Giurisprudenza

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Causa cavendi e causa solvendi del pagamento da parte dell'assicurazione dell'indennità per l'incendio del bene ipotecato

In caso di contratto di mutuo ipotecario cui sia collegata l’assicurazione per il rischio incendi degli immobili ipotecati finalizzata a indennizzare l’eventuale perdita di valore della garanzia reale, la riscossione del pagamento da parte dell’istituto mutuante, in seguito al verificarsi del rischio, comporterà anche la riduzione della complessiva esposizione debitoria del mutuatario, in quanto diversamente opinando quel pagamento non avrebbe un’idonea giustificazione causale ai sensi dell’art. 2033 c.c., portando a un’indebita locupletazione nel caso in cui poi il bene venga venduto all’asta. Ciò a meno che la meritevolezza dello schema contrattuale non preveda, in caso di riscossione dell’indennità, la corrispettiva riduzione ipotecaria.

Tribunale, di Foggia, 2 aprile 2024 - est. Michele Palagano

Inadempimento della transazione conservativa ed effetti sulla procedura esecutiva

"Nell'ipotesi in cui un rapporto venga fatto oggetto di una transazione e questa non abbia carattere novativo, dalla mancata estinzione del rapporto originario discendente dal carattere conservativo della transazione deriva non già che la posizione delle parti sia regolata contemporaneamente dall'accordo originario e da quello transattivo, bensì soltanto che l'eventuale venir meno di quest'ultimo fa rivivere l'accordo originario, al contrario di quanto invece accade qualora le parti espressamente od oggettivamente abbiano stipulato un accordo transattivo novativo, cioè implicante il venir meno in via definitiva dell'accordo originario, nel qual caso l'art. 1976 c.c. sancisce con evidente coerenza rispetto allo scopo perseguito dalle parti, l'irresolubilità della transazione.  Laddove l'accordo concluso tra le parti del processo esecutivo debba qualificarsi come transazione conservativa  non  si verifica l’estinzione dei titoli esecutivi posti alla base della procedura esecutiva con conseguente infondatezza dell’istanza cautelare di sospensione dell’esecuzione fondata sull'inadempimento della transazione novativa". (Nella specie il G.E.  ha rigettato l'istanza di sospensione della procedura esecutiva ex art 615 c.p.c..avanzata sul presupposto della estinzione dei titoli esecutivi su cui si fonda l’esecuzione, per effetto dell’accordo novativo concluso tra le parti, che invece è stato qualificato dal G.E. quale transazione conservativa,  come tale, non implicante l’estinzione dei titoli esecutivi posti alla base della presente procedura esecutiva (il cui contenuto è stato meramente modificato soltanto in ordine alla quantità e modalità di pagamento) non emergendo, dal dato letterale dell’accordo in questione, la volontà esplicita delle parti di mutare l’obbligazione in essere né di voler estinguere il precedente rapporto di obbligazione, in virtù della nascita di un nuovo rapporto obbligatorio differente nel titolo o nell’oggetto rispetto all’originario).

Tribunale, di Salerno, 25 marzo 2024 - est. Francesca Sicilia

L’offerta depositata dal presentatore diverso dall’offerente senza allegazione della documentazione comprovante la sua titolarità non può essere ammessa nella vendita telematica

Evidenziato che le previsioni codicistiche con riferimento alla vendita “classica”, nel senso di non telematica, indicano come “offerente” colui che formula l’offerta e come “presentatore” colui che eventualmente provvede materialmente al deposito della stessa, abilitando solo l’offerente o il difensore dello stesso a partecipare alla vendita senza incanto, può affermarsi che nell’ambito della vendita telematica ai fini della regolarità dell’offerta la necessità di depositare una procura speciale o almeno una delega con autocertificazione, pur in assenza di specifica previsione normativa, sia sottesa sia alle disposizioni del codice di rito sulla vendita – i cui principi vanno comunque applicati in via analogia – sia alle previsioni in tema di rappresentanza in generale ex art. 1386 e ss., dovendosi ritenere presupposta alle specifiche tecniche e comunque evocata dal Manuale Utente relativi alla vendita telematica, dai quali emerge l’obbligo del “presentatore” (inteso come colui che compila ed eventualmente firma l’offerta telematica) di indicare il titolo in base al quale si presenta l’offerta per conto dell’offerente e di allegare i documenti comprovanti la titolarità di cui dichiara di essere investito.

Tribunale, di Salerno, 14 marzo 2024 - est. Enza Faracchio

Titolo a formazione progressiva: inefficacia del pignoramento se l'atto di quietanza non è tempestivamente depositato

Anche il deposito dell’atto di erogazione e quietanza del mutuo deve avvenire, a pena d’inefficacia dell’atto di pignoramento, entro il termine perentorio di cui all’art. 557, comma 2°, cod. proc. civ., trattandosi di un documento che è inscindibilmente collegato con il contratto di mutuo al fine della verifica dell’effettiva esistenza del titolo esecutivo (nella fattispecie in esame il G.E. ha dichiarato, ai sensi del combinato disposto degli artt. 557, comma 2°, cod. proc. civ. e 630, comma 2°, cod. proc. civ., l’inefficacia dell’atto di pignoramento perché, con la nota di iscrizione a ruolo, il creditore procedente aveva depositato un contratto di mutuo redatto nelle forme dell’atto pubblico privo, però, della quietanza di pagamento; il separato atto di quietanza era stato, invece, prodotto soltanto dopo lo spirare del termine perentorio di quindici giorni dalla restituzione dell’atto di pignoramento al difensore del creditore).

Tribunale, di Verona, 6 marzo 2024 - est. Burti

Il credito erariale rateizzato del concessionario intervenuto non va incluso nella somma da sostituire al pignorato

La rateizzazione ex art. 19 DPR 602/73 del debito erariale iscritto a ruolo ed il pagamento della prima rata, rendendo temporaneamente inesigibile il credito del concessionario che abbia spiegato intervento nella procedura esecutiva, ne impediscono l'inclusione ai fini della determinazione della somma oggetto della conversione; diversamente opinando, si metterebbero a rischio, sia gli effetti della conversione del pignoramento, sia gli effetti della rateizzazione ex art. 19 d.p.r. 602/1973 perché il debitore si troverebbe astretto tra la seguente alternativa: - adempiere contemporaneamente ad entrambi i piani di pagamento rateali rischiando, però, di decadere dall’uno e dall’altro a cagione del sacrificio oggettivamente sproporzionato che gli viene richiesto (versare in un arco temporale in tutto od in parte coevo due volte la stessa somma di denaro); - scegliere selettivamente quale piano rateale rispettare (ragionevolmente opterà per la conversione del pignoramento) perdendo i benefici dell’accesso alla dilazione di pagamento di cui all’art. 19 d.p.r. 602/1973.   Non si giustifica l’attribuzione al concessionario di una garanzia ulteriore sul proprio credito che gli permetta, in caso di decadenza dal piano di rateizzazione, di soddisfarsi prontamente sulle somme versate dal debitore in sede di conversione del pignoramento ed accantonate, stante il parallelo divieto (legislativamente imposto) per il medesimo creditore erariale di eseguire nuovi fermi amministrativi e nuove ipoteche dopo il deposito della richiesta di rateizzazione (cfr. art. 19, comma 1quater, d.p.r. 602/1973).   La posizione del concessionario intervenuto, in caso di accesso del debitore alla rateizzazione è del tutto diversa da quella degli altri creditori intervenuti non titolati e disconosciuti ( per i quali la legge prevede la partecipazione alla conversione nella forma dell'accantonamento), trovandosi l'ADER al cospetto di un debitore che, non solo riconosce l’esistenza e l’ammontare della sua obbligazione, ma che sta anche pagando spontaneamente il proprio debito accedendo ad un istituto giuridico che gli assicura una rimessione in termini per adempiere.

Tribunale, di Verona, 12 febbraio 2024 - est. Burti

Il termine per il creditore previsto dall'art. 543 co. V c.p.c. non è differito in caso di differimento d'ufficio dell'udienza

Nel caso di differimento d’ufficio dell’udienza di comparizione indicata dal creditore nell’atto di pignoramento presso terzi, non deve ritenersi differito anche il termine preclusivo rimesso alla parte dall’art. 543 co. V c.p.c. per il deposito della prova della notifica al debitore e al terzo dell’avviso di avvenuta iscrizione a ruolo. Il valore semantico del riferimento alla “data indicata”, così come la rimessione della scelta di tale termine alla disponibilità del creditore, il quale è anche la parte tenuta al compimento degli atti a pena di inefficacia del pignoramento, non consentono di ritenere irragionevole tale soluzione.  Le ipotesi, quale quella dell’art. 171 bis co. III c.p.c., non sono sufficienti, infatti, per ritenere immanente, nell’ordinamento, un principio di necessario differimento dei termini rimessi alla parte per il compimento di atti processuali, allorquando sia il giudice d’ufficio a differire il termine.

Tribunale, di Foggia, 15 gennaio 2024 - Est. Palagano Pres. Rignanese

Il termine per l'attuazione dell'ordine di liberazione non è prorogabile

Il termine di 120 giorni per il rilascio dell’immobile (di cui all'art. 560 c.p.c. nella formulazione introdotta dall'art. 18 quater co. 1 d.l. 30.12.2019 n. 162, conv. in l. 8/2020), comprimendo il diritto di godimento del proprietario dell’immobile (tale è, infatti, chi ha acquistato il bene in sede esecutiva) e quello del creditore procedente ad una celere definizione della fase distributiva dell’esecuzione forzata, va inteso come perentorio per la parte esecutata, conseguendone la relativa improrogabilità. Anche a voler considerare il termine prorogabile, la condotta tenuta dalla parte esecutata che prospetta inusitati e pericolosi gesti di ribellismo all’autorità pubblica pur di permanere nella detenzione sino a tempi imprecisati di un immobile che non è più di sua proprietà, non giustifica alcuna protrazione nell’occupazione dell’immobile, rivelandosi l’attuazione del provvedimento di liberazione quale unica forma di tutela possibile del diritto dell’aggiudicatario di conseguire la consegna del bene nelle stesse condizioni in cui si trovava al momento dell’aggiudicazione.

Tribunale, di Verona, 13 dicembre 2023 - est. Burti

L'apertura della liquidazione controllata e i poteri del giudice dell'esecuzione

Va dichiarata, anche ex officio, l'improcedibilità dell'azione esecutiva allorché, a vendita già avvenuta, intervenga sentenza di apertura della liquidazione controllata, derivandone la consegna del ricavato lordo al liquidatore, unico soggetto legittimato alla graduazione dei crediti ed al riparto delle somme tra i creditori ammessi al passivo in forza dell’apertura della liquidazione concorsuale in virtù della regola del concorso formale e sostanziale. I compensi del custode giudiziario e del delegato alle vendite devono essere liquidati dal G.E. a carico del creditore procedente ex art. 8 t.u.s.g. che potrà recuperarli, con il privilegio di cui all’art. 2770 c.c. (in quanto potenzialmente utili a tutti i creditori) in sede concorsuale dove avviene il riparto. La dichiarazione di improcedibilità non osta alla prosecuzione delle attività di liberazione del cespite già intraprese dal custode, trattandosi di un provvedimento autoesecutivo del giudice dell’esecuzione forzata che si esegue con modalità deformalizzate ed estranee all’esecuzione per rilascio ex art. 605 c.p.c. che si riferisce ad un bene che non è mai entrato sotto il dominio del liquidatore e della procedura di liquidazione controllata e sulla quale, quindi, questi ultimi non hanno alcun potere dispositivo o gestorio, essendo detto bene appartenuto e tutt’ora appartenendo alla proprietà di un terzo estraneo al processo espropriativo, dunque non compreso nella procedura concorsuale.

Tribunale, di Verona, 13 dicembre 2023 - est. Burti

Nella liquidazione controllata il debitore e la sua famiglia hanno diritto a abita-re l’immobile che costituisce la casa principale sino al momento della vendita

Il potere del Tribunale, con la sentenza con cui dichiara aperta la liquidazione controllata, di ordinare, ai sensi dell’art. 270, comma 2, lett. e), c.c.i., la consegna ed il rilascio dei beni facenti parte del patrimonio di liquidazione salvo che non ritenga, ma solo in presenza di gravi e specifiche ragioni, di autorizzare il debitore o il terzo ad utilizzare taluno di essi, non vale per l’immobile che costituisce l’abitazione principale del debitore e della sua famiglia. Questo bene, infatti, in forza del rinvio dell’art. 275, comma 2, c.c.i. alle disposizioni sulle vendite nella liquidazione giudiziale e, dunque, anche all’art. 147, comma 2, c.c.i. non può ipso iure , essere distratto dall’uso cui è destinato fino al momento della sua liquidazione e, quindi, sfugge al perimetro applicativo dell’art. 270, comma 2, lett. e) c.c.i. venendo assoggettato alla regola generale di cui all’art. 560, ultimo comma, c.p.c. valevole sia per le procedure esecutive individuali che per le procedure concorsuali (nella fattispecie in esame il Tribunale estense ha revocato il provvedimento del giudice delegato della liquidazione controllata che aveva rigettato l’istanza del debitore che, successivamente all’apertura della liquidazione controllata, avevo chiesto di essere autorizzato ad abitare nell’immobile che costituisce la sua abitazione familiare, affermando che, in forza della diretta applicabilità della regola di cui all’art. 147, comma 2, c.c.i., il giudice delegato avrebbe dovuto dichiarare il non luogo a procedere sull’istanza).

Tribunale, di Ferrara, 7 dicembre 2023 - est. Giusberti

II. Avviso di iscrizione a ruolo nel “presso terzi”: anche il deposito dell’avviso deve avvenire entro e non oltre la data indicata nell’atto di citazione

L’avviso di iscrizione a ruolo di cui all’art. 543, comma 5, c.p.c., come riformato, deve essere notificato – a pena di inefficacia del pignoramento - entro e non oltre la data indicata nell’atto di citazione; entro il medesimo termine l’avviso deve essere depositato nel fascicolo dell’esecuzione; il termine indicato dalla norma ha natura perentoria e l’attività dalla stessa contemplata va riguardata alla stregua di attività di impulso, il cui mancato tempestivo espletamento ha conseguenze sull’efficacia del pignoramento; non è condivisibile quindi la tesi secondo cui il deposito dell’avviso entro l’udienza “effettiva” di comparizione delle parti non determinerebbe l’inefficacia, purché la relativa notifica sia stata tempestiva avuto riguardo alla data indicata in citazione, in base ad una lettura “costituzionalmente orientata” dell’art. 543, comma 5, c.p.c.: e questo in quanto tale lettura determinerebbe una riduzione teleologica della disposizione al di là dell’intenzione del legislatore, che è chiaramente nel senso (ricavabile dalla lettera e dalla ratio della norma) di equiparare sotto il profilo effettuale l’omesso tempestivo deposito dell’avviso alla sua mancata notifica entro il termine previsto.

Tribunale, di Napoli Nord, 7 dicembre 2023 - est. Auletta

I. Avviso di iscrizione a ruolo nel “presso terzi”: la notifica deve essere effettuata entro e non oltre la data dell’udienza indicata nell’atto di citazione introduttivo del procedimento espropriativo di crediti

L’avviso di iscrizione a ruolo di cui all’art. 543, comma 5, c.p.c., come riformato, deve essere notificato – a pena di inefficacia del pignoramento - entro e non oltre la data indicata nell’atto di citazione; tenuto conto della ratio della norma (che va individuata nell’esigenza di stabilire una barriera temporale oltre la quale il terzo, in mancanza della diligente coltivazione della procedura da parte del procedente, può liberare le somme pignorate), il termine in questione ha natura perentoria e la notifica dell’avviso assume la funzione di atto di impulso; per la medesima ragione, non opera il principio della scissione degli effetti della notifica, la cui applicazione, nel caso di specie, comporterebbe la frustrazione della ratio della disposizione; per altro verso, la tesi per cui l’attività in questione debba essere compiuta entro l’udienza di comparizione “effettiva” fonda sul presupposto che l’avviso in questione assolva alla funzione di “conoscenza della data di udienza”, funzione che, però, è già assolta dall’atto di pignoramento, i successivi eventuali differimenti dell’udienza dovendo essere comunicati alle parti del procedimento secondo le modalità indicate dalla legge.

Tribunale, di Napoli Nord, 7 dicembre 2023 - est. Auletta

La sospensione concordata ex art. 624  bis c.p.c. non può riguardare uno solo dei lotti staggiti, pur in presenza del consenso di tutte le parti

In caso di richiesta di sospensione concordata della procedura esecutiva avanzata dalle parti in presenza dei presupposti richiesti dalla legge, al giudice dell'esecuzione compete comunque una valutazione discrezionale  circa il carattere giustificato o meno della stasi a disporsi. E' inammissibile la richiesta di sospensione oggettiva parziale, ovverosia limitata ad uno solo dei lotti staggiti,  che consentirebbe di cumulare in uno stesso processo più periodi di sospensione per quanti sono i beni pignorati, procrastinando i tempi di definizione della procedura.  Il debitore esecutato non gode di alcun diritto alla sospensione parziale oggettiva potendo, tramite i diversi strumenti di cui agli artt. 496 c.p.c. e 558 c.p.c., ottenere la sospensione della vendita e realizzare il risultato di liberare uno o più beni dal pignoramento, senza compromettere gli interessi dei creditori ovvero quelli dei terzi che partecipino alle aste giudiziarie confidando nella stabilità dei relativi effetti (nella fattispecie, il Giudice dell'esecuzione ha rigettato l'istanza cautelare del debitore che aveva proposto opposizione ex art. 617 c.p.c. avverso il decreto di rigetto della precedente istanza ex art. 624 bis c.p.c. presentata col consenso di tutti i creditori).  

Tribunale, di Ragusa, 16 novembre 2023 - est. Gilberto Orazio Rapisarda

Opposizione a decreto ingiuntivo dichiarata improcedibile: il g.e. non ha il potere/dovere di rilevare l'eventuale presenza di clausole vessatorie nel contratto

La ratio della speciale forma di tutela accordata dal consumatore in sede esecutiva dall’arresto della Corte di Cassazione 6 aprile 2023, n. 9479 è quella di assicurare al contraente debole la possibilità di recuperare il controllo sull’abusività delle clausole che sia mancato nel giudizio di cognizione a causa di una sua “ inerzia non colpevole ”. Conseguentemente, allorché il debitore esecutato avesse già proposto un’opposizione a decreto ingiuntivo, dichiarata improcedibile, nell’ambito della quale aveva fatto valere l’abusività delle clausole contrattuali, il giudice dell’esecuzione non deve effettuare alcun vaglio della vessatorietà o meno delle clausole informando la parte della possibilità di presentare opposizione ultratardiva al decreto ingiuntivo opposto (nel caso in esame il Tribunale di Torre Annunziata, rispetto ad un’opposizione ex art. 615, 2 c.p.c. proposta dal debitore facendo valere la natura abusiva delle clausole vessatorie del contratto, ha omesso ogni controllo ufficioso sulla presenza di clausole nulle, in quanto la questione era già stata devoluta in sede di opposizione a decreto ingiuntivo che venne dichiarata improcedibile per mancato avvio del procedimento di mediazione costituente condizione di procedibilità della domanda ex art. 5, comma 1-bis, d.lgs. 28/2010 nella versione pro tempore vigente)

Tribunale, di Torre Annunziata, 12 novembre 2023 - est. Musi

Rimessa alla Corte di Cassazione ex art. 363-bis c.p.c. la questione della latitudine applicativa dei principi espressi da Cass. S.U., n. 9479/2023

Va rimessa alla Corte di Cassazione la questione pregiudiziale se i principi espressi da Cass.  S.U., n. 9479/2023 trovino applicazione anche laddove il decreto ingiuntivo posto a fondamento del processo esecutivo sia stato fatto oggetto di opposizione e questa sia stata dichiarata inammissibile con sentenza passata in giudicato.

Tribunale, di Lodi, 18 ottobre 2023 - est Latella

L'esecuzione forzata per credito fondiario prosegue anche dopo l'apertura della liquidazione controllata

L’improseguibilità delle procedure esecutive individuali conseguente alla sentenza che dichiara l’apertura della liquidazione controllata del sovraindebitato non necrotizza l’esecuzione forzata intrapresa da un così detto “creditore fondiario”. In sede di distribuzione (provvisoria), il liquidatore che intenda far valere delle prededuzioni con preferenza rispetto al creditore fondiario dovrà costituirsi nel processo esecutivo (assistito da un difensore) e documentare l’avvenuta emissione, da parte degli organi della procedura concorsuale, di formali provvedimenti (idonei a divenire stabili) che (direttamente o quanto meno indirettamente, ma inequivocabilmente) dispongano la suddetta graduazione Spetta al giudice dell'esecuzione il potere di liquidazione degli ausiliari che abbiano già prestato la loro opera nella procedura, ponendo il relativo onere a carico del creditore procedente a titolo di anticipazione ai sensi dell’art. 8 D.P.R. 115/2002, così da consentire a quest’ultimo di chiederne a propria volta il pagamento in sede concorsuale mediante domanda di ammissione al passivo.

Tribunale, di Larino, 17 ottobre 2023 - est. D' Alonzo

Pagamento dell'assegno di mantenimento in favore del figlio divenuto maggiorenne

In tema di separazione personale dei coniugi,  il pagamento dell'assegno di mantenimento da parte del coniuge a tanto obbligato deve avvenire secondo le modalità indicate dal titolo esecutivo che, rispondendo ad un interesse superiore della prole, non sono disponibili dalle parti.  Il versamento diretto dell'assegno di mantenimento in favore di figli divenuti maggiorenni presuppone un provvedimento giudiziale che, su domanda dello stesso figlio interessato, modifichi la previgente modalità, non essendo all'uopo sufficiente un accordo tra i soggetti obbligati.

Tribunale, di Napoli Nord, 26 settembre 2023 - est. Auletta

La competenza "cautelare" del giudice dell'opposizione a precetto discende dalla mera "pendenza" del giudizio a cognizione piena (e non dalla competenza del giudice per il merito): applicazione dell'art. 669 quater c.p.c all'inibitoria ex art. 615, comma 1, c.p.c.

Alla luce di Cass., Sez. Un., sent. n. 19889/2019 e della natura cautelare sui generis della misura della sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo ex art. 615, co. 1, c.p.c., la previsione del rito cautelare uniforme di cui all’art. 669 quater , co. 1, c.p.c. (“ Quando vi è causa pendente per il merito la domanda deve essere proposta al giudice della stessa ”), a fronte di istanza in corso di causa, è da ritenersi applicabile anche alla sede dell’opposizione a precetto. Il giudice dell’opposizione esecutiva preventiva che riceva un’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo ha, pertanto, il potere-dovere di pronunciarsi sulla stessa in forza della mera “pendenza” della lite, a prescindere dalla propria competenza per il merito. In nome del principio di effettività della tutela giurisdizionale (semplificando, artt. 24 e 111 Cost.; art. 6 CEDU), deve invero evitarsi una mera absolutio ab instantia , di ostacolo alla sollecita definizione dell’istanza cautelare (ciò, attesa la matrice ontologicamente urgente del meccanismo di cautela, proteso a scongiurare il rischio che la durata fisiologica del processo a cognizione piena possa andare a detrimento della parte successivamente vittoriosa nel merito).

Tribunale, di Bari, 13 luglio 2023 - Pres. Ruffino, est. Cutolo

Insensibilità alle vicende circolatorie mortis causa del diritto oggetto della garanzia ipotecaria

Il terzo che vanti sul bene immobile pignorato diritti di natura reale incompatibili con quelli fatti oggetto dell’espropriazione può ottenere la tutela in forma specifica agendo contro il terzo acquirente il quale sopporterà l’evizione, solo quando tali diritti siano opponibili al creditore procedente ed ai creditori intervenuti, e dunque al terzo acquirente; in mancanza, non potrà agire contro l’acquirente in sede di cognizione ordinaria per la rivendica del bene né avrà il diritto a soddisfarsi sul ricavato della vendita coattiva. E' inammissibile, per difetto di interesse, l'opposizione proposta allorché il bene sia stato già trasferito (o aggiudicato), non potendo il terzo ottenere la sospensione e dovendo in tal caso agire direttamente contro l'acquirente per far valere il proprio diritto domenicale di cui affermi l’opponibilità e la prevalenza. L'aggiudicatario, godendo del medesimo regime di inopponibilità proprio del creditore ipotecario, che ha diritto a far subastare l’immobile e procedere nell’azione esecutiva sino alla pubblicazione del decreto di trasferimento e, quindi, alla distribuzione del ricavato della vendita, resterà insensibile alla circolazione del bene mortis causa ed alle vicende collegate alla titolarità del bene tra gli eredi (nella specie, il Tribunale veronese ha rigettato l'istanza di sospensione dell'esecuzione avanzata dal terzo opponente sul duplice presupposto della relativa "sostanziale" tardività e della inopponibilità al creditore ipotecario, come all'aggiudicatario, delle vicende circolatorie mortis causa dei beni)

Tribunale, di Verona, 13 luglio 2023 - est. Burti

Se non emerge chiaramente ex actis, è onere del consumatore allegare quelle circostanze di fatto da cui poter desumere che sono state applicate clausole vessatorie rilevanti ai fini dell’an e del quantum del credito

Se non emerge chiaramente ex actis, è onere del consumatore (ossia della parte che ne ha interesse) allegare quelle circostanze di fatto da cui poter desumere che sono state applicate clausole vessatorie rilevanti ai fini dell’an e del quantum del credito Laddove non emerge chiaramente ex actis che il credito oggetto del decreto ingiuntivo sia anche il precipitato dell’applicazione di clausole contrattuali vessatorie, non può essere in via ufficiosa compiuto alcun controllo giudiziale sulla nullità delle clausole contrattuali perché detto controllo finirebbe per essere scollegato dal bene della vita oggetto della tutela giurisdizionale: quest’ultimo, nell’opposizione a decreto ingiuntivo, è l’accertamento dell’esistenza e dell’ammontare del credito e non anche un generalizzato sindacato di carattere inquisitorio rispetto al quale l’interesse concreto della parte, quanto meno nel giudizio d’opposizione a decreto ingiuntivo che ha un thema decidendum ben delineato, all’accertamento della nullità delle clausole vessatorie risulta sfuggente. Occorre, quindi, in questi casi, che sia la parte che ne ha interesse a rappresentare quei fatti rilevanti rispetto allo svolgimento della relazione contrattuale ( da mihi factum ) che consentano al giudice di verificare se sussista l’effettivo interesse alla somministrazione della tutela giuridica ( dabo tibi ius ) in punto di accertamento della natura vessatoria delle clausole contrattuali.  

Tribunale, di Verona, 6 luglio 2023 - est. Burti

Il giudice investito di un’opposizione a decreto ingiuntivo inammissibile deve, comunque, d’ufficio valutare la natura vessatoria delle clausole del contratto concluso tra professionista e consumatore su cui non si è formato il giudicato

Il giudice investito di un’opposizione a decreto ingiuntivo ha il potere dovere di svolgere il sindacato sulla vessatorietà delle clausole contrattuali solo se, dall’esposizione dei fatti di causa, emerge che esse abbiano inciso sull’an o sul quantum del credito. Nel giudizio di opposizione tardiva a decreto ingiuntivo ex art. 650 cod. proc. civ., la natura vessatoria o non vessatoria delle clausole deve essere vagliata esclusivamente con riferimento a quelle clausole che, sulla base della narrazione dei fatti di causa, abbiano avuto effettivamente rilevanza ai fini della determinazione dell’ an o del quantum del credito, così come, del resto, anche il giudice del monitorio ha l’onere di individuare “ con chiarezza, la clausola del contratto (o le clausole) che abbia(no) incidenza sull’accoglimento, integrale o parziale, della domanda del creditore e che se ne escluda, quindi, il carattere vessatorio ” (cfr. Cass. Sez. Un. 6.4.23, n. 9479). Solo in questo caso, infatti, l’eventuale giudizio di nullità delle clausole può riverberare i propri effetti ai fini dell’accoglimento della domanda del consumatore di revoca del decreto ingiuntivo opposto. Solo in questo caso, quindi, la parte ha un interesse concreto ed attuale all’accertamento della vessatorietà delle clausole stesse (cfr. art. 100 cod. proc. civ.).

Tribunale, di Verona, 6 luglio 2023 - est. Burti

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