Giurisprudenza

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La competenza "cautelare" del giudice dell'opposizione a precetto discende dalla mera "pendenza" del giudizio a cognizione piena (e non dalla competenza del giudice per il merito): applicazione dell'art. 669 quater c.p.c all'inibitoria ex art. 615, comma 1, c.p.c.

Alla luce di Cass., Sez. Un., sent. n. 19889/2019 e della natura cautelare sui generis della misura della sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo ex art. 615, co. 1, c.p.c., la previsione del rito cautelare uniforme di cui all’art. 669 quater , co. 1, c.p.c. (“ Quando vi è causa pendente per il merito la domanda deve essere proposta al giudice della stessa ”), a fronte di istanza in corso di causa, è da ritenersi applicabile anche alla sede dell’opposizione a precetto. Il giudice dell’opposizione esecutiva preventiva che riceva un’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo ha, pertanto, il potere-dovere di pronunciarsi sulla stessa in forza della mera “pendenza” della lite, a prescindere dalla propria competenza per il merito. In nome del principio di effettività della tutela giurisdizionale (semplificando, artt. 24 e 111 Cost.; art. 6 CEDU), deve invero evitarsi una mera absolutio ab instantia , di ostacolo alla sollecita definizione dell’istanza cautelare (ciò, attesa la matrice ontologicamente urgente del meccanismo di cautela, proteso a scongiurare il rischio che la durata fisiologica del processo a cognizione piena possa andare a detrimento della parte successivamente vittoriosa nel merito).

Tribunale, di Bari, 13 luglio 2023 - Pres. Ruffino, est. Cutolo

Se non emerge chiaramente ex actis, è onere del consumatore allegare quelle circostanze di fatto da cui poter desumere che sono state applicate clausole vessatorie rilevanti ai fini dell’an e del quantum del credito

Se non emerge chiaramente ex actis, è onere del consumatore (ossia della parte che ne ha interesse) allegare quelle circostanze di fatto da cui poter desumere che sono state applicate clausole vessatorie rilevanti ai fini dell’an e del quantum del credito Laddove non emerge chiaramente ex actis che il credito oggetto del decreto ingiuntivo sia anche il precipitato dell’applicazione di clausole contrattuali vessatorie, non può essere in via ufficiosa compiuto alcun controllo giudiziale sulla nullità delle clausole contrattuali perché detto controllo finirebbe per essere scollegato dal bene della vita oggetto della tutela giurisdizionale: quest’ultimo, nell’opposizione a decreto ingiuntivo, è l’accertamento dell’esistenza e dell’ammontare del credito e non anche un generalizzato sindacato di carattere inquisitorio rispetto al quale l’interesse concreto della parte, quanto meno nel giudizio d’opposizione a decreto ingiuntivo che ha un thema decidendum ben delineato, all’accertamento della nullità delle clausole vessatorie risulta sfuggente. Occorre, quindi, in questi casi, che sia la parte che ne ha interesse a rappresentare quei fatti rilevanti rispetto allo svolgimento della relazione contrattuale ( da mihi factum ) che consentano al giudice di verificare se sussista l’effettivo interesse alla somministrazione della tutela giuridica ( dabo tibi ius ) in punto di accertamento della natura vessatoria delle clausole contrattuali.  

Tribunale, di Verona, 6 luglio 2023 - est. Burti

Il giudice investito di un’opposizione a decreto ingiuntivo inammissibile deve, comunque, d’ufficio valutare la natura vessatoria delle clausole del contratto concluso tra professionista e consumatore su cui non si è formato il giudicato

Il giudice investito di un’opposizione a decreto ingiuntivo ha il potere dovere di svolgere il sindacato sulla vessatorietà delle clausole contrattuali solo se, dall’esposizione dei fatti di causa, emerge che esse abbiano inciso sull’an o sul quantum del credito. Nel giudizio di opposizione tardiva a decreto ingiuntivo ex art. 650 cod. proc. civ., la natura vessatoria o non vessatoria delle clausole deve essere vagliata esclusivamente con riferimento a quelle clausole che, sulla base della narrazione dei fatti di causa, abbiano avuto effettivamente rilevanza ai fini della determinazione dell’ an o del quantum del credito, così come, del resto, anche il giudice del monitorio ha l’onere di individuare “ con chiarezza, la clausola del contratto (o le clausole) che abbia(no) incidenza sull’accoglimento, integrale o parziale, della domanda del creditore e che se ne escluda, quindi, il carattere vessatorio ” (cfr. Cass. Sez. Un. 6.4.23, n. 9479). Solo in questo caso, infatti, l’eventuale giudizio di nullità delle clausole può riverberare i propri effetti ai fini dell’accoglimento della domanda del consumatore di revoca del decreto ingiuntivo opposto. Solo in questo caso, quindi, la parte ha un interesse concreto ed attuale all’accertamento della vessatorietà delle clausole stesse (cfr. art. 100 cod. proc. civ.).

Tribunale, di Verona, 6 luglio 2023 - est. Burti

Il giudice investito di un’opposizione a decreto ingiuntivo ha il potere dovere di svolgere il sindacato sulla vessatorietà delle clausole contrattuali solo se, dall’esposizione dei fatti di causa, emerge che esse abbiano inciso sull’an o sul quantum del credito.

Il giudice investito di un’opposizione a decreto ingiuntivo inammissibile deve, comunque, d’ufficio valutare la natura vessatoria delle clausole del contratto concluso tra professionista e consumatore su cui non si è formato il giudicato. Il giudice investito sia dell’opposizione a precetto che dell’opposizione a decreto ingiuntivo (sia pure inammissibile perché proposta dopo il decorso del termine perentorio di quaranta giorni) deve, anche d’ufficio, valutare la natura vessatoria delle clausole del contratto concluso tra professionista e consumatore, rispetto alle quali alcun giudicato si è formato per non avere il giudice del provvedimento monitorio rappresentato nella motivazione di aver svolto il doveroso controllo sulla validità/invalidità delle clausole e, altresì, per non aver avvisato il debitore che aveva il termine perentorio di 40 giorni per evitare che la validità delle clausole contrattuali fosse coperta dal giudicato implicito. Se, infatti, il giudice dell’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo non si può pronunciare sull’esistenza di quei fatti modificativi o estintivi che sono certamente coperti dal giudicato civile, si deve pronunciare sull’eventuale esistenza di fatti impeditivi del credito (la nullità di una o più clausole negoziali per violazione degli artt. 33 e seguenti del codice del consumo), rispetto al quale il giudicato non è caduto in considerazione dell’insegnamento di cui alla sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite 9479/2023 e che possono essere sempre rilevati d’ufficio in forza della previsione di cui all’art. 1421 cod. civ. e 36, comma 3, cod. cons.  

Tribunale, di Verona, 6 luglio 2023 - est. Burti

L’efficacia esecutiva del titolo messo in esecuzione nei confronti dell’avente causa del debitore: la prova della qualità di erede nella opposizione all’esecuzione

L’efficacia esecutiva del titolo, già formatosi contro il defunto, sussiste esclusivamente nei confronti dei soggetti chiamati all’eredità che, avendola accettata espressamente o tacitamente, si trovino, al momento della notificazione del titolo esecutivo e del precetto, nella posizione di titolari, in tutto o pro quota, del debito ereditario da lato passivo e, conseguentemente, di legittimati a subirne l’adempimento in via coattiva. Sotto questo profilo, l’accettazione dell’eredità rappresenta un elemento costitutivo del diritto ad agire in executivis nei confronti del soggetto indicato come debitore per la sua qualità di erede e, pertanto, nell’opposizione preventiva all’avvio dell’esecuzione forzata è onere della parte opposta fornire la prova della qualità di erede del soggetto destinatario della pretesa di pagamento individuata nell’atto di precetto con cui si voglia far valere l’efficacia ultra partes ex art. 477 c.p.c. del titolo esecutivo.

Tribunale, di Torre Annunziata, 20 giugno 2023 - est. Musi

Impugnazione dell’estratto di ruolo laddove si eccepisca la prescrizione di crediti tributari

Laddove la c.d. impugnazione dell’estratto di ruolo – basata sul presupposto che sia omessa o invalida la notificazione della cartella di pagamento - sia diretta ad ottenere la declaratoria della intervenuta prescrizione di un credito di natura tributaria, la giurisdizione spetta al Giudice tributario siccome la insussistenza di una situazione di “definitività” della pretesa tributaria (sottesa alla mancanza o invalidità della relativa notifica) impedisce di qualificare la controversia come “meramente esecutiva” e quindi attratta alla giurisdizione del G.O.

Tribunale, di Napoli Nord, 20 giugno 2023 - est. Alessandro Auletta

La Corte di giustizia EU chiarisce quali siano le “circostanze eccezionali” che consentono la sospensione del processo esecutivo basato su un titolo esecutivo europeo

L’art. 23, lett.  c ), Regolamento (CE) n. 805/2004, che istituisce il titolo esecutivo europeo per i crediti non contestati, deve essere interpretato nel senso che la nozione di «circostanze eccezionali», ivi contenuta, riguarda una situazione in cui la prosecuzione del procedimento di esecuzione di una decisione certificata come titolo esecutivo europeo, qualora il debitore abbia proposto, nello Stato membro d’origine, un ricorso contro tale decisione o una domanda di rettifica o di revoca del certificato di titolo esecutivo europeo, esporrebbe tale debitore a un rischio reale di danno particolarmente grave il cui risarcimento sarebbe, in caso di annullamento di detta decisione o di rettifica o revoca del certificato di titolo esecutivo, impossibile o estremamente difficile. Tale nozione non rinvia a circostanze inerenti al procedimento giurisdizionale diretto nello Stato membro d’origine contro la decisione certificata come titolo esecutivo europeo o contro il certificato di titolo esecutivo europeo.

Corte di giustizia UE, Quarta Sez., 16 giugno 2023

La riscossione mediante il ruolo è applicabile per il recupero dei crediti garantiti dal Fondo di Garanzia gestito da MCC

La riscossione mediante ruolo è utilizzabile anche per il recupero delle somme liquidate a titolo di perdite dal Fondo di garanzia di cui alla legge 662/1996 nei confronti tanto del beneficiario finale, quanto dei terzi prestatori di garanzie. Non è possibile, infatti, attribuirsi natura privata al credito vantato in surroga dal gestore del Fondo di Garanzia, dipendendo detto credito dall’escussione da parte dell’istituto finanziatore della garanzia prestata ex lege dal Fondo di Garanzia che ha natura pubblicistica essendo connessa, come tutti gli altri interventi previsti dal d.lgs. 123/1998, alla finalità di pubblica utilità di sostegno dello sviluppo delle attività produttive (cfr. Cass. 6508/2020) (nel caso in esame il Tribunale ha, quindi, ritenuto legittima la riscossione sulla base dell’articolo 17 del d.lgs. n. 46 del 1999).

Tribunale, di Matera , 8 giugno 2023 - est. Franco

L’abusività consumeristica deve essere trattata fuori dallo schema processuale dell’opposizione all’esecuzione

L’opposizione all’esecuzione con cui sia dedotta unicamente l’abusività delle clausole del contratto stipulato tra un professionista e un consumatore e posto a fondamento del credito azionato, portato da un decreto ingiuntivo non opposto, sollecita, in conformità al diritto dell’Unione Europea, l’esercizio di un potere-dovere officioso di verifica e deve essere, pertanto, riqualificata in un’istanza ex art. 486 c.p.c. e trattata come tale, al di fuori dell’articolazione bifasica del giudizio di opposizione all’esecuzione . In tal caso, il G.E. – rilevato, sulla base di una delibazione sommaria, che l’opponente rivesta o appaia rivestire la qualità di consumatore – non deve pronunciarsi sull’istanza di sospensione del processo esecutivo e assegnare il termine per l’introduzione della fase di merito, dovendosi, piuttosto, limitare ad assegnare alla parte interessata il termine di 40 giorni per consentire la proposizione dell’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo, unica sede cognitiva deputata a statuire nel merito delle questioni dedotte. Dovendo il G.E., nelle more dell’adozione di una pronuncia ai sensi dell’art. 649 c.p.c., astenersi dal procedere alla vendita, nel caso in cui l’esecutato sia stato ammesso alla conversione del pignoramento, questa può e deve proseguire, data la sua finalità essenzialmente sostitutiva dell’oggetto del pignoramento, ma il G.E. deve prudenzialmente evitare di distribuire periodicamente le somme versate.

Tribunale, di Palermo, 26 maggio 2023, n. 12885 - est. Minutoli, Pres. Pignataro

Nell'accollo cumulativo la solidarietà non comporta automaticamente sussidiarietà.

In caso di accollo cumulativo ai sensi dell’art. 1273 c.c., il vincolo di solidarietà sussistente tra accollante e accollato non comporta automaticamente il beneficio d’ordine a favore del secondo, non essendo possibile estrarre, dagli indici normativi somministrati dal Codice civile, una categoria dommatica di obbligazioni solidali ad interesse unisoggettivo in cui la solidarietà degrada sempre in sussidiarietà e ciò in quanto a differenza di quanto previsto in altre ipotesi in cui il Legislatore espressamente ha previsto la previa richiesta (art. 1268 co. II c.c.) o la previa escussione (art. 1944 c.c.), nulla è stabilito nella disciplina dell’accollo senza che detta omissione debba essere colmata in via analogica. Ne conseguirà che il creditore potrà chiedere indifferentemente il pagamento all’accollato o all’accollante.

Tribunale, di Foggia, 18 maggio 2023 - est. Palagano

Nuovo criterio di competenza per i procedimenti espropriativi di crediti intrapresi contro amministrazioni pubbliche

L’art. 26- bis , comma 1, c.p.c., come modificato per effetto della l. n. 206 del 2021, secondo cui per i procedimenti espropriativi di crediti ivi contemplati è competente il Tribunale distrettuale ove ha domicilio o sede il creditore, va applicato alle esecuzioni intraprese verso qualsiasi amministrazione pubblica ricompresa nell’elenco di cui all’art. 1, comma 2, d.lgs. n. 165/2001, e quindi anche alle amministrazioni comunali, così dovendo intendersi l’immutato riferimento, posto in apertura della disposizione, alle “pubbliche amministrazioni indicate dall’art. 413, quinto comma”; ne consegue che la tesi “riduttiva”, che vorrebbe circoscrivere l’applicazione della norma alle sole amministrazioni che si servono del patrocinio dell’Avvocatura dello Stato, non può essere condivisa siccome reca con sé l’inconveniente di lasciare “non normato” il criterio di radicamento della competenza dell’espropriazione forzata di crediti (con buona approssimazione) per tutte le amministrazioni diverse da quelle Statali; invero, va escluso che il criterio di competenza per tali fattispecie possa essere rinvenuto - per così dire, in via residuale - nel secondo comma dell’art. 26-bis c.p.c. e ciò per due precise ragioni testuali: a) resta fermo l’incipit “onnicomprensivo” del primo comma dell’art. 26-bis (non intaccato dalla Riforma); b) il secondo comma si applica “fuori dai casi di cui al primo comma”.

Tribunale, di Napoli Nord, 10 maggio 2023 - est. Auletta

Sulla non applicabilità dei principi affermati dalla CGUE, 17.5.2023 SPV Project all’ipotesi in cui il decreto ingiuntivo sia stato oggetto di rituale opposizione, poi respinta

Nel caso in cui il debitore contesti la validità del contratto posto alla base della emissione di un decreto ingiuntivo sulla cui scorta il creditore sia intervenuto nell’ambito di una procedura esecutiva e tale decreto ingiuntivo sia stato oggetto di rituale opposizione (completamente respinta) non sono invocabili i principi di cui alla pronuncia resa dalla CGUE in data 17.5.2022, sul caso SPV Project, posto che i medesimi sono relativi all’ipotesi in cui il decreto ingiuntivo non contenga alcuna motivazione sul carattere non vessatorio delle clausole del contratto sottostante e non sia stato oggetto di opposizione, la tutela del consumatore potendo trovare spazio, in tale specifico caso, malgrado la formazione di un giudicato implicito; tale lettura trova conferma nella pronuncia con cui le Sezioni Unite della Corte di Cassazione (n. 9479/2023) hanno inteso dar corso alla predetta giurisprudenza unitaria, nel quadro dei principi processuali di diritto interno, ove il rimedio appropriato per la tutela del consumatore sarà, nella descritta ipotesi, rappresentato dall’opposizione c.d. tardiva a decreto ingiuntivo.

Tribunale, di Nocera Inferiore , 2 maggio 2023 - est. Velleca

Avviso di iscrizione a ruolo depositato tardivamente: conseguenze

Il deposito dell’avviso di iscrizione a ruolo di cui al novellato art. 543 c.p.c. avvenuto oltre l’udienza indicata in citazione, purché entro l’udienza “effettiva” di comparizione delle parti, non comporta l’inefficacia del pignoramento. Ciò sulla scorta di una lettura costituzionalmente orientata della disposizione in esame e tenuto conto delle seguenti considerazioni: a) lo scopo della disposizione - che è quello di rendere edotto il terzo circa la concreta iscrizione a ruolo del procedimento, al fine di non immobilizzare indefinitamente, in caso di mancata iscrizione, le somme staggite - è comunque conseguito ove il procedimento notificatorio sia giunto a compimento prima dell’udienza indicata nell’atto di citazione, il deposito dell’avviso assolvendo ad una finalità lato sensu probatoria che non interagisce con la predetta ratio ; b) il deposito “tardivo” non comporta alcun vulnus nel diritto di difesa del debitore; c) l’inefficacia del pignoramento, come “sanzione” riferita ad entrambe le violazioni (ovvero sia alla mancata notifica che al mancato deposito), appare sproporzionata rispetto allo scopo della norma e lesiva del diritto di difesa del creditore che abbia tempestivamente e ritualmente adempiuto all’onere di notifica dell’avviso ai terzi e al debitore entro l’udienza di comparizione indicata nel pignoramento (purché il deposito avvenga entro la prima udienza effettiva di trattazione del procedimento.

Tribunale, di Catania, 28 aprile 2023 - est. Messina

Nel caso di conversione del sequestro conservativo in pignoramento immobiliare i termini per l'iscrizione a ruolo e per l'istanza di vendita decorrono dalla pubblicazione della sentenza di condanna.

II Massima Le formalità previste dall’art. 156 disp. att. c.p.c. non hanno rilievo ai fini della conversione degli effetti del sequestro in quelli propri del pignoramento immobiliare, posto che a mente dell’art. 686, comma 1, c.p.c. la conversione è determinata unicamente dalla pubblicazione della sentenza di condanna; piuttosto, attengono alle modalità attraverso cui il creditore deve (a) dimostrare al Giudice dell’esecuzione e (b) rendere noto ai terzi che si è verificato il presupposto della conversione del sequestro in pignoramento. Ne deriva che il deposito della sentenza di condanna e la sua annotazione a margine della trascrizione del sequestro (cfr. art. 679 c.p.c.), lungi dal costituire il dies a quo di decorrenza dei termini previsti nel terzo libro del codice di procedura civile per il compimento degli atti di impulso del processo esecutivo, costituiscono formalità ulteriori e non sostitutive rispetto a quelle ordinariamente previste, in nulla distinguendosi gli effetti del pignoramento notificato da quelli del sequestro convertito .

Tribunale, di Barcellona Pozzo di Gotto, 20 aprile 2023 - est. Lo Presti

Nel caso di conversione del sequestro conservativo in pignoramento immobiliare i termini per l'iscrizione a ruolo e per l'istanza di vendita decorrono dalla pubblicazione della sentenza di condanna

I Massima Nel caso di sequestro conservativo di beni immobili, il deposito della sentenza di condanna determina, ai sensi dell’art. 686, comma 1, c.p.c., la conversione ipso iure del sequestro in pignoramento, con la conseguenza che da tale momento iniziano a decorrere i termini per l’iscrizione a ruolo del pignoramento e per il deposito dell’istanza di vendita (e, a seguito della riforma dell’art. 567, comma 2, c.p.c., della documentazione ipocatastale) , in nulla distinguendosi gli effetti del pignoramento notificato da quelli del sequestro convertito .    

Tribunale, di Barcellona Pozzo di Gotto, 20 aprile 2023 - est. Lo Presti

I poteri del giudice dell’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo in materia consumeristica sprovvisto di motivazione sulla eventuale abusività delle clausole contrattuali

Il giudice di merito al quale il debitore esecutato si rivolga, ai sensi dell’art. 650 c.p.c., per far valere l’abusività delle clausole contrattuali di un contratto fra professionista e consumatore non esaminata nel decreto ingiuntivo non tempestivamente opposto – tanto se tale causa viene introdotta nel termine di 40 giorni all’uopo assegnato dal giudice dell’esecuzione che abbia d’ufficio rilevato l’assenza di motivazione sul punto nel provvedimento monitorio, quanto che si tratti della riqualificazione di un’opposizione proposta ai sensi dell’art. 615, comma 1, c.p.c. – una volta investito dell’opposizione (solo ed esclusivamente sul profilo di abusività delle clausole contrattuali), ha il potere di sospendere, ex art. 649 c.p.c., l’esecutorietà del decreto ingiuntivo, in tutto o in parte, a seconda degli effetti che l’accertamento sull’abusività delle clausole potrebbe comportare sul titolo giudiziale.

Cassazione civile, sezioni unite, 6 aprile 2023, n. 9479 - pres. Curzio, est. Vincenti

Le Sezioni Unite intervengono sulla sorte dell’opposizione all’esecuzione proposta dal debitore-consumatore che eccepisca l’abusività delle clausole del contratto in base al quale è stato emesso il decreto ingiuntivo

Qualora il debitore abbia proposto opposizione a precetto (art. 615, comma 1, c.p.c.) al fine di far valere l’abusività delle clausole del contratto fonte del credito accertato con un decreto ingiuntivo non opposto, il giudice adito deve riqualificare detta opposizione in termini di opposizione tardiva ex art. 650 c.p.c., eventualmente rimettendone la decisione al giudice competente. Se la medesima doglianza, invece, è stata formulata – ai sensi dell’art. 615, comma 2, c.p.c. – dopo l’inizio della procedura esecutiva, il giudice dell’esecuzione assegnerà all’opponente il termine di 40 giorni per proporre l’opposizione tardiva a decreto ex art. 650 c.p.c. (se è del caso, rilevando d’ufficio l’abusività di altre clausole) e non procederà alla vendita o all’assegnazione del bene o del credito sino alle determinazioni del giudice dell’opposizione tardiva sull’istanza ex art. 649 c.p.c. del debitore consumatore.

Cassazione civile, sezioni unite, 6 aprile 2023, n. 9479 - pres. Curzio, est. Vincenti

Il vademecum delle Sezioni Unite sugli adempimenti rimessi al giudice dell’esecuzione in caso di espropriazione forzata basata su un decreto ingiuntivo nei confronti di un consumatore sprovvisto di motivazione in ordine all’insussistenza di clausole vessatorie

Il giudice dell’esecuzione forzata in cui il titolo esecutivo è costituito da un decreto ingiuntivo emesso nei confronti di un consumatore, qualora rilevi che il provvedimento monitorio è sprovvisto di motivazione in riferimento all’eventuale abusività delle clausole contrattuali, ha il dovere – da esercitarsi sino al momento della vendita o dell’assegnazione del bene o del credito – di controllare la presenza di eventuali clausole abusive che abbiano effetti sull’esistenza e/o sull’entità del credito oggetto del decreto ingiuntivo. Qualora tale controllo non sia possibile in base agli elementi di diritto e fatto già in atti, dovrà provvedere, nelle forme proprie del processo esecutivo, ad una sommaria istruttoria funzionale a tal fine. Il giudice dell’esecuzione deve informare le parti dell’esito di tale controllo – tanto che sia positivo, quanto negativo – avvisare il debitore esecutato che entro 40 giorni potrà proporre opposizione a decreto ingiuntivo ai sensi dell’art. 650 c.p.c. per fare accertare (solo ed esclusivamente) l’eventuale abusività delle clausole. Nel caso in cui il debitore esecutato proponga opposizione tardiva avverso il decreto ingiuntivo, il giudice dell’esecuzione non procederà alla vendita o all’assegnazione del bene o del credito fino alle determinazioni assunte, ai sensi dell’art. 649 c.p.c., dal giudice dell’opposizione.

Cassazione civile, sezioni unite, 6 aprile 2023, n. 9479 - pres. Curzio, est. Vincenti

Il vademecum delle Sezioni Unite sui controlli demandati al giudice del decreto ingiuntivo richiesto nei confronti di un consumatore

Il giudice, al quale sia richiesto di emettere un decreto ingiuntivo sulla base di un contratto stipulato tra professionista e consumatore, deve svolgere d’ufficio il controllo sull’eventuale carattere abusivo delle clausole contrattuali relative all’oggetto della domanda. A tal fine procede in base agli elementi di fatto e di diritto in suo possesso, integrabili, ai sensi dell’art. 640 c.p.c., con il potere istruttorio d’ufficio, da esercitarsi in armonia con la struttura e funzione del procedimento d’ingiunzione: potrà, quindi, chiedere al ricorrente di produrre il contratto e di fornire gli eventuali chiarimenti necessari anche in ordine alla qualifica di consumatore del debitore. Ove l’accertamento si presenti complesso, non potendo egli far ricorso ad un’istruttoria eccedente la funzione e la finalità del procedimento monitorio (ad es. disporre c.t.u.), dovrà rigettare l’istanza d’ingiunzione. All’esito del controllo, se rileva l’abusività della clausola, ne trae le conseguenze in ordine al rigetto o all’accoglimento parziale del ricorso; se, invece, il controllo sull’abusività delle clausole incidenti sul credito azionato in via monitoria dà esito negativo, pronuncia il decreto motivato, ai sensi dell’art. 641 c.p.c., anche in relazione alla anzidetta effettuata delibazione. Il decreto ingiuntivo deve contenere l’avvertimento indicato dall’art. 641 c.p.c., nonché l’espresso avvertimento che in mancanza di opposizione il debitore-consumatore non potrà più far valere l’eventuale carattere abusivo delle clausole del contratto e il decreto non opposto diventerà irrevocabile.

Cassazione civile, sezioni unite, 6 aprile 2023, n. 9479 - pres. Curzio, est. Vincenti

Inammissibilità della istanza di sospensione concordata in caso di rinvio della vendita

È inammissibile l’istanza di sospensione ex art. 624 bis c.p.c. in ipotesi di rinvio della vendita ex art. 161 bis disp. att. c.p.c., non potendosi interpretare la parola "rinvio" come "rinnovo", atteso che l’esigenza di tutelare l’affidamento degli offerenti impone di interpretare la disposizione come riferita ad un semplice differimento delle medesime operazioni di vendita e, in particolare, di quelle relative alla delibazione delle offerte ed all’eventuale gara tra gli offerenti che si svolge avanti al professionista delegato.

Tribunale, di Verona, 6 aprile 2023 - est. Burti

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