La richiesta di applicazione della misura protettiva di cui all'art. 18, comma primo, C.C.I. è una causa di sospensione esterna del processo esecutivo: sotto la vigenza della misura è inibito il compimento di atti liquidatori o prodromici alla liquidazione, è consentito il compimento di atti conservativi e permangono gli effetti del pignoramento anche sui frutti prodotti dal bene

La richiesta di applicazione di una misura protettiva nell’ambito di una procedura di composizione negoziata della crisi produce, dal giorno della pubblicazione dell’istanza sul registro delle imprese, una sospensione dell’azione esecutiva (so-spensione suscettibile di venir meno in caso di mancato rispetto dei termini peren-tori previsti dall’art. 19 C.C.I, oppure in caso di mancata conferma da parte del Tribunale o di successiva revoca della misura protettiva), sia che essa sia stata promossa sui beni del debitore, sia che essa sia abbia ad oggetto beni di un terzo sui quali viene esercitata l’attività dell’imprenditore che versa in una situazione di crisi. Ne consegue che, durante tutto il periodo di sospensione, non possono essere compiuti atti prodromici alla liquidazione come l’attività di stima o, salvi casi par-ticolari, l’attuazione dell’ordine di liberazione che, tendenzialmente, è vieppiù funzionale alla migliore collocazione sul mercato del bene. Permangono, invece, gli effetti del pignoramento, ivi incluso il vincolo di indisponibilità sui frutti natu-rali o civili (vedi art. 2912 cod. civ.) prodotti dal bene pignorato sia ante sospensio-ne che durante la pendenza della misura protettiva. È doveroso il compimento di atti conservativi del bene da parte del custode giudiziario.

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