Giurisprudenza

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Trovati 255 risultati

Rimessa alla Corte di Cassazione ex art. 363-bis c.p.c. la questione della latitudine applicativa dei principi espressi da Cass. S.U., n. 9479/2023

Va rimessa alla Corte di Cassazione la questione pregiudiziale se i principi espressi da Cass.  S.U., n. 9479/2023 trovino applicazione anche laddove il decreto ingiuntivo posto a fondamento del processo esecutivo sia stato fatto oggetto di opposizione e questa sia stata dichiarata inammissibile con sentenza passata in giudicato.

Tribunale, di Lodi, 18 ottobre 2023 - est Latella

L'esecuzione forzata per credito fondiario prosegue anche dopo l'apertura della liquidazione controllata

L’improseguibilità delle procedure esecutive individuali conseguente alla sentenza che dichiara l’apertura della liquidazione controllata del sovraindebitato non necrotizza l’esecuzione forzata intrapresa da un così detto “creditore fondiario”. In sede di distribuzione (provvisoria), il liquidatore che intenda far valere delle prededuzioni con preferenza rispetto al creditore fondiario dovrà costituirsi nel processo esecutivo (assistito da un difensore) e documentare l’avvenuta emissione, da parte degli organi della procedura concorsuale, di formali provvedimenti (idonei a divenire stabili) che (direttamente o quanto meno indirettamente, ma inequivocabilmente) dispongano la suddetta graduazione Spetta al giudice dell'esecuzione il potere di liquidazione degli ausiliari che abbiano già prestato la loro opera nella procedura, ponendo il relativo onere a carico del creditore procedente a titolo di anticipazione ai sensi dell’art. 8 D.P.R. 115/2002, così da consentire a quest’ultimo di chiederne a propria volta il pagamento in sede concorsuale mediante domanda di ammissione al passivo.

Tribunale, di Larino, 17 ottobre 2023 - est. D' Alonzo

Pagamento dell'assegno di mantenimento in favore del figlio divenuto maggiorenne

In tema di separazione personale dei coniugi,  il pagamento dell'assegno di mantenimento da parte del coniuge a tanto obbligato deve avvenire secondo le modalità indicate dal titolo esecutivo che, rispondendo ad un interesse superiore della prole, non sono disponibili dalle parti.  Il versamento diretto dell'assegno di mantenimento in favore di figli divenuti maggiorenni presuppone un provvedimento giudiziale che, su domanda dello stesso figlio interessato, modifichi la previgente modalità, non essendo all'uopo sufficiente un accordo tra i soggetti obbligati.

Tribunale, di Napoli Nord, 26 settembre 2023 - est. Auletta

La competenza "cautelare" del giudice dell'opposizione a precetto discende dalla mera "pendenza" del giudizio a cognizione piena (e non dalla competenza del giudice per il merito): applicazione dell'art. 669 quater c.p.c all'inibitoria ex art. 615, comma 1, c.p.c.

Alla luce di Cass., Sez. Un., sent. n. 19889/2019 e della natura cautelare sui generis della misura della sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo ex art. 615, co. 1, c.p.c., la previsione del rito cautelare uniforme di cui all’art. 669 quater , co. 1, c.p.c. (“ Quando vi è causa pendente per il merito la domanda deve essere proposta al giudice della stessa ”), a fronte di istanza in corso di causa, è da ritenersi applicabile anche alla sede dell’opposizione a precetto. Il giudice dell’opposizione esecutiva preventiva che riceva un’istanza di sospensione dell’efficacia esecutiva del titolo ha, pertanto, il potere-dovere di pronunciarsi sulla stessa in forza della mera “pendenza” della lite, a prescindere dalla propria competenza per il merito. In nome del principio di effettività della tutela giurisdizionale (semplificando, artt. 24 e 111 Cost.; art. 6 CEDU), deve invero evitarsi una mera absolutio ab instantia , di ostacolo alla sollecita definizione dell’istanza cautelare (ciò, attesa la matrice ontologicamente urgente del meccanismo di cautela, proteso a scongiurare il rischio che la durata fisiologica del processo a cognizione piena possa andare a detrimento della parte successivamente vittoriosa nel merito).

Tribunale, di Bari, 13 luglio 2023 - Pres. Ruffino, est. Cutolo

Insensibilità alle vicende circolatorie mortis causa del diritto oggetto della garanzia ipotecaria

Il terzo che vanti sul bene immobile pignorato diritti di natura reale incompatibili con quelli fatti oggetto dell’espropriazione può ottenere la tutela in forma specifica agendo contro il terzo acquirente il quale sopporterà l’evizione, solo quando tali diritti siano opponibili al creditore procedente ed ai creditori intervenuti, e dunque al terzo acquirente; in mancanza, non potrà agire contro l’acquirente in sede di cognizione ordinaria per la rivendica del bene né avrà il diritto a soddisfarsi sul ricavato della vendita coattiva. E' inammissibile, per difetto di interesse, l'opposizione proposta allorché il bene sia stato già trasferito (o aggiudicato), non potendo il terzo ottenere la sospensione e dovendo in tal caso agire direttamente contro l'acquirente per far valere il proprio diritto domenicale di cui affermi l’opponibilità e la prevalenza. L'aggiudicatario, godendo del medesimo regime di inopponibilità proprio del creditore ipotecario, che ha diritto a far subastare l’immobile e procedere nell’azione esecutiva sino alla pubblicazione del decreto di trasferimento e, quindi, alla distribuzione del ricavato della vendita, resterà insensibile alla circolazione del bene mortis causa ed alle vicende collegate alla titolarità del bene tra gli eredi (nella specie, il Tribunale veronese ha rigettato l'istanza di sospensione dell'esecuzione avanzata dal terzo opponente sul duplice presupposto della relativa "sostanziale" tardività e della inopponibilità al creditore ipotecario, come all'aggiudicatario, delle vicende circolatorie mortis causa dei beni)

Tribunale, di Verona, 13 luglio 2023 - est. Burti

Se non emerge chiaramente ex actis, è onere del consumatore allegare quelle circostanze di fatto da cui poter desumere che sono state applicate clausole vessatorie rilevanti ai fini dell’an e del quantum del credito

Se non emerge chiaramente ex actis, è onere del consumatore (ossia della parte che ne ha interesse) allegare quelle circostanze di fatto da cui poter desumere che sono state applicate clausole vessatorie rilevanti ai fini dell’an e del quantum del credito Laddove non emerge chiaramente ex actis che il credito oggetto del decreto ingiuntivo sia anche il precipitato dell’applicazione di clausole contrattuali vessatorie, non può essere in via ufficiosa compiuto alcun controllo giudiziale sulla nullità delle clausole contrattuali perché detto controllo finirebbe per essere scollegato dal bene della vita oggetto della tutela giurisdizionale: quest’ultimo, nell’opposizione a decreto ingiuntivo, è l’accertamento dell’esistenza e dell’ammontare del credito e non anche un generalizzato sindacato di carattere inquisitorio rispetto al quale l’interesse concreto della parte, quanto meno nel giudizio d’opposizione a decreto ingiuntivo che ha un thema decidendum ben delineato, all’accertamento della nullità delle clausole vessatorie risulta sfuggente. Occorre, quindi, in questi casi, che sia la parte che ne ha interesse a rappresentare quei fatti rilevanti rispetto allo svolgimento della relazione contrattuale ( da mihi factum ) che consentano al giudice di verificare se sussista l’effettivo interesse alla somministrazione della tutela giuridica ( dabo tibi ius ) in punto di accertamento della natura vessatoria delle clausole contrattuali.  

Tribunale, di Verona, 6 luglio 2023 - est. Burti

Il giudice investito di un’opposizione a decreto ingiuntivo inammissibile deve, comunque, d’ufficio valutare la natura vessatoria delle clausole del contratto concluso tra professionista e consumatore su cui non si è formato il giudicato

Il giudice investito di un’opposizione a decreto ingiuntivo ha il potere dovere di svolgere il sindacato sulla vessatorietà delle clausole contrattuali solo se, dall’esposizione dei fatti di causa, emerge che esse abbiano inciso sull’an o sul quantum del credito. Nel giudizio di opposizione tardiva a decreto ingiuntivo ex art. 650 cod. proc. civ., la natura vessatoria o non vessatoria delle clausole deve essere vagliata esclusivamente con riferimento a quelle clausole che, sulla base della narrazione dei fatti di causa, abbiano avuto effettivamente rilevanza ai fini della determinazione dell’ an o del quantum del credito, così come, del resto, anche il giudice del monitorio ha l’onere di individuare “ con chiarezza, la clausola del contratto (o le clausole) che abbia(no) incidenza sull’accoglimento, integrale o parziale, della domanda del creditore e che se ne escluda, quindi, il carattere vessatorio ” (cfr. Cass. Sez. Un. 6.4.23, n. 9479). Solo in questo caso, infatti, l’eventuale giudizio di nullità delle clausole può riverberare i propri effetti ai fini dell’accoglimento della domanda del consumatore di revoca del decreto ingiuntivo opposto. Solo in questo caso, quindi, la parte ha un interesse concreto ed attuale all’accertamento della vessatorietà delle clausole stesse (cfr. art. 100 cod. proc. civ.).

Tribunale, di Verona, 6 luglio 2023 - est. Burti

Il giudice investito di un’opposizione a decreto ingiuntivo ha il potere dovere di svolgere il sindacato sulla vessatorietà delle clausole contrattuali solo se, dall’esposizione dei fatti di causa, emerge che esse abbiano inciso sull’an o sul quantum del credito.

Il giudice investito di un’opposizione a decreto ingiuntivo inammissibile deve, comunque, d’ufficio valutare la natura vessatoria delle clausole del contratto concluso tra professionista e consumatore su cui non si è formato il giudicato. Il giudice investito sia dell’opposizione a precetto che dell’opposizione a decreto ingiuntivo (sia pure inammissibile perché proposta dopo il decorso del termine perentorio di quaranta giorni) deve, anche d’ufficio, valutare la natura vessatoria delle clausole del contratto concluso tra professionista e consumatore, rispetto alle quali alcun giudicato si è formato per non avere il giudice del provvedimento monitorio rappresentato nella motivazione di aver svolto il doveroso controllo sulla validità/invalidità delle clausole e, altresì, per non aver avvisato il debitore che aveva il termine perentorio di 40 giorni per evitare che la validità delle clausole contrattuali fosse coperta dal giudicato implicito. Se, infatti, il giudice dell’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo non si può pronunciare sull’esistenza di quei fatti modificativi o estintivi che sono certamente coperti dal giudicato civile, si deve pronunciare sull’eventuale esistenza di fatti impeditivi del credito (la nullità di una o più clausole negoziali per violazione degli artt. 33 e seguenti del codice del consumo), rispetto al quale il giudicato non è caduto in considerazione dell’insegnamento di cui alla sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite 9479/2023 e che possono essere sempre rilevati d’ufficio in forza della previsione di cui all’art. 1421 cod. civ. e 36, comma 3, cod. cons.  

Tribunale, di Verona, 6 luglio 2023 - est. Burti

L’efficacia esecutiva del titolo messo in esecuzione nei confronti dell’avente causa del debitore: la prova della qualità di erede nella opposizione all’esecuzione

L’efficacia esecutiva del titolo, già formatosi contro il defunto, sussiste esclusivamente nei confronti dei soggetti chiamati all’eredità che, avendola accettata espressamente o tacitamente, si trovino, al momento della notificazione del titolo esecutivo e del precetto, nella posizione di titolari, in tutto o pro quota, del debito ereditario da lato passivo e, conseguentemente, di legittimati a subirne l’adempimento in via coattiva. Sotto questo profilo, l’accettazione dell’eredità rappresenta un elemento costitutivo del diritto ad agire in executivis nei confronti del soggetto indicato come debitore per la sua qualità di erede e, pertanto, nell’opposizione preventiva all’avvio dell’esecuzione forzata è onere della parte opposta fornire la prova della qualità di erede del soggetto destinatario della pretesa di pagamento individuata nell’atto di precetto con cui si voglia far valere l’efficacia ultra partes ex art. 477 c.p.c. del titolo esecutivo.

Tribunale, di Torre Annunziata, 20 giugno 2023 - est. Musi

Impugnazione dell’estratto di ruolo laddove si eccepisca la prescrizione di crediti tributari

Laddove la c.d. impugnazione dell’estratto di ruolo – basata sul presupposto che sia omessa o invalida la notificazione della cartella di pagamento - sia diretta ad ottenere la declaratoria della intervenuta prescrizione di un credito di natura tributaria, la giurisdizione spetta al Giudice tributario siccome la insussistenza di una situazione di “definitività” della pretesa tributaria (sottesa alla mancanza o invalidità della relativa notifica) impedisce di qualificare la controversia come “meramente esecutiva” e quindi attratta alla giurisdizione del G.O.

Tribunale, di Napoli Nord, 20 giugno 2023 - est. Alessandro Auletta

La riscossione mediante il ruolo è applicabile per il recupero dei crediti garantiti dal Fondo di Garanzia gestito da MCC

La riscossione mediante ruolo è utilizzabile anche per il recupero delle somme liquidate a titolo di perdite dal Fondo di garanzia di cui alla legge 662/1996 nei confronti tanto del beneficiario finale, quanto dei terzi prestatori di garanzie. Non è possibile, infatti, attribuirsi natura privata al credito vantato in surroga dal gestore del Fondo di Garanzia, dipendendo detto credito dall’escussione da parte dell’istituto finanziatore della garanzia prestata ex lege dal Fondo di Garanzia che ha natura pubblicistica essendo connessa, come tutti gli altri interventi previsti dal d.lgs. 123/1998, alla finalità di pubblica utilità di sostegno dello sviluppo delle attività produttive (cfr. Cass. 6508/2020) (nel caso in esame il Tribunale ha, quindi, ritenuto legittima la riscossione sulla base dell’articolo 17 del d.lgs. n. 46 del 1999).

Tribunale, di Matera , 8 giugno 2023 - est. Franco

L’abusività consumeristica deve essere trattata fuori dallo schema processuale dell’opposizione all’esecuzione

L’opposizione all’esecuzione con cui sia dedotta unicamente l’abusività delle clausole del contratto stipulato tra un professionista e un consumatore e posto a fondamento del credito azionato, portato da un decreto ingiuntivo non opposto, sollecita, in conformità al diritto dell’Unione Europea, l’esercizio di un potere-dovere officioso di verifica e deve essere, pertanto, riqualificata in un’istanza ex art. 486 c.p.c. e trattata come tale, al di fuori dell’articolazione bifasica del giudizio di opposizione all’esecuzione . In tal caso, il G.E. – rilevato, sulla base di una delibazione sommaria, che l’opponente rivesta o appaia rivestire la qualità di consumatore – non deve pronunciarsi sull’istanza di sospensione del processo esecutivo e assegnare il termine per l’introduzione della fase di merito, dovendosi, piuttosto, limitare ad assegnare alla parte interessata il termine di 40 giorni per consentire la proposizione dell’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo, unica sede cognitiva deputata a statuire nel merito delle questioni dedotte. Dovendo il G.E., nelle more dell’adozione di una pronuncia ai sensi dell’art. 649 c.p.c., astenersi dal procedere alla vendita, nel caso in cui l’esecutato sia stato ammesso alla conversione del pignoramento, questa può e deve proseguire, data la sua finalità essenzialmente sostitutiva dell’oggetto del pignoramento, ma il G.E. deve prudenzialmente evitare di distribuire periodicamente le somme versate.

Tribunale, di Palermo, 26 maggio 2023, n. 12885 - est. Minutoli, Pres. Pignataro

Nell'accollo cumulativo la solidarietà non comporta automaticamente sussidiarietà.

In caso di accollo cumulativo ai sensi dell’art. 1273 c.c., il vincolo di solidarietà sussistente tra accollante e accollato non comporta automaticamente il beneficio d’ordine a favore del secondo, non essendo possibile estrarre, dagli indici normativi somministrati dal Codice civile, una categoria dommatica di obbligazioni solidali ad interesse unisoggettivo in cui la solidarietà degrada sempre in sussidiarietà e ciò in quanto a differenza di quanto previsto in altre ipotesi in cui il Legislatore espressamente ha previsto la previa richiesta (art. 1268 co. II c.c.) o la previa escussione (art. 1944 c.c.), nulla è stabilito nella disciplina dell’accollo senza che detta omissione debba essere colmata in via analogica. Ne conseguirà che il creditore potrà chiedere indifferentemente il pagamento all’accollato o all’accollante.

Tribunale, di Foggia, 18 maggio 2023 - est. Palagano

Nuovo criterio di competenza per i procedimenti espropriativi di crediti intrapresi contro amministrazioni pubbliche

L’art. 26- bis , comma 1, c.p.c., come modificato per effetto della l. n. 206 del 2021, secondo cui per i procedimenti espropriativi di crediti ivi contemplati è competente il Tribunale distrettuale ove ha domicilio o sede il creditore, va applicato alle esecuzioni intraprese verso qualsiasi amministrazione pubblica ricompresa nell’elenco di cui all’art. 1, comma 2, d.lgs. n. 165/2001, e quindi anche alle amministrazioni comunali, così dovendo intendersi l’immutato riferimento, posto in apertura della disposizione, alle “pubbliche amministrazioni indicate dall’art. 413, quinto comma”; ne consegue che la tesi “riduttiva”, che vorrebbe circoscrivere l’applicazione della norma alle sole amministrazioni che si servono del patrocinio dell’Avvocatura dello Stato, non può essere condivisa siccome reca con sé l’inconveniente di lasciare “non normato” il criterio di radicamento della competenza dell’espropriazione forzata di crediti (con buona approssimazione) per tutte le amministrazioni diverse da quelle Statali; invero, va escluso che il criterio di competenza per tali fattispecie possa essere rinvenuto - per così dire, in via residuale - nel secondo comma dell’art. 26-bis c.p.c. e ciò per due precise ragioni testuali: a) resta fermo l’incipit “onnicomprensivo” del primo comma dell’art. 26-bis (non intaccato dalla Riforma); b) il secondo comma si applica “fuori dai casi di cui al primo comma”.

Tribunale, di Napoli Nord, 10 maggio 2023 - est. Auletta

Sulla non applicabilità dei principi affermati dalla CGUE, 17.5.2023 SPV Project all’ipotesi in cui il decreto ingiuntivo sia stato oggetto di rituale opposizione, poi respinta

Nel caso in cui il debitore contesti la validità del contratto posto alla base della emissione di un decreto ingiuntivo sulla cui scorta il creditore sia intervenuto nell’ambito di una procedura esecutiva e tale decreto ingiuntivo sia stato oggetto di rituale opposizione (completamente respinta) non sono invocabili i principi di cui alla pronuncia resa dalla CGUE in data 17.5.2022, sul caso SPV Project, posto che i medesimi sono relativi all’ipotesi in cui il decreto ingiuntivo non contenga alcuna motivazione sul carattere non vessatorio delle clausole del contratto sottostante e non sia stato oggetto di opposizione, la tutela del consumatore potendo trovare spazio, in tale specifico caso, malgrado la formazione di un giudicato implicito; tale lettura trova conferma nella pronuncia con cui le Sezioni Unite della Corte di Cassazione (n. 9479/2023) hanno inteso dar corso alla predetta giurisprudenza unitaria, nel quadro dei principi processuali di diritto interno, ove il rimedio appropriato per la tutela del consumatore sarà, nella descritta ipotesi, rappresentato dall’opposizione c.d. tardiva a decreto ingiuntivo.

Tribunale, di Nocera Inferiore , 2 maggio 2023 - est. Velleca

Avviso di iscrizione a ruolo depositato tardivamente: conseguenze

Il deposito dell’avviso di iscrizione a ruolo di cui al novellato art. 543 c.p.c. avvenuto oltre l’udienza indicata in citazione, purché entro l’udienza “effettiva” di comparizione delle parti, non comporta l’inefficacia del pignoramento. Ciò sulla scorta di una lettura costituzionalmente orientata della disposizione in esame e tenuto conto delle seguenti considerazioni: a) lo scopo della disposizione - che è quello di rendere edotto il terzo circa la concreta iscrizione a ruolo del procedimento, al fine di non immobilizzare indefinitamente, in caso di mancata iscrizione, le somme staggite - è comunque conseguito ove il procedimento notificatorio sia giunto a compimento prima dell’udienza indicata nell’atto di citazione, il deposito dell’avviso assolvendo ad una finalità lato sensu probatoria che non interagisce con la predetta ratio ; b) il deposito “tardivo” non comporta alcun vulnus nel diritto di difesa del debitore; c) l’inefficacia del pignoramento, come “sanzione” riferita ad entrambe le violazioni (ovvero sia alla mancata notifica che al mancato deposito), appare sproporzionata rispetto allo scopo della norma e lesiva del diritto di difesa del creditore che abbia tempestivamente e ritualmente adempiuto all’onere di notifica dell’avviso ai terzi e al debitore entro l’udienza di comparizione indicata nel pignoramento (purché il deposito avvenga entro la prima udienza effettiva di trattazione del procedimento.

Tribunale, di Catania, 28 aprile 2023 - est. Messina

Nel caso di conversione del sequestro conservativo in pignoramento immobiliare i termini per l'iscrizione a ruolo e per l'istanza di vendita decorrono dalla pubblicazione della sentenza di condanna.

II Massima Le formalità previste dall’art. 156 disp. att. c.p.c. non hanno rilievo ai fini della conversione degli effetti del sequestro in quelli propri del pignoramento immobiliare, posto che a mente dell’art. 686, comma 1, c.p.c. la conversione è determinata unicamente dalla pubblicazione della sentenza di condanna; piuttosto, attengono alle modalità attraverso cui il creditore deve (a) dimostrare al Giudice dell’esecuzione e (b) rendere noto ai terzi che si è verificato il presupposto della conversione del sequestro in pignoramento. Ne deriva che il deposito della sentenza di condanna e la sua annotazione a margine della trascrizione del sequestro (cfr. art. 679 c.p.c.), lungi dal costituire il dies a quo di decorrenza dei termini previsti nel terzo libro del codice di procedura civile per il compimento degli atti di impulso del processo esecutivo, costituiscono formalità ulteriori e non sostitutive rispetto a quelle ordinariamente previste, in nulla distinguendosi gli effetti del pignoramento notificato da quelli del sequestro convertito .

Tribunale, di Barcellona Pozzo di Gotto, 20 aprile 2023 - est. Lo Presti

Nel caso di conversione del sequestro conservativo in pignoramento immobiliare i termini per l'iscrizione a ruolo e per l'istanza di vendita decorrono dalla pubblicazione della sentenza di condanna

I Massima Nel caso di sequestro conservativo di beni immobili, il deposito della sentenza di condanna determina, ai sensi dell’art. 686, comma 1, c.p.c., la conversione ipso iure del sequestro in pignoramento, con la conseguenza che da tale momento iniziano a decorrere i termini per l’iscrizione a ruolo del pignoramento e per il deposito dell’istanza di vendita (e, a seguito della riforma dell’art. 567, comma 2, c.p.c., della documentazione ipocatastale) , in nulla distinguendosi gli effetti del pignoramento notificato da quelli del sequestro convertito .    

Tribunale, di Barcellona Pozzo di Gotto, 20 aprile 2023 - est. Lo Presti

Inammissibilità della istanza di sospensione concordata in caso di rinvio della vendita

È inammissibile l’istanza di sospensione ex art. 624 bis c.p.c. in ipotesi di rinvio della vendita ex art. 161 bis disp. att. c.p.c., non potendosi interpretare la parola "rinvio" come "rinnovo", atteso che l’esigenza di tutelare l’affidamento degli offerenti impone di interpretare la disposizione come riferita ad un semplice differimento delle medesime operazioni di vendita e, in particolare, di quelle relative alla delibazione delle offerte ed all’eventuale gara tra gli offerenti che si svolge avanti al professionista delegato.

Tribunale, di Verona, 6 aprile 2023 - est. Burti

Rinvio della vendita forzata: individuazione dei soggetti legittimati alla prestazione del consenso

La fattispecie disciplinata dall’art. 161 bis disp. att. c.p.c. disciplina un accordo processuale avente ad oggetto "il rinvio della vendita" che coinvolge anche parti estranee al processo da individuarsi in coloro che, avendo presentato una valida irrevocabile offerta d’acquisto del bene staggito, abbiano acquisito una posizione differenziata dagli altri consociati collegata al regolare ed effettivo svolgimento del procedimento di vendita

Tribunale, di Verona, 6 aprile 2023 - est. Burti

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