Giurisprudenza
di Merito
  • Nel caso di conversione del sequestro conservativo in pignoramento immobiliare i termini per l'iscrizione a ruolo e per l'istanza di vendita decorrono dalla pubblicazione della sentenza di condanna

    Tribunale, di Barcellona Pozzo di Gotto, 20 aprile 2023 - est. Lo Presti

    I Massima Nel caso di sequestro conservativo di beni immobili, il deposito della sentenza di condanna determina, ai sensi dell’art. 686, comma 1, c.p.c., la conversione ipso iure del sequestro in pignoramento, con la conseguenza che da tale momento iniziano a decorrere i termini per l’iscrizione a ruolo del pignoramento e per il deposito dell’istanza di vendita (e, a seguito della riforma dell’art. 567, comma 2, c.p.c., della documentazione ipocatastale) , in nulla distinguendosi gli effetti del pignoramento notificato da quelli del sequestro convertito .   II Massima Le formalità previste dall’art. 156 disp. att. c.p.c. non hanno rilievo ai fini della conversione degli effetti del sequestro in quelli propri del pignoramento immobiliare, posto che a mente dell’art. 686, comma 1, c.p.c. la conversione è determinata unicamente dalla pubblicazione della sentenza di condanna; piuttosto, attengono alle modalità attraverso cui il creditore deve (a) dimostrare al Giudice dell’esecuzione e (b) rendere noto ai terzi che si è verificato il presupposto della conversione del sequestro in pignoramento. Ne deriva che il deposito della sentenza di condanna e la sua annotazione a margine della trascrizione del sequestro (cfr. art. 679 c.p.c.), lungi dal costituire il dies a quo di decorrenza dei termini previsti nel terzo libro del codice di procedura civile per il compimento degli atti di impulso del processo esecutivo, costituiscono formalità ulteriori e non sostitutive rispetto a quelle ordinariamente previste, in nulla distinguendosi gli effetti del pignoramento notificato da quelli del sequestro convertito .

  • Inammissibilità della istanza di sospensione concordata in caso di rinvio della vendita

    Tribunale, di Verona, 6 aprile 2023 - est. Burti

    È inammissibile l’istanza di sospensione ex art. 624 bis c.p.c. in ipotesi di rinvio della vendita ex art. 161 bis disp. att. c.p.c., non potendosi interpretare la parola "rinvio" come "rinnovo", atteso che l’esigenza di tutelare l’affidamento degli offerenti impone di interpretare la disposizione come riferita ad un semplice differimento delle medesime operazioni di vendita e, in particolare, di quelle relative alla delibazione delle offerte ed all’eventuale gara tra gli offerenti che si svolge avanti al professionista delegato.

  • Rinvio della vendita forzata: individuazione dei soggetti legittimati alla prestazione del consenso

    Tribunale, di Verona, 6 aprile 2023 - est. Burti

    La fattispecie disciplinata dall’art. 161 bis disp. att. c.p.c. disciplina un accordo processuale avente ad oggetto "il rinvio della vendita" che coinvolge anche parti estranee al processo da individuarsi in coloro che, avendo presentato una valida irrevocabile offerta d’acquisto del bene staggito, abbiano acquisito una posizione differenziata dagli altri consociati collegata al regolare ed effettivo svolgimento del procedimento di vendita

  • Il privilegio processuale del fondiario nella liquidazione controllata

    Tribunale, di Torre Annunziata, 14 marzo 2023 - est. Musi

    Il creditore munito di privilegio fondiario può proseguire l’azione esecutiva individuale nei confronti del debitore nei confronti del quale sia stata aperta la procedura di liquidazione controllata, posto che l’art. 150 CCI, come richiamato dall’art. 270 co. 5 CCI, prevede sì, quale regola, il divieto di intrapresa o prosecuzione dell’azione individuale, ma fa salve le eccezioni (" salvo diversa disposizione della legge ", tra cui l’art. 41 T.U.L.B) [nella specie, il G.E. ha rigettato l’istanza avanzata dal debitore di improseguibilità della esecuzione - ormai giunta nella fase liquidatoria - , escludendo l’operatività, nella procedura pendente dinanzi a sé, del divieto di prosecuzione dell’espropriazione singolare sancito dal Tribunale concorsuale nella sentenza di apertura della liquidazione controllata].

  • Riunione di pignoramento successivo a procedura già in conversione

    Tribunale, di Genova, 15 febbraio 2023 - est. Balba

    Il Giudice dell’esecuzione deve procedere alla riunione di ogni pignoramento successivamente iscritto. La riunione non fa venir meno l’interdipendenza dei pignoramenti e non può che giovare ai pignoramenti riuniti. Qualora l’esecuzione anteriormente iscritta sia in fase di conversione del pignoramento il debitore, successivamente alla riunione, può chiedere di convertire anche il credito azionato nella procedura riunita ma, stante il principio dell’interdipendenza dei pignoramenti, con esecuzione non a seguito del termine della prima conversione ma autonoma e parallela. Nel caso il debitore non ritenga di domandare la conversione, la procedura riunita continuerà fino alla vendita del compendio pignorato, vendita che comporterà la risoluzione della procedura di conversione in corso ed il concorso di tutti i creditori sul ricavato.

  • La procedura di liquidazione controllata del patrimonio del debitore non è (ancora) opponibile al creditore fondiario

    Tribunale, di Barcellona Pozzo di Gotto, 24 gennaio 2023 - est. Lo Presti

    A seguito dell’entrata in vigore del d.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14, l’apertura della liquidazione controllata del patrimonio del debitore non è opponibile al creditore fondiario nell’ambito del processo esecutivo individuale, posto che l’art. 270, comma 5, del codice della crisi di impresa e dell’insolvenza – nel segno della discontinuità rispetto alla disciplina di cui all’art. 14-quinquies della legge 27 gennaio 2012, n. 3 – rinvia all’art. 150 c.c.i.i., destinato a trovare pedissequa applicazione, perlomeno sino alla piena attuazione dell’art. 7, comma 4, lettera a, della legge delega 19 ottobre 2017, n. 155, e comunque sino alla scadenza del secondo anno successivo a quello di entrata in vigore del decreto legislativo ovvero dell'ultimo dei decreti legislativi emanati in attuazione della delega.

  • La richiesta di applicazione della misura protettiva di cui all'art. 18, comma primo, C.C.I. è una causa di sospensione esterna del processo esecutivo: sotto la vigenza della misura è inibito il compimento di atti liquidatori o prodromici alla liquidazione, è consentito il compimento di atti conservativi e permangono gli effetti del pignoramento anche sui frutti prodotti dal bene

    Tribunale, di Verona, 9 febbraio 2023 - est. Burti

    La richiesta di applicazione di una misura protettiva nell’ambito di una procedura di composizione negoziata della crisi produce, dal giorno della pubblicazione dell’istanza sul registro delle imprese, una sospensione dell’azione esecutiva (so-spensione suscettibile di venir meno in caso di mancato rispetto dei termini peren-tori previsti dall’art. 19 C.C.I, oppure in caso di mancata conferma da parte del Tribunale o di successiva revoca della misura protettiva), sia che essa sia stata promossa sui beni del debitore, sia che essa sia abbia ad oggetto beni di un terzo sui quali viene esercitata l’attività dell’imprenditore che versa in una situazione di crisi. Ne consegue che, durante tutto il periodo di sospensione, non possono essere compiuti atti prodromici alla liquidazione come l’attività di stima o, salvi casi par-ticolari, l’attuazione dell’ordine di liberazione che, tendenzialmente, è vieppiù funzionale alla migliore collocazione sul mercato del bene. Permangono, invece, gli effetti del pignoramento, ivi incluso il vincolo di indisponibilità sui frutti natu-rali o civili (vedi art. 2912 cod. civ.) prodotti dal bene pignorato sia ante sospensio-ne che durante la pendenza della misura protettiva. È doveroso il compimento di atti conservativi del bene da parte del custode giudiziario.

  • L’art. 96, III co. c.p.c., come strumento di repressione dell’abuso processuale e procedimentale

    Tribunale, di Torre Annunziata, 15 settembre 2022 - est. Musi

    La fattispecie di cui all’art. 96 c.p.c. co. 3 – diversamente da quelle dei commi 1 e 2 focalizzate sulla "temeraria" attività processuale tout court - si connota per una propria dimensione autonomistica, rappresentando un’ipotesi sanzionatoria espressione di un potere del giudice - officioso e ampiamente discrezionale - di risarcimento punitivo, dal carattere marcatamente pubblicistico, contro l’abuso dello strumento processuale, da intendersi nella sua accezione più ampia, finanche nel senso di abuso dell’iniziativa pre - esecutiva (nel caso di specie, il giudice ha attribuito al precetto valenza di attività processuale in senso lato ai fini della valutazione di temerarietà/abusività dell’azione, rilevante per l’applicazione del terzo comma dell’art. 96 c.p.c.).

  • Diritto al mantenimento dei figli e legittimazione ad agire in executivis

    Tribunale, di Torre Annunziata, 15 settembre 2022 - est. Musi

    Qualora il verbale di separazione consensuale omologato preveda l’attribuzione dell’assegno di mantenimento per la prole in capo al coniuge affidatario e non direttamente al figlio, minore d’età al tempo della separazione, ed al contempo questi, una volta divenuto maggiorenne, non proponga autonoma domanda giudiziale nei confronti del genitore obbligato per vedersi riconosciuto il diritto al mantenimento diretto, il coniuge affidatario resta l’unico legittimato ad agire, anche in via esecutiva, per l’adempimento delle obbligazioni pecuniarie previste dall’accordo consacrato nel verbale, iure proprio anche con riguardo alle somme spettanti ai figli (nel caso di specie, il giudice, in linea col principio affermato da Cass. civ. ord. del 13/04/2022, n. 9700, sul presupposto che l’unico soggetto creditore fosse la madre in assenza di un provvedimento giurisdizionale di modifica richiesto dalla figlia-attrice, ha ritenuto quest’ultima sprovvista della legittimazione sostanziale alla pretesa esecutiva).

  • Caratteri della legittimazione surrogatoria ex art. 2900 c.c.

    Tribunale, di Torre Annunziata, 15 settembre 2022 - est. Musi

    La legittimazione surrogatoria ex art. 2900 c.c. - che rappresenta un "potere" del creditore, e non un’azione tipica – mira non solo e non tanto all’incremento del patrimonio debitorio, ma, più immediatamente, ad evitare il decremento di questo a tutela della garanzia patrimoniale; il creditore surrogante, pertanto, non incontra limiti – al di fuori del rispetto dei requisiti della sussistenza di un credito, di un’inerzia pregiudizievole e del pericolo d’insolvenza conseguente - nell’esercitare direttamente, tanto in campo giudiziale che stragiudiziale, diritti ed azioni spettanti al debitore surrogato (nella fattispecie, il giudice ha ritenuto ammissibile l’opposizione ex art 615, co. I c.p.c. esperita dai creditori, in luogo del debitore surrogato, rimasto inerte a fronte dell’iniziativa esecutiva di altro creditore).

Giurisprudenza
di Legittimità

Archivio Approfondimenti

15 novembre '22

La Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità del “blocco delle azioni esecutive” previsto con riferimento alle procedure intraprese contro Enti del servizio sanitario della Regione Calabria

Alessandro Auletta
Giudice del Tribunale di Napoli Nord

Note a prima lettura sulla incostituzionalità della disposizione in materia di improcedibilità delle azioni esecutive promosse contro gli enti sanitari della Regione Calabria

08 novembre '22 Aggiornato

L’acquisto in executivis a titolo derivativo e l’inammissibilità dell’azione di rivendica di chi è parte nel processo

Biagio Giusta
Ufficio per il Processo presso la Corte Suprema di Cassazione

Le parti del processo esecutivo hanno l'onere di denunciare, con l'opposizione ex art. 617 c.p.c., l'erroneo trasferimento all'aggiudicatario di un cespite che è oggetto di pignoramento, essendo inammissibile un'azione (nella specie, di rivendica) autonoma, cioè distinta dai rimedi tipici dell'esecuzione forzata, da esse proposta per contrastare gli effetti dell'esecuzione, ponendoli nel nulla o limitandoli

24 giugno '22 Aggiornato

Le interferenze tra l’esecuzione forzata ed i procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento nel Codice della crisi d’impresa

Rinaldo D'Alonzo
Giudice del Tribunale di Larino

Uno sguardo ai regimi delle improseguibilità dell’esecuzione individuale previste dal codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza in occasione dell’accesso ad uno dei procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento

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