Giurisprudenza

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Nel caso di conversione del sequestro conservativo in pignoramento immobiliare i termini per l'iscrizione a ruolo e per l'istanza di vendita decorrono dalla pubblicazione della sentenza di condanna

I Massima Nel caso di sequestro conservativo di beni immobili, il deposito della sentenza di condanna determina, ai sensi dell’art. 686, comma 1, c.p.c., la conversione ipso iure del sequestro in pignoramento, con la conseguenza che da tale momento iniziano a decorrere i termini per l’iscrizione a ruolo del pignoramento e per il deposito dell’istanza di vendita (e, a seguito della riforma dell’art. 567, comma 2, c.p.c., della documentazione ipocatastale) , in nulla distinguendosi gli effetti del pignoramento notificato da quelli del sequestro convertito .   II Massima Le formalità previste dall’art. 156 disp. att. c.p.c. non hanno rilievo ai fini della conversione degli effetti del sequestro in quelli propri del pignoramento immobiliare, posto che a mente dell’art. 686, comma 1, c.p.c. la conversione è determinata unicamente dalla pubblicazione della sentenza di condanna; piuttosto, attengono alle modalità attraverso cui il creditore deve (a) dimostrare al Giudice dell’esecuzione e (b) rendere noto ai terzi che si è verificato il presupposto della conversione del sequestro in pignoramento. Ne deriva che il deposito della sentenza di condanna e la sua annotazione a margine della trascrizione del sequestro (cfr. art. 679 c.p.c.), lungi dal costituire il dies a quo di decorrenza dei termini previsti nel terzo libro del codice di procedura civile per il compimento degli atti di impulso del processo esecutivo, costituiscono formalità ulteriori e non sostitutive rispetto a quelle ordinariamente previste, in nulla distinguendosi gli effetti del pignoramento notificato da quelli del sequestro convertito .

Tribunale, di Barcellona Pozzo di Gotto, 20 aprile 2023 - est. Lo Presti

I poteri del giudice dell’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo in materia consumeristica sprovvisto di motivazione sulla eventuale abusività delle clausole contrattuali

Il giudice di merito al quale il debitore esecutato si rivolga, ai sensi dell’art. 650 c.p.c., per far valere l’abusività delle clausole contrattuali di un contratto fra professionista e consumatore non esaminata nel decreto ingiuntivo non tempestivamente opposto – tanto se tale causa viene introdotta nel termine di 40 giorni all’uopo assegnato dal giudice dell’esecuzione che abbia d’ufficio rilevato l’assenza di motivazione sul punto nel provvedimento monitorio, quanto che si tratti della riqualificazione di un’opposizione proposta ai sensi dell’art. 615, comma 1, c.p.c. – una volta investito dell’opposizione (solo ed esclusivamente sul profilo di abusività delle clausole contrattuali), ha il potere di sospendere, ex art. 649 c.p.c., l’esecutorietà del decreto ingiuntivo, in tutto o in parte, a seconda degli effetti che l’accertamento sull’abusività delle clausole potrebbe comportare sul titolo giudiziale.

Cassazione civile, sezioni unite, 6 aprile 2023, n. 9479 - pres. Curzio, est. Vincenti

Le Sezioni Unite intervengono sulla sorte dell’opposizione all’esecuzione proposta dal debitore-consumatore che eccepisca l’abusività delle clausole del contratto in base al quale è stato emesso il decreto ingiuntivo

Qualora il debitore abbia proposto opposizione a precetto (art. 615, comma 1, c.p.c.) al fine di far valere l’abusività delle clausole del contratto fonte del credito accertato con un decreto ingiuntivo non opposto, il giudice adito deve riqualificare detta opposizione in termini di opposizione tardiva ex art. 650 c.p.c., eventualmente rimettendone la decisione al giudice competente. Se la medesima doglianza, invece, è stata formulata – ai sensi dell’art. 615, comma 2, c.p.c. – dopo l’inizio della procedura esecutiva, il giudice dell’esecuzione assegnerà all’opponente il termine di 40 giorni per proporre l’opposizione tardiva a decreto ex art. 650 c.p.c. (se è del caso, rilevando d’ufficio l’abusività di altre clausole) e non procederà alla vendita o all’assegnazione del bene o del credito sino alle determinazioni del giudice dell’opposizione tardiva sull’istanza ex art. 649 c.p.c. del debitore consumatore.

Cassazione civile, sezioni unite, 6 aprile 2023, n. 9479 - pres. Curzio, est. Vincenti

Il vademecum delle Sezioni Unite sugli adempimenti rimessi al giudice dell’esecuzione in caso di espropriazione forzata basata su un decreto ingiuntivo nei confronti di un consumatore sprovvisto di motivazione in ordine all’insussistenza di clausole vessatorie

Il giudice dell’esecuzione forzata in cui il titolo esecutivo è costituito da un decreto ingiuntivo emesso nei confronti di un consumatore, qualora rilevi che il provvedimento monitorio è sprovvisto di motivazione in riferimento all’eventuale abusività delle clausole contrattuali, ha il dovere – da esercitarsi sino al momento della vendita o dell’assegnazione del bene o del credito – di controllare la presenza di eventuali clausole abusive che abbiano effetti sull’esistenza e/o sull’entità del credito oggetto del decreto ingiuntivo. Qualora tale controllo non sia possibile in base agli elementi di diritto e fatto già in atti, dovrà provvedere, nelle forme proprie del processo esecutivo, ad una sommaria istruttoria funzionale a tal fine. Il giudice dell’esecuzione deve informare le parti dell’esito di tale controllo – tanto che sia positivo, quanto negativo – avvisare il debitore esecutato che entro 40 giorni potrà proporre opposizione a decreto ingiuntivo ai sensi dell’art. 650 c.p.c. per fare accertare (solo ed esclusivamente) l’eventuale abusività delle clausole. Nel caso in cui il debitore esecutato proponga opposizione tardiva avverso il decreto ingiuntivo, il giudice dell’esecuzione non procederà alla vendita o all’assegnazione del bene o del credito fino alle determinazioni assunte, ai sensi dell’art. 649 c.p.c., dal giudice dell’opposizione.

Cassazione civile, sezioni unite, 6 aprile 2023, n. 9479 - pres. Curzio, est. Vincenti

Il vademecum delle Sezioni Unite sui controlli demandati al giudice del decreto ingiuntivo richiesto nei confronti di un consumatore

Il giudice, al quale sia richiesto di emettere un decreto ingiuntivo sulla base di un contratto stipulato tra professionista e consumatore, deve svolgere d’ufficio il controllo sull’eventuale carattere abusivo delle clausole contrattuali relative all’oggetto della domanda. A tal fine procede in base agli elementi di fatto e di diritto in suo possesso, integrabili, ai sensi dell’art. 640 c.p.c., con il potere istruttorio d’ufficio, da esercitarsi in armonia con la struttura e funzione del procedimento d’ingiunzione: potrà, quindi, chiedere al ricorrente di produrre il contratto e di fornire gli eventuali chiarimenti necessari anche in ordine alla qualifica di consumatore del debitore. Ove l’accertamento si presenti complesso, non potendo egli far ricorso ad un’istruttoria eccedente la funzione e la finalità del procedimento monitorio (ad es. disporre c.t.u.), dovrà rigettare l’istanza d’ingiunzione. All’esito del controllo, se rileva l’abusività della clausola, ne trae le conseguenze in ordine al rigetto o all’accoglimento parziale del ricorso; se, invece, il controllo sull’abusività delle clausole incidenti sul credito azionato in via monitoria dà esito negativo, pronuncia il decreto motivato, ai sensi dell’art. 641 c.p.c., anche in relazione alla anzidetta effettuata delibazione. Il decreto ingiuntivo deve contenere l’avvertimento indicato dall’art. 641 c.p.c., nonché l’espresso avvertimento che in mancanza di opposizione il debitore-consumatore non potrà più far valere l’eventuale carattere abusivo delle clausole del contratto e il decreto non opposto diventerà irrevocabile.

Cassazione civile, sezioni unite, 6 aprile 2023, n. 9479 - pres. Curzio, est. Vincenti

Inammissibilità della istanza di sospensione concordata in caso di rinvio della vendita

È inammissibile l’istanza di sospensione ex art. 624 bis c.p.c. in ipotesi di rinvio della vendita ex art. 161 bis disp. att. c.p.c., non potendosi interpretare la parola "rinvio" come "rinnovo", atteso che l’esigenza di tutelare l’affidamento degli offerenti impone di interpretare la disposizione come riferita ad un semplice differimento delle medesime operazioni di vendita e, in particolare, di quelle relative alla delibazione delle offerte ed all’eventuale gara tra gli offerenti che si svolge avanti al professionista delegato.

Tribunale, di Verona, 6 aprile 2023 - est. Burti

Rinvio della vendita forzata: individuazione dei soggetti legittimati alla prestazione del consenso

La fattispecie disciplinata dall’art. 161 bis disp. att. c.p.c. disciplina un accordo processuale avente ad oggetto "il rinvio della vendita" che coinvolge anche parti estranee al processo da individuarsi in coloro che, avendo presentato una valida irrevocabile offerta d’acquisto del bene staggito, abbiano acquisito una posizione differenziata dagli altri consociati collegata al regolare ed effettivo svolgimento del procedimento di vendita

Tribunale, di Verona, 6 aprile 2023 - est. Burti

Il privilegio processuale del fondiario nella liquidazione controllata

Il creditore munito di privilegio fondiario può proseguire l’azione esecutiva individuale nei confronti del debitore nei confronti del quale sia stata aperta la procedura di liquidazione controllata, posto che l’art. 150 CCI, come richiamato dall’art. 270 co. 5 CCI, prevede sì, quale regola, il divieto di intrapresa o prosecuzione dell’azione individuale, ma fa salve le eccezioni (" salvo diversa disposizione della legge ", tra cui l’art. 41 T.U.L.B) [nella specie, il G.E. ha rigettato l’istanza avanzata dal debitore di improseguibilità della esecuzione - ormai giunta nella fase liquidatoria - , escludendo l’operatività, nella procedura pendente dinanzi a sé, del divieto di prosecuzione dell’espropriazione singolare sancito dal Tribunale concorsuale nella sentenza di apertura della liquidazione controllata].

Tribunale, di Torre Annunziata, 14 marzo 2023 - est. Musi

Riunione di pignoramento successivo a procedura già in conversione

Il Giudice dell’esecuzione deve procedere alla riunione di ogni pignoramento successivamente iscritto. La riunione non fa venir meno l’interdipendenza dei pignoramenti e non può che giovare ai pignoramenti riuniti. Qualora l’esecuzione anteriormente iscritta sia in fase di conversione del pignoramento il debitore, successivamente alla riunione, può chiedere di convertire anche il credito azionato nella procedura riunita ma, stante il principio dell’interdipendenza dei pignoramenti, con esecuzione non a seguito del termine della prima conversione ma autonoma e parallela. Nel caso il debitore non ritenga di domandare la conversione, la procedura riunita continuerà fino alla vendita del compendio pignorato, vendita che comporterà la risoluzione della procedura di conversione in corso ed il concorso di tutti i creditori sul ricavato.

Tribunale, di Genova, 15 febbraio 2023 - est. Balba

La richiesta di applicazione della misura protettiva di cui all'art. 18, comma primo, C.C.I. è una causa di sospensione esterna del processo esecutivo: sotto la vigenza della misura è inibito il compimento di atti liquidatori o prodromici alla liquidazione, è consentito il compimento di atti conservativi e permangono gli effetti del pignoramento anche sui frutti prodotti dal bene

La richiesta di applicazione di una misura protettiva nell’ambito di una procedura di composizione negoziata della crisi produce, dal giorno della pubblicazione dell’istanza sul registro delle imprese, una sospensione dell’azione esecutiva (so-spensione suscettibile di venir meno in caso di mancato rispetto dei termini peren-tori previsti dall’art. 19 C.C.I, oppure in caso di mancata conferma da parte del Tribunale o di successiva revoca della misura protettiva), sia che essa sia stata promossa sui beni del debitore, sia che essa sia abbia ad oggetto beni di un terzo sui quali viene esercitata l’attività dell’imprenditore che versa in una situazione di crisi. Ne consegue che, durante tutto il periodo di sospensione, non possono essere compiuti atti prodromici alla liquidazione come l’attività di stima o, salvi casi par-ticolari, l’attuazione dell’ordine di liberazione che, tendenzialmente, è vieppiù funzionale alla migliore collocazione sul mercato del bene. Permangono, invece, gli effetti del pignoramento, ivi incluso il vincolo di indisponibilità sui frutti natu-rali o civili (vedi art. 2912 cod. civ.) prodotti dal bene pignorato sia ante sospensio-ne che durante la pendenza della misura protettiva. È doveroso il compimento di atti conservativi del bene da parte del custode giudiziario.

Tribunale, di Verona, 9 febbraio 2023 - est. Burti

Diniego della istanza di sospensione della procedura ai sensi dell’art. 41 bis, d.l. n. 124/2019 (novellato dall’art. 40 ter, d.l. n. 41/2021) in caso di dissenso del creditore titolato diverso da quello mutuante.

Non può essere accolta l'istanza avanzata dal debitore esecutato di sospensione della procedura ai sensi dell'art. 41 bis, d.l. n. 124/19 (novellato dall'art. 40 ter, d.l. n. 41/21) in caso di dissenso espresso dal creditore titolato diverso da quello mutuante, avendo questi potere di dare impulso alla procedura (ai sensi degli artt. 564 e 624 bis c.p.c.) anche immediatamente dopo l’accoglimento della richiesta di sospensione (oltre che in ipotesi di disposta sospensione della esecuzione – con assenso o mancato dissenso degli altri creditori – e di successivo esito favorevole dell’accordo di rinegoziazione).

Tribunale, di Nola, 25 gennaio 2023 - est. Triglione

La procedura di liquidazione controllata del patrimonio del debitore non è (ancora) opponibile al creditore fondiario

A seguito dell’entrata in vigore del d.lgs. 12 gennaio 2019, n. 14, l’apertura della liquidazione controllata del patrimonio del debitore non è opponibile al creditore fondiario nell’ambito del processo esecutivo individuale, posto che l’art. 270, comma 5, del codice della crisi di impresa e dell’insolvenza – nel segno della discontinuità rispetto alla disciplina di cui all’art. 14-quinquies della legge 27 gennaio 2012, n. 3 – rinvia all’art. 150 c.c.i.i., destinato a trovare pedissequa applicazione, perlomeno sino alla piena attuazione dell’art. 7, comma 4, lettera a, della legge delega 19 ottobre 2017, n. 155, e comunque sino alla scadenza del secondo anno successivo a quello di entrata in vigore del decreto legislativo ovvero dell'ultimo dei decreti legislativi emanati in attuazione della delega.

Tribunale, di Barcellona Pozzo di Gotto, 24 gennaio 2023 - est. Lo Presti

Il deposito della nota di trascrizione del pignoramento e la mancata previsione di un termine per l’adempimento a pena di inefficacia

L’art. 557 c.p.c. non prevede alcun termine per la trascrizione del pignoramento e il deposito della relativa nota qualora l’adempimento sia stato curato dal creditore procedente e non dall’Ufficiale Giudiziario. Il secondo periodo del comma 3 dell’art. 557 c.p.c. non comprende nel novero degli atti da depositare nel termine di quindici giorni a pena di inefficacia la nota di trascrizione del pignoramento e tale omissione non può essere colmata con un’estensione analogica della norma, atteso che, come noto, le disposizioni che comportano sanzioni di invalidità e inefficacia vanno interpretate in maniera rigorosamente restrittiva in ossequio al principio generale di conservazione dell’efficacia degli atti giuridici.

Tribunale, Salerno, 18 gennaio 2023 - Pres. Jachia, est. Faracchio

Per richiedere la sospensione ex art. 41-bis, d.l. n. 124/2019 e ss.mm. il debitore deve aver pagato almeno il 5 per cento del capitale, a tal fine non rilevando le somme versate a titolo di interessi

L’art. 41-bis, d.l. n. 124/2019, conv. in l. n. 157/2019, e ss.mm. (relativo a “mutui ipotecari per l'acquisto di beni immobili destinati a prima casa e oggetto di procedura esecutiva”), laddove prevede, tra le condizioni di ammissibilità dell’istanza di sospensione ivi disciplinata, la circostanza che il debitore abbia pagato “almeno il 5 per cento del capitale ordinariamente finanziato”, va interpretato nel senso che, ai suddetti fini, non vanno tenuti in considerazione gli importi pagati a titolo di interessi; in tal senso, depongono: a) l’interpretazione letterale della disposizione che non presenta elementi dubbi che richiedano l’integrazione attraverso argomenti sistematici; b) ove pure voglia farsi leva su argomenti di tale specie, la valorizzazione della natura eccezionale della disposizione che riconosce al debitore (e cioè al soggetto che “subisce” l’esecuzione) il potere di domandare la sospensione della procedura, tenuto conto della circostanza che, nella sistematica del Codice di rito, il processo esecutivo è nella disponibilità pressoché esclusiva del creditore munito di titolo. 

Tribunale, di Napoli Nord, 9 gennaio 2023 - est. Auletta

L’opposizione agli atti esecutivi avvero l’ordinanza di assegnazione non può essere proposta per far “rivivere” quelle contestazioni che il debitore avrebbe dovuto proporre, nel corso dell’esecuzione, attraverso il rimedio dell’opposizione all’esecuzione

In materia di opposizione agli atti esecutivi, va escluso che, attraverso l’impugnazione della ordinanza di assegnazione, il debitore possa proporre quei motivi che avrebbe dovuto introdurre in sede di opposizione all’esecuzione prima che la stessa fosse “definita” con il suddetto provvedimento; l’unico caso in cui il rimedio in esame è utilizzabile per i suesposti motivi, si concreta nell’ipotesi in cui il debitore dimostri di aver incolpevolmente ignorato l’esistenza dell’intero processo esecutivo per mancata notifica del pignoramento e mancata conoscenza degli atti successivi (nel caso di specie, il Tribunale ha escluso che la nullità dell’atto di pignoramento compiuto contro un Ente locale, per violazione dell’art. 159 TUEL, laddove prescrive che il terzo debba essere necessariamente il tesoriere del debitore, fosse deducibile in sede di opposizione agli atti proposta avverso l’ordinanza di assegnazione, essendo emersa dagli atti la rituale notifica del pignoramento introduttivo).

Tribunale, di Napoli Nord, 2 gennaio 2023 - est. Auletta

In materia di opposizione agli atti esecutivi il criterio della conoscenza “di fatto” ha carattere suppletivo rispetto a quello della conoscenza “legale”

In materia di opposizione agli atti esecutivi, il criterio, utile ai fini dell’individuazione del dies a quo del termine per proporre il ricorso, della conoscenza “di fatto” è invocabile solo a condizione che l’opponente, che sia parte del procedimento, assuma la sussistenza di un vizio notificatorio del pignoramento o di comunicazione dei successivi atti esecutivi che gli abbia impedito di avere la tempestiva conoscenza “legale” degli atti medesimi. In materia di opposizione agli atti esecutivi, va escluso che, attraverso l’impugnazione della ordinanza di assegnazione, il debitore possa proporre quei motivi che avrebbe dovuto introdurre in sede di opposizione all’esecuzione prima che la stessa fosse “definita” con il suddetto provvedimento; l’unico caso in cui il rimedio in esame è utilizzabile si concreta nell’ipotesi in cui il debitore dimostri di aver incolpevolmente ignorato l’esistenza dell’intero processo esecutivo (per mancata notifica del pignoramento e mancata conoscenza degli atti successivi) [nel caso di specie, il Tribunale ha escluso che la nullità dell’atto di pignoramento compiuto contro un Ente locale, per violazione dell’art. 159 TUEL, laddove prescrive che il terzo debba essere necessariamente il tesoriere del debitore, fosse deducibile in sede di opposizione agli atti proposta avverso l’ordinanza di assegnazione, essendo emersa dagli atti la rituale notifica del pignoramento introduttivo]

Tribunale, di Napoli Nord, 2 gennaio 2023 - est. Auletta

Il privilegio processuale fondiario non trova applicazione alla liquidazione controllata del debitore

Il rinvio dell’art. 270, quinto comma, codice crisi d’impresa all’art. 150 codice della crisi d’impresa il quale prevede che “salvo diversa disposizione di legge dal giorno della dichiarazione di apertura della liquidazione giudiziale nessuna azione esecutiva … può essere iniziata o proseguita sui beni compresi nella procedura” non vale ad estendere la deroga prevista dall’art. 41 t.u.b. a favore del creditore fondiario al di là della procedura di liquidazione giudiziale che ha preso il posto del fallimento (vedi art. 2 legge 19 ottobre 2017, n. 155). Invero, il rinvio dell’art. 270, comma quinto, all’art. 150 CCI deve intendersi riferito alla sola regola della concorsualità ed unitarietà nella liquidazione dell’attivo, e non anche alle eccezioni alla medesima regola; la quale disciplina delle eccezioni si rinviene nelle singole norme attributive del privilegio che, avendo carattere eccezionale, non si possono applicare al di là dei casi espressamente contemplati.

Tribunale, di Verona, 20 dicembre 2022 - est. Burti

L'apertura della procedura della liquidazione del patrimonio del debitore sovraindebitato pronunciata dopo l'aggiudicazione dell'immobile pignorato non fa venir meno, per l'aggiudicatario, gli effetti dell'aggiudicazione ed il conseguente ius ad rem, condizionato al versamento del saldo prezzo, alla pronuncia del decreto di trasferimento

Se la dichiarazione d’improcedibilità dell’esecuzione forzata ricollegata alla pronuncia del decreto di apertura della liquidazione del patrimonio del debitore sovraindebitato interviene dopo l’aggiudicazione, restano salvi gli effetti dell’aggiudicazione in forza della regola generale espressa dall’art. 187-bis disp. att. c.p.c. (“ in ogni caso di estinzione o di chiusura anticipata del processo esecutivo avvenuta dopo l’aggiudicazione, an-che provvisoria, o l’assegnazione, restano fermi nei confronti dei terzi aggiudica-tari o assegnatari, in forza dell’art. 632, secondo comma, del codice, gli effetti di tali atti ”): tale principio generale, in ragione della sua ratio protettiva, in via immediata, dello ius ad rem dell’aggiudicatario che provveda al pagamento saldo del prezzo al trasferimento dell’immobile e, in via mediata, dell’interesse di ordine pubblico economico e processuale alla competitività del sistema delle vendite esecutive, non soffre eccezioni allorché venga in gioco l’interesse della procedura concorsuale alla vendita unitaria della massa attiva.

Tribunale, di Verona, 19 dicembre 2022 - est. Burti

Il decreto di apertura della liquidazione del patrimonio del debitore sovraindebitato viene cancellato con il decreto di trasferito emesso dal Giudice dell'Esecuzione Forzata laddove la vendita avvenga in sede esecutiva

Con il decreto di trasferimento non vengono cancellate soltanto le formalità pregiudizievoli espressamente indicate dall’art. 586 cod. proc. civ., ma tutti quei vincoli che esauriscono la loro funzione con la vendita coattiva del bene pignorato. Conseguentemente, laddove la vendita dell’immobile che ricade nella procedura di liquidazione del patrimonio del debitore sovraindebitato avvenga comunque in sede esecutiva, la cancellazione del decreto di apertura della procedura di liquidazione, equiparato all’atto di pignoramento (cfr. art. 14-quinquies, comma terzo, legge 3/2012), viene ordinata dal Giudice dell’Esecuzione, non potendo tale ordine essere emesso dal Giudice Delegato ai sensi dell’art. 14-novies, comma terzo, l. 3/2012, come, invero, avverrebbe se la vendita avvenisse in sede concorsuale.

Tribunale, di Verona, 19 dicembre 2022 - est. Burti

L’inefficacia del pignoramento ex art. 557 c. 3 c.p.c. costituisce una inattività qualificata ex art. 630 c.p.c. e determina l’estinzione tipica del processo esecutivo

La perdita di efficacia del pignoramento causata dall’omessa cura degli adempimenti prescritti dall’ultimo comma dell’art. 557 c.p.c., entro il termine ivi stabilito, costituisce un’ipotesi di estinzione tipica del processo esecutivo derivante dall’inattività della parte tenuta a dare corretto impulso allo stesso, inquadrabile nel paradigma di cui all’art. 630 c.p.c.

Tribunale, di Palermo, 13 dicembre 2022 - pres. Pignataro, est. Minutoli

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