Il termine per il creditore previsto dall'art. 543 co. V c.p.c. non è differito in caso di differimento d'ufficio dell'udienza

Massima a cura di:
Michele Palagano
Giudice

Nel caso di differimento d’ufficio dell’udienza di comparizione indicata dal creditore nell’atto di pignoramento presso terzi, non deve ritenersi differito anche il termine preclusivo rimesso alla parte dall’art. 543 co. V c.p.c. per il deposito della prova della notifica al debitore e al terzo dell’avviso di avvenuta iscrizione a ruolo. Il valore semantico del riferimento alla “data indicata”, così come la rimessione della scelta di tale termine alla disponibilità del creditore, il quale è anche la parte tenuta al compimento degli atti a pena di inefficacia del pignoramento, non consentono di ritenere irragionevole tale soluzione.  Le ipotesi, quale quella dell’art. 171 bis co. III c.p.c., non sono sufficienti, infatti, per ritenere immanente, nell’ordinamento, un principio di necessario differimento dei termini rimessi alla parte per il compimento di atti processuali, allorquando sia il giudice d’ufficio a differire il termine.

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