Nei contratti di mutuo a tasso variabile non è vessatoria ai sensi degli artt. 33 e 34 del codice del consumo la clausola che prevede un limite al di sotto del quale il tasso d’interesse non può scendere

La tutela del codice del consumo non mira a ripristinare l’equilibrio economico tra le prestazioni contrattuali, ma a colpire con la nullità di protezione i soli squilibri giuridici del contratto in quanto, a norma dell’art. 33, si considerano vessatorie quelle clausole che determinano a carico del consumatore “un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto”, mentre sono sottratte al vaglio giudiziale la “determinazione dell’oggetto del contratto … l’adeguatezza del corrispettivo dei beni e dei servizi” a condizione che “tali elementi siano individuati in modo chiaro e comprensibile” (cfr. art. 34, comma secondo, cod. cons.). Conseguentemente, quanto alle clausole che attengono all’oggetto del contratto, il test giudiziale attiene alla sola trasparenza della clausola e, cioè, alla comprensibilità delle sue conseguenze economiche da parte di un consumatore mediamente avveduto. Non può, pertanto, essere qualificata come vessatoria una clausola che, nel contratto di mutuo a tasso d’interesse variabile, prevede in termini inequivoci una soglia al di sotto del quale il tasso d’interesse contrattuale, comunque, non potrà scendere e, così facendo, circoscrive gli effetti di una possibile discesa del parametro di riferimento del tasso d’interesse variabile sull’ammontare della prestazione a carico della parte mutuataria (la quantità degli interessi corrispettivi da versare).

Riferimenti Normativi

Top