ordine alla decisione in precedenza certificata; E. D'Alessandro, Prime applicazioni giurisprudenziali del regolamento n. 805 del 21 aprile 2004 che istituisce il titolo esecutivo europeo per i crediti non contestati, con particolare riferimento alla possibilità di proporre opposizione ex art. 615 c.p.c. qualora lo stato richiesto dell'esecuzione sia l'Italia, in Riv. esec. forz., 2010, 201.

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