Giurisprudenza
di Merito
  • Rimessa alla Corte di Cassazione ex art. 363-bis c.p.c. la questione della latitudine applicativa dei principi espressi da Cass. S.U., n. 9479/2023

    Tribunale, di Lodi, 18 ottobre 2023 - est Latella

    Va rimessa alla Corte di Cassazione la questione pregiudiziale se i principi espressi da Cass.  S.U., n. 9479/2023 trovino applicazione anche laddove il decreto ingiuntivo posto a fondamento del processo esecutivo sia stato fatto oggetto di opposizione e questa sia stata dichiarata inammissibile con sentenza passata in giudicato.

  • Insensibilità alle vicende circolatorie mortis causa del diritto oggetto della garanzia ipotecaria

    Tribunale, di Verona, 13 luglio 2023 - est. Burti

    Il terzo che vanti sul bene immobile pignorato diritti di natura reale incompatibili con quelli fatti oggetto dell’espropriazione può ottenere la tutela in forma specifica agendo contro il terzo acquirente il quale sopporterà l’evizione, solo quando tali diritti siano opponibili al creditore procedente ed ai creditori intervenuti, e dunque al terzo acquirente; in mancanza, non potrà agire contro l’acquirente in sede di cognizione ordinaria per la rivendica del bene né avrà il diritto a soddisfarsi sul ricavato della vendita coattiva. E' inammissibile, per difetto di interesse, l'opposizione proposta allorché il bene sia stato già trasferito (o aggiudicato), non potendo il terzo ottenere la sospensione e dovendo in tal caso agire direttamente contro l'acquirente per far valere il proprio diritto domenicale di cui affermi l’opponibilità e la prevalenza. L'aggiudicatario, godendo del medesimo regime di inopponibilità proprio del creditore ipotecario, che ha diritto a far subastare l’immobile e procedere nell’azione esecutiva sino alla pubblicazione del decreto di trasferimento e, quindi, alla distribuzione del ricavato della vendita, resterà insensibile alla circolazione del bene mortis causa ed alle vicende collegate alla titolarità del bene tra gli eredi (nella specie, il Tribunale veronese ha rigettato l'istanza di sospensione dell'esecuzione avanzata dal terzo opponente sul duplice presupposto della relativa "sostanziale" tardività e della inopponibilità al creditore ipotecario, come all'aggiudicatario, delle vicende circolatorie mortis causa dei beni)

  • Pagamento dell'assegno di mantenimento in favore del figlio divenuto maggiorenne

    Tribunale, di Napoli Nord, 26 settembre 2023 - est. Auletta

    In tema di separazione personale dei coniugi,  il pagamento dell'assegno di mantenimento da parte del coniuge a tanto obbligato deve avvenire secondo le modalità indicate dal titolo esecutivo che, rispondendo ad un interesse superiore della prole, non sono disponibili dalle parti.  Il versamento diretto dell'assegno di mantenimento in favore di figli divenuti maggiorenni presuppone un provvedimento giudiziale che, su domanda dello stesso figlio interessato, modifichi la previgente modalità, non essendo all'uopo sufficiente un accordo tra i soggetti obbligati.

  • L'esecuzione forzata per credito fondiario prosegue anche dopo l'apertura della liquidazione controllata

    Tribunale, di Larino, 17 ottobre 2023 - est. D' Alonzo

    L’improseguibilità delle procedure esecutive individuali conseguente alla sentenza che dichiara l’apertura della liquidazione controllata del sovraindebitato non necrotizza l’esecuzione forzata intrapresa da un così detto “creditore fondiario”. In sede di distribuzione (provvisoria), il liquidatore che intenda far valere delle prededuzioni con preferenza rispetto al creditore fondiario dovrà costituirsi nel processo esecutivo (assistito da un difensore) e documentare l’avvenuta emissione, da parte degli organi della procedura concorsuale, di formali provvedimenti (idonei a divenire stabili) che (direttamente o quanto meno indirettamente, ma inequivocabilmente) dispongano la suddetta graduazione Spetta al giudice dell'esecuzione il potere di liquidazione degli ausiliari che abbiano già prestato la loro opera nella procedura, ponendo il relativo onere a carico del creditore procedente a titolo di anticipazione ai sensi dell’art. 8 D.P.R. 115/2002, così da consentire a quest’ultimo di chiederne a propria volta il pagamento in sede concorsuale mediante domanda di ammissione al passivo.

  • L'onere del debitore della richiesta di parte delle misure protettive ex art. 54 co. II CCII

    Tribunale, di Torre Annunziata, 29 marzo 2023, n. 116 - est Diana

    Laddove il debitore di una procedura individuale, che abbia altresì chiesto di accedere ad uno strumento di regolazione della crisi, chieda la sospensione della prima quale misura protettiva tipica a tutela del patrimonio del ricorrente, secondo la definizione datane dall’art. 2, lett. p) e come previste dall’art. 54 co. II del CCII, il giudice dell’esecuzione è tenuto a verificare, ex actiis , se ricorrano i presupposti ai fini della sospensione ex art. 623 c.p.c., tra i quali la presenza di una specifica richiesta, nella domanda di accesso ex art. 40 del CCII, di misure protettive, in quanto, a differenza di quanto previsto dall’art. 168 l. fall. la sospensione delle procedure individuali non rappresenta più effetto automatico derivante dalla domanda di concordato preventivo. Nel caso non si ravvisi alcuna istanza di parte, il giudice dell’esecuzione è tenuto a non concedere la sospensione della procedura individuale.

  • La riscossione mediante il ruolo è applicabile per il recupero dei crediti garantiti dal Fondo di Garanzia gestito da MCC

    Tribunale, di Matera , 8 giugno 2023 - est. Franco

    La riscossione mediante ruolo è utilizzabile anche per il recupero delle somme liquidate a titolo di perdite dal Fondo di garanzia di cui alla legge 662/1996 nei confronti tanto del beneficiario finale, quanto dei terzi prestatori di garanzie. Non è possibile, infatti, attribuirsi natura privata al credito vantato in surroga dal gestore del Fondo di Garanzia, dipendendo detto credito dall’escussione da parte dell’istituto finanziatore della garanzia prestata ex lege dal Fondo di Garanzia che ha natura pubblicistica essendo connessa, come tutti gli altri interventi previsti dal d.lgs. 123/1998, alla finalità di pubblica utilità di sostegno dello sviluppo delle attività produttive (cfr. Cass. 6508/2020) (nel caso in esame il Tribunale ha, quindi, ritenuto legittima la riscossione sulla base dell’articolo 17 del d.lgs. n. 46 del 1999).

  • Se non emerge chiaramente ex actis, è onere del consumatore allegare quelle circostanze di fatto da cui poter desumere che sono state applicate clausole vessatorie rilevanti ai fini dell’an e del quantum del credito

    Tribunale, di Verona, 6 luglio 2023 - est. Burti

    Se non emerge chiaramente ex actis, è onere del consumatore (ossia della parte che ne ha interesse) allegare quelle circostanze di fatto da cui poter desumere che sono state applicate clausole vessatorie rilevanti ai fini dell’an e del quantum del credito Laddove non emerge chiaramente ex actis che il credito oggetto del decreto ingiuntivo sia anche il precipitato dell’applicazione di clausole contrattuali vessatorie, non può essere in via ufficiosa compiuto alcun controllo giudiziale sulla nullità delle clausole contrattuali perché detto controllo finirebbe per essere scollegato dal bene della vita oggetto della tutela giurisdizionale: quest’ultimo, nell’opposizione a decreto ingiuntivo, è l’accertamento dell’esistenza e dell’ammontare del credito e non anche un generalizzato sindacato di carattere inquisitorio rispetto al quale l’interesse concreto della parte, quanto meno nel giudizio d’opposizione a decreto ingiuntivo che ha un thema decidendum ben delineato, all’accertamento della nullità delle clausole vessatorie risulta sfuggente. Occorre, quindi, in questi casi, che sia la parte che ne ha interesse a rappresentare quei fatti rilevanti rispetto allo svolgimento della relazione contrattuale ( da mihi factum ) che consentano al giudice di verificare se sussista l’effettivo interesse alla somministrazione della tutela giuridica ( dabo tibi ius ) in punto di accertamento della natura vessatoria delle clausole contrattuali.  

  • Il giudice investito di un’opposizione a decreto ingiuntivo inammissibile deve, comunque, d’ufficio valutare la natura vessatoria delle clausole del contratto concluso tra professionista e consumatore su cui non si è formato il giudicato

    Tribunale, di Verona, 6 luglio 2023 - est. Burti

    Il giudice investito di un’opposizione a decreto ingiuntivo ha il potere dovere di svolgere il sindacato sulla vessatorietà delle clausole contrattuali solo se, dall’esposizione dei fatti di causa, emerge che esse abbiano inciso sull’an o sul quantum del credito. Nel giudizio di opposizione tardiva a decreto ingiuntivo ex art. 650 cod. proc. civ., la natura vessatoria o non vessatoria delle clausole deve essere vagliata esclusivamente con riferimento a quelle clausole che, sulla base della narrazione dei fatti di causa, abbiano avuto effettivamente rilevanza ai fini della determinazione dell’ an o del quantum del credito, così come, del resto, anche il giudice del monitorio ha l’onere di individuare “ con chiarezza, la clausola del contratto (o le clausole) che abbia(no) incidenza sull’accoglimento, integrale o parziale, della domanda del creditore e che se ne escluda, quindi, il carattere vessatorio ” (cfr. Cass. Sez. Un. 6.4.23, n. 9479). Solo in questo caso, infatti, l’eventuale giudizio di nullità delle clausole può riverberare i propri effetti ai fini dell’accoglimento della domanda del consumatore di revoca del decreto ingiuntivo opposto. Solo in questo caso, quindi, la parte ha un interesse concreto ed attuale all’accertamento della vessatorietà delle clausole stesse (cfr. art. 100 cod. proc. civ.).

  • Il giudice investito di un’opposizione a decreto ingiuntivo ha il potere dovere di svolgere il sindacato sulla vessatorietà delle clausole contrattuali solo se, dall’esposizione dei fatti di causa, emerge che esse abbiano inciso sull’an o sul quantum del credito.

    Tribunale, di Verona, 6 luglio 2023 - est. Burti

    Il giudice investito di un’opposizione a decreto ingiuntivo inammissibile deve, comunque, d’ufficio valutare la natura vessatoria delle clausole del contratto concluso tra professionista e consumatore su cui non si è formato il giudicato. Il giudice investito sia dell’opposizione a precetto che dell’opposizione a decreto ingiuntivo (sia pure inammissibile perché proposta dopo il decorso del termine perentorio di quaranta giorni) deve, anche d’ufficio, valutare la natura vessatoria delle clausole del contratto concluso tra professionista e consumatore, rispetto alle quali alcun giudicato si è formato per non avere il giudice del provvedimento monitorio rappresentato nella motivazione di aver svolto il doveroso controllo sulla validità/invalidità delle clausole e, altresì, per non aver avvisato il debitore che aveva il termine perentorio di 40 giorni per evitare che la validità delle clausole contrattuali fosse coperta dal giudicato implicito. Se, infatti, il giudice dell’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo non si può pronunciare sull’esistenza di quei fatti modificativi o estintivi che sono certamente coperti dal giudicato civile, si deve pronunciare sull’eventuale esistenza di fatti impeditivi del credito (la nullità di una o più clausole negoziali per violazione degli artt. 33 e seguenti del codice del consumo), rispetto al quale il giudicato non è caduto in considerazione dell’insegnamento di cui alla sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite 9479/2023 e che possono essere sempre rilevati d’ufficio in forza della previsione di cui all’art. 1421 cod. civ. e 36, comma 3, cod. cons.  

  • Fondo patrimoniale costituito dal terzo acquirente soccombente in revocatoria: accertamento ad hoc del giudice della cognizione.

    Tribunale, di Verona, 24 marzo 2023 - est. Burti

    Nel caso di costituzione di vincolo di indisponibilità da parte del terzo acquirente del bene il cui atto d’acquisto sia stato dichiarato inefficace ex art. 2901 c.p.c. - assimilabile alla diversa ipotesi dell’ulteriore atto di trasferimento compiuto dallo stesso in favore del sub acquirente –  l’azione esecutiva ex art. 602 c.p.c. presuppone il preventivo accertamento da parte del giudice della cognizione della gratuità dell’ulteriore atto dispositivo compiuto dal terzo acquirente e la conseguenziale declaratoria di inefficacia dello stesso nei confronti del creditore del primo alienante, rivelandosi insufficiente (e comunque estraneo ai poteri del giudice dell’esecuzione) il semplice riscontro, sul piano cronologico, dell’anteriorità della trascrizione della domanda di revoca rispetto alla trascrizione dell’atto d’acquisto.   L’azione esecutiva per saltum (senza, cioè, il preliminare accertamento dell’inidoneità dell’atto dispositivo a produrre effetti in pregiudizio del creditore) è circoscritta alla peculiare ipotesi prevista dall’art. 2929-bis cod. civ., ancorata unicamente al presupposto della trascrizione del pignoramento entro l’anno dalla trascrizione dell’atto di alienazione o di costituzione del vincolo di indisponibilità a titolo gratuito, occorrendo negli altri casi il preventivo vittorioso esperimento del giudizio di cognizione (nella fattispecie, il Tribunale, chiamato a pronunciarsi sulla istanza cautelare ex art. 624 c.p.c. avanzata nel contesto della opposizione all’esecuzione per impignorabilità dei beni proposta dal beneficiario dell’atto costitutivo di fondo patrimoniale, ha ritenuto non applicabile, in sede di opposizione all’esecuzione l’art. 2901, quarto comma, cod. civ. con riferimento al vincolo di segregazione patrimoniale costituito dal terzo acquirente soccombente nell’ actio pauliana ed, accertata l’estraneità del credito ai bisogni della famiglia in cui favore il vincolo era stato costituito, ha sospeso l’esecuzione).    

Giurisprudenza
di Legittimità

Archivio Approfondimenti

15 novembre '22

La Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità del “blocco delle azioni esecutive” previsto con riferimento alle procedure intraprese contro Enti del servizio sanitario della Regione Calabria

Alessandro Auletta
Giudice del Tribunale di Napoli Nord

Note a prima lettura sulla incostituzionalità della disposizione in materia di improcedibilità delle azioni esecutive promosse contro gli enti sanitari della Regione Calabria

08 novembre '22 Aggiornato

L’acquisto in executivis a titolo derivativo e l’inammissibilità dell’azione di rivendica di chi è parte nel processo

Biagio Giusta
Ufficio per il Processo presso la Corte Suprema di Cassazione

Le parti del processo esecutivo hanno l'onere di denunciare, con l'opposizione ex art. 617 c.p.c., l'erroneo trasferimento all'aggiudicatario di un cespite che è oggetto di pignoramento, essendo inammissibile un'azione (nella specie, di rivendica) autonoma, cioè distinta dai rimedi tipici dell'esecuzione forzata, da esse proposta per contrastare gli effetti dell'esecuzione, ponendoli nel nulla o limitandoli

24 giugno '22 Aggiornato

Le interferenze tra l’esecuzione forzata ed i procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento nel Codice della crisi d’impresa

Rinaldo D'Alonzo
Giudice del Tribunale di Larino

Uno sguardo ai regimi delle improseguibilità dell’esecuzione individuale previste dal codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza in occasione dell’accesso ad uno dei procedimenti di composizione della crisi da sovraindebitamento

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