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I poteri del giudice dell’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo in materia consumeristica sprovvisto di motivazione sulla eventuale abusività delle clausole contrattuali

Il giudice di merito al quale il debitore esecutato si rivolga, ai sensi dell’art. 650 c.p.c., per far valere l’abusività delle clausole contrattuali di un contratto fra professionista e consumatore non esaminata nel decreto ingiuntivo non tempestivamente opposto – tanto se tale causa viene introdotta nel termine di 40 giorni all’uopo assegnato dal giudice dell’esecuzione che abbia d’ufficio rilevato l’assenza di motivazione sul punto nel provvedimento monitorio, quanto che si tratti della riqualificazione di un’opposizione proposta ai sensi dell’art. 615, comma 1, c.p.c. – una volta investito dell’opposizione (solo ed esclusivamente sul profilo di abusività delle clausole contrattuali), ha il potere di sospendere, ex art. 649 c.p.c., l’esecutorietà del decreto ingiuntivo, in tutto o in parte, a seconda degli effetti che l’accertamento sull’abusività delle clausole potrebbe comportare sul titolo giudiziale.

Cassazione civile, sezioni unite, 6 aprile 2023, n. 9479 - pres. Curzio, est. Vincenti

Le Sezioni Unite intervengono sulla sorte dell’opposizione all’esecuzione proposta dal debitore-consumatore che eccepisca l’abusività delle clausole del contratto in base al quale è stato emesso il decreto ingiuntivo

Qualora il debitore abbia proposto opposizione a precetto (art. 615, comma 1, c.p.c.) al fine di far valere l’abusività delle clausole del contratto fonte del credito accertato con un decreto ingiuntivo non opposto, il giudice adito deve riqualificare detta opposizione in termini di opposizione tardiva ex art. 650 c.p.c., eventualmente rimettendone la decisione al giudice competente. Se la medesima doglianza, invece, è stata formulata – ai sensi dell’art. 615, comma 2, c.p.c. – dopo l’inizio della procedura esecutiva, il giudice dell’esecuzione assegnerà all’opponente il termine di 40 giorni per proporre l’opposizione tardiva a decreto ex art. 650 c.p.c. (se è del caso, rilevando d’ufficio l’abusività di altre clausole) e non procederà alla vendita o all’assegnazione del bene o del credito sino alle determinazioni del giudice dell’opposizione tardiva sull’istanza ex art. 649 c.p.c. del debitore consumatore.

Cassazione civile, sezioni unite, 6 aprile 2023, n. 9479 - pres. Curzio, est. Vincenti

Il vademecum delle Sezioni Unite sugli adempimenti rimessi al giudice dell’esecuzione in caso di espropriazione forzata basata su un decreto ingiuntivo nei confronti di un consumatore sprovvisto di motivazione in ordine all’insussistenza di clausole vessatorie

Il giudice dell’esecuzione forzata in cui il titolo esecutivo è costituito da un decreto ingiuntivo emesso nei confronti di un consumatore, qualora rilevi che il provvedimento monitorio è sprovvisto di motivazione in riferimento all’eventuale abusività delle clausole contrattuali, ha il dovere – da esercitarsi sino al momento della vendita o dell’assegnazione del bene o del credito – di controllare la presenza di eventuali clausole abusive che abbiano effetti sull’esistenza e/o sull’entità del credito oggetto del decreto ingiuntivo. Qualora tale controllo non sia possibile in base agli elementi di diritto e fatto già in atti, dovrà provvedere, nelle forme proprie del processo esecutivo, ad una sommaria istruttoria funzionale a tal fine. Il giudice dell’esecuzione deve informare le parti dell’esito di tale controllo – tanto che sia positivo, quanto negativo – avvisare il debitore esecutato che entro 40 giorni potrà proporre opposizione a decreto ingiuntivo ai sensi dell’art. 650 c.p.c. per fare accertare (solo ed esclusivamente) l’eventuale abusività delle clausole. Nel caso in cui il debitore esecutato proponga opposizione tardiva avverso il decreto ingiuntivo, il giudice dell’esecuzione non procederà alla vendita o all’assegnazione del bene o del credito fino alle determinazioni assunte, ai sensi dell’art. 649 c.p.c., dal giudice dell’opposizione.

Cassazione civile, sezioni unite, 6 aprile 2023, n. 9479 - pres. Curzio, est. Vincenti

Il vademecum delle Sezioni Unite sui controlli demandati al giudice del decreto ingiuntivo richiesto nei confronti di un consumatore

Il giudice, al quale sia richiesto di emettere un decreto ingiuntivo sulla base di un contratto stipulato tra professionista e consumatore, deve svolgere d’ufficio il controllo sull’eventuale carattere abusivo delle clausole contrattuali relative all’oggetto della domanda. A tal fine procede in base agli elementi di fatto e di diritto in suo possesso, integrabili, ai sensi dell’art. 640 c.p.c., con il potere istruttorio d’ufficio, da esercitarsi in armonia con la struttura e funzione del procedimento d’ingiunzione: potrà, quindi, chiedere al ricorrente di produrre il contratto e di fornire gli eventuali chiarimenti necessari anche in ordine alla qualifica di consumatore del debitore. Ove l’accertamento si presenti complesso, non potendo egli far ricorso ad un’istruttoria eccedente la funzione e la finalità del procedimento monitorio (ad es. disporre c.t.u.), dovrà rigettare l’istanza d’ingiunzione. All’esito del controllo, se rileva l’abusività della clausola, ne trae le conseguenze in ordine al rigetto o all’accoglimento parziale del ricorso; se, invece, il controllo sull’abusività delle clausole incidenti sul credito azionato in via monitoria dà esito negativo, pronuncia il decreto motivato, ai sensi dell’art. 641 c.p.c., anche in relazione alla anzidetta effettuata delibazione. Il decreto ingiuntivo deve contenere l’avvertimento indicato dall’art. 641 c.p.c., nonché l’espresso avvertimento che in mancanza di opposizione il debitore-consumatore non potrà più far valere l’eventuale carattere abusivo delle clausole del contratto e il decreto non opposto diventerà irrevocabile.

Cassazione civile, sezioni unite, 6 aprile 2023, n. 9479 - pres. Curzio, est. Vincenti

Mutuo fondiario

Qualora i contraenti abbiano inteso stipulare un mutuo fondiario corrispondente al modello legale (finanziamento a medio o lungo termine concesso da una banca garantito da ipoteca di primo grado su immobili), essendo la loro volontà comune in tal senso incontestata (o, quando contestata, accertata dal giudice di merito), non è consentito al giudice riqualificare d’ufficio il contratto, al fine di neutralizzarne gli effetti legali propri del tipo o sottotipo negoziale validamente prescelto dai contraenti per ricondurlo al tipo generale di appartenenza (mutuo ordinario) o a tipi contrattuali diversi, pure in presenza di una contestazione della validità sotto il profilo del superamento del limite di finanziabilità, la quale implicitamente postula la corretta qualificazione del contratto in termini di mutuo fondiario.

Cassazione civile, sezioni unite, 16 novembre 2022, n. 33719 - pres. Raimondi, est. Lamorgese

Il debitore, la cui opposizione a precetto sia accolta anche in minima parte, non può essere mai considerato soccombente

  In tema di spese processuali, l’accoglimento in misura ridotta, anche sensibile, di una domanda articolata in un unico capo non dà luogo a reciproca soccombenza, configurabile esclusivamente in presenza di una pluralità di domande contrapposte formulate nel medesimo processo tra le stesse parti o in caso di parziale accoglimento di un’unica domanda articolata in più capi, e non consente quindi la condanna della parte vittoriosa al pagamento delle spese processuali in favore della parte soccombente, ma può giustificarne soltanto la compensazione totale o parziale, in presenza degli altri presupposti previsti dall'art. 92, comma 2, c.p.c. (fattispecie in tema di opposizione a precetto accolta limitatamente ad una differenza minima fra la somma intimata e quella effettivamente dovuta).  

Cassazione civile, sezioni unite, 31 ottobre 2022, n. 32061 - pres. Curzio, est. Mercolino

La Cassazione ribadisce il principio di intangibilità degli acquisti in executivis al di fuori del processo esecutivo

Le parti del processo esecutivo hanno l’onere di denunciare con l’opposizione ex art. 617 c.p.c. l’erroneo trasferimento all’aggiudicatario di un cespite che è oggetto di pignoramento, essendo inammissibile un’azione (nella specie di rivendica) autonoma, cioè distinta dai rimedi tipici dell’esecuzione forzata, da esse proposta per contrastare gli effetti dell’esecuzione, ponendoli nel nulla o limitandoli.

Cassazione civile, 21 settembre 2022, n. 27677 - pres. De Stefano, est. Fanticini

Il precetto è valido ed efficace anche se manca l’avvertenza al debitore della facoltà di ricorrere ad una delle procedure previste dagli artt. 6 ss. della legge 27 gennaio 2012, n. 3  

Non dà luogo a nullità del precetto la mancanza dell’avvertimento al debitore della possibilità di porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento con l'ausilio di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice (introdotto nell’art. 480, comma 2, c.p.c. dall’art. 13, comma 1, lett. a) del d.l. n. 83/2015, conv. in legge n. 132/2015), trattandosi di mera irregolarità formale non assistita dalla sanzione dell’invalidità.  

Cassazione civile, 26 luglio 2022, n. 23343 - pres. De Stefano, est. Saija

Non sono pignorabili le singole rimesse sul conto di tesoreria di un ente locale in anticipazione di cassa

Nell’espropriazione presso terzi eseguita ai danni di un ente locale presso il suo tesoriere in regime di anticipazione di cassa, assimilabile all'apertura di credito ex art. 1842 c.c., le rimesse non individuano un'obbligazione cui corrisponde un diritto di credito pignorabile ed assegnabile, tale potendo costituire solo il saldo positivo in ragione dell'unitarietà del rapporto che non permette di scindere, per utilità creditorie distinte come qui quella del creditore pignorante, né prelievi né rimesse né diritti di erogazione corrispondenti, questi ultimi, ad affidamenti.

Cassazione civile, 25 luglio 2022, n. 23068 - pres. Rubino, est. Porreca

Se le condizioni di vendita sono illegittime, è onere della parte interessata proporre tempestivamente opposizione ex art. 617 c.p.c

In tema di espropriazione forzata, il giudice dell’esecuzione, nel fissare le condizioni di vendita, può esercitare i poteri discrezionali che la legge implicitamente o esplicitamente gli attribuisce, nel rispetto delle disposizioni “minime” cogenti ovvero – ove la legge stessa non disponga diversamente – coniando le regole particolari che ritenga idonee a disciplinare il subprocedimento liquidatorio (ad es., in tema di pubblicità dell’avviso ex art. 490 c.p.c., contenuto dell’offerta, entità della cauzione, ecc.). Qualora, tuttavia, il giudice dell’esecuzione disponga contra legem , costituisce onere delle parti interessate – ferma restando l’eventuale responsabilità disciplinare del giudice stesso – proporre tempestivamente opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. avverso il provvedimento illegittimo, pena la sua inoppugnabilità, la necessità di darvi pedissequa attuazione (in attuazione del principio di immutabilità delle condizioni di vendita, fatta salva l’eventuale revoca o modifica prima dell’esperimento di vendita stesso), nonché l’impossibilità di impugnare il successivo decreto di trasferimento, non potendo farsi valere l’invalidità derivata in caso di mancata reazione processuale avverso l’atto presupposto, salvo che l’opponente abbia incolpevolmente ignorato l’esistenza di quest’ultimo.  

Cassazione civile, 8 giugno 2022, n. 18421 - pres. Vivaldi, est. Saija

Il debitore può contestare la violazione delle modalità dettate dal G.E. per la vendita senza dover dimostrare di aver subito uno specifico pregiudizio

In tema di vendita forzata, le disposizioni adottate dal giudice dell’esecuzione nell’ordinanza di vendita o di delega circa gli adempimenti, le modalità, i termini e, in generale, le condizioni cui l’esperimento di vendita è soggetto sono posti a presidio delle esigenze di certezza, legittimità, trasparenza, correttezza ed efficienza che sovrintendono al sistema dell’espropriazione forzata. Ne consegue che le parti del procedimento esecutivo (in primo luogo, il debitore esecutato) hanno pieno interesse a farne valere l’eventuale violazione, mediante opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., non dovendo dimostrare di aver da ciò subito uno specifico pregiudizio.

Cassazione civile, 8 giugno 2022, n. 18421 - pres. Vivaldi, est. Saija

La Cassazione muta il proprio precedente orientamento e chiarisce: il termine per il versamento del saldo da parte dell’aggiudicatario non è assoggettato alla sospensione feriale

In tema di vendita forzata, il termine di versamento del saldo del prezzo da parte dell’aggiudicatario è di natura sostanziale, in quanto è posto a presidio del relativo ius ad rem circa l’emissione del decreto di trasferimento ex art. 586 c.p.c., attenendo all’adempimento dell’obbligazione pecuniaria assunta dall’aggiudicatario stesso, attività che non necessita di difesa tecnica, ma che costituisce esecuzione di un atto dovuto e non negoziale; ne consegue che esso non è soggetto alla sospensione dei termini processuali nel periodo feriale, ex art. 1 della legge n. 742 del 1969.

Cassazione civile, 8 giugno 2022, n. 18421 - pres. Vivaldi, est. Saija

La trascrizione del decreto di trasferimento non integra una forma di conoscenza legale ai fini della decorrenza del termine per l’opposizione ex art. 617 c.p.c

Il termine di venti giorni per la proposizione dell’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. avverso il decreto di trasferimento di cui all’art. 586 c.p.c. decorre dalla conoscenza legale o di fatto del provvedimento, ovvero dal momento in cui la conoscenza del vizio da cui è affetto il bene (qualora integrante gli estremi del c.d. aliud pro alio ), si è conseguita o sarebbe stata conseguibile secondo la diligenza ordinaria, non rilevando di per sé né la data di deposito (neppure essendo prescritto da alcuna norma che debba darsene comunicazione a cura della cancelleria o del professionista delegato ex art. 591- bis c.p.c.), né quella di trascrizione nei RR.II., avente mera funzione di pubblicità dichiarativa.  

Cassazione civile, 8 giugno 2022, n. 18421 - pres. Vivaldi, est. Saija

L’udienza di verifica dei crediti nel caso di intervento di creditore non titolato munito di garanzia ipotecaria prestato dall’esecutato a favore di un terzo

  In caso di intervento nell’espropriazione immobiliare di un creditore privo di titolo esecutivo, ma titolare di garanzia ipotecaria prestata dall’esecutato per il debito di un soggetto estraneo al processo esecutivo, all’udienza di verifica dei crediti ex art. 499, commi 5 e 6, c.p.c., devono essere convocati sia l’esecutato, sia il debitore principale, il quale è legittimato a dichiarare quali dei crediti per i quali hanno avuto luogo gli interventi sine titulo intenda riconoscere (in tutto o in parte) ovvero disconoscere.

Cassazione civile, 18 maggio 2022, n. 15996 - pres. De Stefano, est. Fanticini

Contestazione dell’intervento da parte del creditore concorrente

La contestazione della ritualità dell’intervento per credito carente di qualsiasi titolo e per mancanza anche dei presupposti surrogatori dell’art. 499 c.p.c. integra una controversia distributiva, che può essere proposta dal creditore concorrente quando, ai fini della distribuzione della somma ricavata, sia stato considerato pure l’intervento non titolato od equiparato, in quanto solo al momento della distribuzione del ricavato sorge, in capo al suddetto creditore, il relativo interesse, non subendo egli, in precedenza, alcun concreto pregiudizio dall’intervento non titolato.

Cassazione civile, 18 maggio 2022, n. 15996 - pres. De Stefano, est. Fanticini

Il procedimento di verifica dei crediti dei creditori non intervenuti: poteri officiosi e oneri delle parti

Il sub-procedimento di verifica dei crediti dei creditori intervenuti senza titolo esecutivo, previsto dall’art. 499, commi 5 e 6, c.p.c., costituisce requisito per l’accesso degli stessi alla distribuzione del ricavato e presidia un interesse pubblico processuale alla regolarità e celerità della ripartizione, sicché compete ex officio al giudice, con l’ordinanza con cui è disposta la vendita o l’assegnazione, fissare un’apposita udienza per la comparizione del debitore e dei suddetti creditori, disponendone la notifica a cura di una delle parti; in difetto, è onere dello stesso creditore interessato avanzare tempestiva istanza affinché l’udienza si svolga durante la fase liquidativa del processo esecutivo, con la conseguenza che, una volta iniziata la fase distributiva, non possono essere accolte né la richiesta volta alla fissazione dell’udienza di verifica del credito, né quella volta alla rimessione in termini del creditore rimasto inerte.  

Cassazione civile, 18 maggio 2022, n. 15996 - pres. De Stefano, est. Fanticini

Il progetto di distribuzione approvato nonostante il fallimento del debitore esecutato diviene irretrattabile se il curatore non propone opposizione

In tema di interferenze fra procedura concorsuale ed esecuzione forzata, nell'ipotesi patologica in cui il giudice di quest'ultima, ancorché reso edotto del fallimento del debitore, dichiari l'esecutività del progetto di distribuzione, qualora il curatore rimanga inerte e non reagisca tempestivamente con il rimedio oppositivo, subisce l'irretrattabilità della successiva esecuzione del medesimo progetto, cui consegue l'intangibilità delle somme concretamente attribuite e l'impossibilità di chiederne la restituzione mediante l'esercizio dell'azione di ripetizione di indebito.  

Cassazione civile, 20 aprile 2022, n. 12673

Il G.e. può ordinare direttamente liberazione dell’immobile pignorato locato ad un “canone vile”

L’art. 560 c.p.c., a seguito della novella apportata all’art. 560 c.p.c. dal d.l. 3 maggio 2016, n. 59, convertito con modificazioni dalla I. 30 giugno 2016, n. 119, con una scelta sostanzialmente stata confermata dalle evoluzioni normative successive, attribuisce al giudice dell’esecuzione il potere, per il tramite del custode da lui nominato, di conseguire subito alla procedura la disponibilità del bene per la sua offerta in gara e quindi in tempo anche anteriore all’aggiudicazione. Pertanto, nel presupposto che quanto non sarà opponibile all’aggiudicatario non è opponibile neppure alla procedura o ai creditori che ad essa danno impulso, è pienamente legittima l’emanazione diretta da parte del giudice dell’esecuzione di un ordine di liberazione sul presupposto della non opponibilità, all’aggiudicatario in futuro ed al ceto creditorio procedente nell’attualità, di un contratto di locazione a canone c.d. vile.

Cassazione civile, Sez. III, 28 marzo 2022, n. 9877 - pres. Vivaldi, est. De Stefano

Finalità dell’ordine di liberazione dell’immobile e poteri del G.E

A seguito della novella apportata all’art. 560 c.p.c. dal d.l. 3 maggio 2016, n. 59, convertito con modificazioni dalla I. 30 giugno 2016, n. 119, l’ordine di liberazione costituisce un provvedimento ordinatorio tipico auto-attuativo, per il quale non è necessaria una ulteriore esecuzione per rilascio di immobile, funzionale agli scopi del processo di espropriazione, ossia di trarre dalla liquidazione del bene staggito la maggiore quantità di denaro, al fine del miglior soddisfacimento possibile dei diritti dei creditori, come riconosciuti nei rispettivi titoli esecutivi, e a tutela dell’interesse dello stesso debitore al soddisfacimento delle sue obbligazioni nella più ampia misura ed alle migliori condizioni possibili, impregiudicato il solo diritto di quest’ultimo a non subire abusi nell’estrinsecazione di una posizione soggettiva processuale di supremazia della sua controparte. Tale peculiare esigenza pubblicistica fonda una peculiare potestà ordinatoria del giudice dell’esecuzione, il quale – sia pure a quei limitati fini e quindi, di norma, con efficacia meramente endoprocessuale o interna al processo espropriativo – è dotato di ampi poteri per conseguire le condizioni di quel bene più idonee alla sua liquidazione; e, anche, di sommaria delibazione di quelle questioni di diritto la cui soluzione è indispensabile per l'ordinato e proficuo sviluppo della procedura.

Cassazione civile, Sez. III, 28 marzo 2022, n. 9877 - pres. Vivaldi, est. De Stefano

Omessa pubblicazione della vendita sul P.V.P. e mancato rispetto del termine per l’anticipazione delle spese necessarie per la pubblicità: le differenti conseguenze

  Mentre l’inerzia (colpevole) del creditore rispetto alla pubblicazione sul P.V.P. comporta automatica decadenza e dà luogo a estinzione (tipica) dell’esecuzione forzata, l’inutile spirare del termine (ordinatorio ma che, in assenza di proroga, determina gli stessi effetti preclusivi della scadenza dei termini perentori) per l’anticipazione delle spese di pubblicità, incluso il contributo per la pubblicazione sul P.V.P. prescritto dall’art. 18-bis d.P.R. n. 115 del 2002, comporta l’impossibilità per la parte di compiere l’atto indispensabile per la prosecuzione e conduce ad una pronuncia di improseguibilità del processo.  

Cassazione civile, Sez. III, 14 marzo 2022, n. 8113 - pres. Vivaldi, est. Fanticini

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