Giurisprudenza
di Merito
  • L'apertura della procedura della liquidazione del patrimonio del debitore sovraindebitato pronunciata dopo l'aggiudicazione dell'immobile pignorato non fa venir meno, per l'aggiudicatario, gli effetti dell'aggiudicazione ed il conseguente ius ad rem, condizionato al versamento del saldo prezzo, alla pronuncia del decreto di trasferimento

    Tribunale, di Verona, 19 dicembre 2022 - est. Burti

    Se la dichiarazione d’improcedibilità dell’esecuzione forzata ricollegata alla pronuncia del decreto di apertura della liquidazione del patrimonio del debitore sovraindebitato interviene dopo l’aggiudicazione, restano salvi gli effetti dell’aggiudicazione in forza della regola generale espressa dall’art. 187-bis disp. att. c.p.c. (“ in ogni caso di estinzione o di chiusura anticipata del processo esecutivo avvenuta dopo l’aggiudicazione, an-che provvisoria, o l’assegnazione, restano fermi nei confronti dei terzi aggiudica-tari o assegnatari, in forza dell’art. 632, secondo comma, del codice, gli effetti di tali atti ”): tale principio generale, in ragione della sua ratio protettiva, in via immediata, dello ius ad rem dell’aggiudicatario che provveda al pagamento saldo del prezzo al trasferimento dell’immobile e, in via mediata, dell’interesse di ordine pubblico economico e processuale alla competitività del sistema delle vendite esecutive, non soffre eccezioni allorché venga in gioco l’interesse della procedura concorsuale alla vendita unitaria della massa attiva.

  • Il decreto di apertura della liquidazione del patrimonio del debitore sovraindebitato viene cancellato con il decreto di trasferito emesso dal Giudice dell'Esecuzione Forzata laddove la vendita avvenga in sede esecutiva

    Tribunale, di Verona, 19 dicembre 2022 - est. Burti

    Con il decreto di trasferimento non vengono cancellate soltanto le formalità pregiudizievoli espressamente indicate dall’art. 586 cod. proc. civ., ma tutti quei vincoli che esauriscono la loro funzione con la vendita coattiva del bene pignorato. Conseguentemente, laddove la vendita dell’immobile che ricade nella procedura di liquidazione del patrimonio del debitore sovraindebitato avvenga comunque in sede esecutiva, la cancellazione del decreto di apertura della procedura di liquidazione, equiparato all’atto di pignoramento (cfr. art. 14-quinquies, comma terzo, legge 3/2012), viene ordinata dal Giudice dell’Esecuzione, non potendo tale ordine essere emesso dal Giudice Delegato ai sensi dell’art. 14-novies, comma terzo, l. 3/2012, come, invero, avverrebbe se la vendita avvenisse in sede concorsuale.

  • L’inefficacia del pignoramento ex art. 557 c. 3 c.p.c. costituisce una inattività qualificata ex art. 630 c.p.c. e determina l’estinzione tipica del processo esecutivo

    Tribunale, di Palermo, 13 dicembre 2022 - pres. Pignataro, est. Minutoli

    La perdita di efficacia del pignoramento causata dall’omessa cura degli adempimenti prescritti dall’ultimo comma dell’art. 557 c.p.c., entro il termine ivi stabilito, costituisce un’ipotesi di estinzione tipica del processo esecutivo derivante dall’inattività della parte tenuta a dare corretto impulso allo stesso, inquadrabile nel paradigma di cui all’art. 630 c.p.c.

  • L’udienza di conversione impedisce di dichiarare l’estinzione verificatasi nella fase introduttiva del processo esecutivo e non rilevata prima

    Tribunale, di Palermo, 13 dicembre 2022 - pres. Pignataro, est. Minutoli

    L’udienza rilevante ai fini della produzione dell’effetto preclusivo di cui all’art. 630, c. 2, c.p.c. – secondo cui l’estinzione opera di diritto, ma può essere dichiarata non oltre la prima udienza successiva al verificarsi della stessa – è una qualsiasi udienza – evidentemente, successiva al verificarsi della vicenda estintiva – che si tenga allorché l’audizione delle parti (e degli eventuali altri interessati) sia richiesta dalla legge o ritenuta necessaria dal giudice; se del caso, anche prima delle più generali preclusioni connesse al passaggio di fase legato all’udienza di cui all’art. 569 c.p.c. (nella fattispecie, l’ udienza di determinazione delle somme da versare in conversione ha determinato la preclusione di cui all’art. 630, c. 2, c.p.c. poiché la conversione del pignoramento consiste, essenzialmente, nella sostituzione del suo oggetto con una somma di denaro giudizialmente determinata e, a differenza delle udienze di trattazione della fase sommaria delle opposizioni esecutive, non costituisce affatto una parentesi incidentale esterna all’ iter espropriativo, quanto piuttosto una delle sue possibili modalità di svolgimento).

  • Competenza in materia di opposizioni esecutive in caso di esecuzione promossa ex art. 72-bis, d.p.r. n. 602 del 1973

    Tribunale, di Napoli Nord, 9 dicembre 2022 - est. Auletta

    La competenza sulle opposizioni esecutive, nel caso di esecuzione promossa ex art. 72- bis , d.p.r. n. 602 del 1973, si determina sulla base del combinato disposto degli artt. 26- bis , comma 2, e 27 c.p.c., applicabili, sulla scorta del “rinvio esterno” contenuto nell’art. 49, d.p.r. n. 602 del 1973, alle norme del codice di rito: la prima disposizione prevede quale criterio determinativo della competenza dell’espropriazione forzata di crediti quello della residenza, dimora, o sede del debitore; la seconda disposizione regola la competenza sulle opposizioni tenendo conto del “luogo dell’”esecuzione”. Ora, pur nella peculiarità della struttura del pignoramento disciplinato dall’art. 72- bis , cit., deve ritenersi, in mancanza di una disposizione ad hoc , che le opposizioni all’esecuzione ed agli atti esecutivi vadano proposte presso il Tribunale dove il debitore ha (trattandosi di una società) la sede. 

  • Interpretazione del novellato art. 26-bis c.p.c.

    Tribunale, di Catania, 29 novembre 2022 - est. Messina

    L’art. 26- bis c.p.c., come novellato per effetto della l. n. 206 del 2021, va interpretato nel senso che il criterio di competenza ivi previsto si applica a tutte le amministrazioni pubbliche, ivi inclusi il Comuni, e in generale anche alle amministrazioni non patrocinate, ex lege , dall’Avvocatura dello Stato: in questo senso depongono sia un dato di natura testuale (l’ incipit della norma fa riferimento ancora adesso alle pubbliche amministrazioni indicate nell’art. 413, comma 5, c.p.c., e quindi all’elenco di cui all’art. 1, comma 2, d.lgs. n. 165 del 2001) che un dato di natura sistematica, dato dalla circostanza che, argomentando nel senso che il criterio di competenza si applichi solo alle amministrazioni difese dall’Avvocatura dello Stato, resterebbe non disciplinato, in quanto non riconducibile ad altre disposizioni non concernenti l’esecuzione contro la p.a.,  il criterio di competenza da applicarsi in tutti gli altri casi.

  • Nei contratti di mutuo a tasso variabile non è vessatoria ai sensi degli artt. 33 e 34 del codice del consumo la clausola che prevede un limite al di sotto del quale il tasso d’interesse non può scendere

    Tribunale, di Verona, 9 dicembre 2022 - est. Burti

    La tutela del codice del consumo non mira a ripristinare l’equilibrio economico tra le prestazioni contrattuali, ma a colpire con la nullità di protezione i soli squilibri giuridici del contratto in quanto, a norma dell’art. 33, si considerano vessatorie quelle clausole che determinano a carico del consumatore “ un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto ”, mentre sono sottratte al vaglio giudiziale la “ determinazione dell’oggetto del contratto … l’adeguatezza del corrispettivo dei beni e dei servizi ” a condizione che “ tali elementi siano individuati in modo chiaro e comprensibile ” (cfr. art. 34, comma secondo, cod. cons.). Conseguentemente, quanto alle clausole che attengono all’oggetto del contratto, il test giudiziale attiene alla sola trasparenza della clausola e, cioè, alla comprensibilità delle sue conseguenze economiche da parte di un consumatore mediamente avveduto. Non può, pertanto, essere qualificata come vessatoria una clausola che, nel contratto di mutuo a tasso d’interesse variabile, prevede in termini inequivoci una soglia al di sotto del quale il tasso d’interesse contrattuale, comunque, non potrà scendere e, così facendo, circoscrive gli effetti di una possibile discesa del parametro di riferimento del tasso d’interesse variabile sull’ammontare della prestazione a carico della parte mutuataria (la quantità degli interessi corrispettivi da versare).

  • In base gli artt. 17 e 21 del d.lgs. 46/99, la Banca del Mezzogiorno – MCC, a seguito di escussione della garanzia fideiussoria, deve precostituirsi un titolo esecutivo giudiziale per iscrivere a ruolo le somme oggetto del diritto di surroga ex lege

    Tribunale, di Bergamo, 2 agosto 2022 - est. Randazzo

    In assenza di una espressa deroga, il tenore combinato degli artt. 17 e 21 del d.lgs. n. 46/99 porta a ritenere che siano suscettibili di riscossione coattiva mediante ingiunzione fiscale e iscrizione a ruolo le sole entrate pubblicistiche, mentre le entrate patrimoniali che traggono origine da rapporti privatistici, per poter essere riscosse mediante gli strumenti in questione, esigono un titolo esecutivo propedeutico all'iscrizione a ruolo. Il credito azionato da MCC trova la sua causa in un contratto di finanziamento da parte dell'istituto di credito concesso al privato e regolato dalle norme codicistiche e nella prestazione da parte del Fondo di una garanzia a detti crediti, assistita dal diritto di surrogazione ex art. 1203 c.c., per il quale il concessionario della Gestione del Fondo subentra nella medesima posizione della banca erogatrice, acquisendone il medesimo diritto, non fondandosi peraltro dette erogazioni su crediti direttamente rivenienti dalla legge (quali quelli tributari e previdenziali) e dalla legge definiti anche quanto alle modalità di quantificazione e necessitando, pertanto, di un accertamento giudiziale sulla pretesa, da porre poi a fondamento dell'iscrizione a ruolo. Tale conclusione non può essere inficiata dalla titolarità da parte di MCC di un credito privilegiato ex lege in ragione della finalità pubblica di sostegno ad essa sottesa, atteso che il diritto azionato dal soggetto gestore del Fondo è il medesimo diritto, in forza della surroga legale, della Banca erogatrice e, dunque, rappresenta un credito di natura privatistica nato da negozio di mutuo chirografo.

  • Conseguenze della mancata presentazione del ricorso per la risoluzione dell'accordo ex art. 14, l. n. 3/2012

    Tribunale, di Ragusa, 10 ottobre 2022 - est. Rapisarda

    Chiusura procedura di accordo con i creditori per causa diversa dall’inadempimento – decadenza creditore risoluzione dell’accordo omologato - sovraindebitamento – novazione credito esclusione - effetti sulla procedura esecutiva – riassunzione – ammissibilità. In tema di chiusura non satisfattiva della procedura di accordo di composizione della crisi (l. n. 3/2012) il creditore che non abbia proposto nei termini ricorso per ottenere la risoluzione dell’accordo potrà comunque introdurre o riassumere la procedura esecutiva per il soddisfo del suo credito ma nella misura ammessa nell’accordo siccome l’omessa presentazione del ricorso per la risoluzione dell’accordo (ex art. 14 l. n. 3/2012) per decadenza della relativa azione inciderà esclusivamente sulla parziale inesigibilità del credito in sede esecutiva salvo che l’accordo

  • ll creditore può riassumere la procedura esecutiva dopo la chiusura della procedura di sovraindebitamento (accordo di composizione della crisi

    Tribunale, di Ragusa, 10 ottobre 2022 - est. Rapisarda

    Il creditore che abbia introdotto una procedura esecutiva poi sospesa (improseguibilità) in virtù dell’omologa di una proposta di accordo (ex art. 12 l. n. 3/2012) può riassumere la procedura esecutiva nelle forme di cui all’art. 627 c.p.c. a seguito della chiusura della procedura di sovraindebitamento.

Giurisprudenza
di Legittimità

Archivio Approfondimenti

24 giugno '22 Aggiornato

Le interferenze tra l’esecuzione forzata ed i procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento nel Codice della crisi d’impresa

Rinaldo D'Alonzo
Giudice del Tribunale di Larino

Uno sguardo ai regimi delle improseguibilità dell’esecuzione individuale previste dal codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza in occasione dell’accesso ad uno dei procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento

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