Giurisprudenza

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Mutuo fondiario

Qualora i contraenti abbiano inteso stipulare un mutuo fondiario corrispondente al modello legale (finanziamento a medio o lungo termine concesso da una banca garantito da ipoteca di primo grado su immobili), essendo la loro volontà comune in tal senso incontestata (o, quando contestata, accertata dal giudice di merito), non è consentito al giudice riqualificare d’ufficio il contratto, al fine di neutralizzarne gli effetti legali propri del tipo o sottotipo negoziale validamente prescelto dai contraenti per ricondurlo al tipo generale di appartenenza (mutuo ordinario) o a tipi contrattuali diversi, pure in presenza di una contestazione della validità sotto il profilo del superamento del limite di finanziabilità, la quale implicitamente postula la corretta qualificazione del contratto in termini di mutuo fondiario.

Cassazione civile, sezioni unite, 16 novembre 2022, n. 33719 - pres. Raimondi, est. Lamorgese

Il debitore, la cui opposizione a precetto sia accolta anche in minima parte, non può essere mai considerato soccombente

  In tema di spese processuali, l’accoglimento in misura ridotta, anche sensibile, di una domanda articolata in un unico capo non dà luogo a reciproca soccombenza, configurabile esclusivamente in presenza di una pluralità di domande contrapposte formulate nel medesimo processo tra le stesse parti o in caso di parziale accoglimento di un’unica domanda articolata in più capi, e non consente quindi la condanna della parte vittoriosa al pagamento delle spese processuali in favore della parte soccombente, ma può giustificarne soltanto la compensazione totale o parziale, in presenza degli altri presupposti previsti dall'art. 92, comma 2, c.p.c. (fattispecie in tema di opposizione a precetto accolta limitatamente ad una differenza minima fra la somma intimata e quella effettivamente dovuta).  

Cassazione civile, sezioni unite, 31 ottobre 2022, n. 32061 - pres. Curzio, est. Mercolino

La Cassazione ribadisce il principio di intangibilità degli acquisti in executivis al di fuori del processo esecutivo

Le parti del processo esecutivo hanno l’onere di denunciare con l’opposizione ex art. 617 c.p.c. l’erroneo trasferimento all’aggiudicatario di un cespite che è oggetto di pignoramento, essendo inammissibile un’azione (nella specie di rivendica) autonoma, cioè distinta dai rimedi tipici dell’esecuzione forzata, da esse proposta per contrastare gli effetti dell’esecuzione, ponendoli nel nulla o limitandoli.

Cassazione civile, 21 settembre 2022, n. 27677 - pres. De Stefano, est. Fanticini

Il precetto è valido ed efficace anche se manca l’avvertenza al debitore della facoltà di ricorrere ad una delle procedure previste dagli artt. 6 ss. della legge 27 gennaio 2012, n. 3  

Non dà luogo a nullità del precetto la mancanza dell’avvertimento al debitore della possibilità di porre rimedio alla situazione di sovraindebitamento con l'ausilio di un organismo di composizione della crisi o di un professionista nominato dal giudice (introdotto nell’art. 480, comma 2, c.p.c. dall’art. 13, comma 1, lett. a) del d.l. n. 83/2015, conv. in legge n. 132/2015), trattandosi di mera irregolarità formale non assistita dalla sanzione dell’invalidità.  

Cassazione civile, 26 luglio 2022, n. 23343 - pres. De Stefano, est. Saija

Non sono pignorabili le singole rimesse sul conto di tesoreria di un ente locale in anticipazione di cassa

Nell’espropriazione presso terzi eseguita ai danni di un ente locale presso il suo tesoriere in regime di anticipazione di cassa, assimilabile all'apertura di credito ex art. 1842 c.c., le rimesse non individuano un'obbligazione cui corrisponde un diritto di credito pignorabile ed assegnabile, tale potendo costituire solo il saldo positivo in ragione dell'unitarietà del rapporto che non permette di scindere, per utilità creditorie distinte come qui quella del creditore pignorante, né prelievi né rimesse né diritti di erogazione corrispondenti, questi ultimi, ad affidamenti.

Cassazione civile, 25 luglio 2022, n. 23068 - pres. Rubino, est. Porreca

Se le condizioni di vendita sono illegittime, è onere della parte interessata proporre tempestivamente opposizione ex art. 617 c.p.c

In tema di espropriazione forzata, il giudice dell’esecuzione, nel fissare le condizioni di vendita, può esercitare i poteri discrezionali che la legge implicitamente o esplicitamente gli attribuisce, nel rispetto delle disposizioni “minime” cogenti ovvero – ove la legge stessa non disponga diversamente – coniando le regole particolari che ritenga idonee a disciplinare il subprocedimento liquidatorio (ad es., in tema di pubblicità dell’avviso ex art. 490 c.p.c., contenuto dell’offerta, entità della cauzione, ecc.). Qualora, tuttavia, il giudice dell’esecuzione disponga contra legem , costituisce onere delle parti interessate – ferma restando l’eventuale responsabilità disciplinare del giudice stesso – proporre tempestivamente opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. avverso il provvedimento illegittimo, pena la sua inoppugnabilità, la necessità di darvi pedissequa attuazione (in attuazione del principio di immutabilità delle condizioni di vendita, fatta salva l’eventuale revoca o modifica prima dell’esperimento di vendita stesso), nonché l’impossibilità di impugnare il successivo decreto di trasferimento, non potendo farsi valere l’invalidità derivata in caso di mancata reazione processuale avverso l’atto presupposto, salvo che l’opponente abbia incolpevolmente ignorato l’esistenza di quest’ultimo.  

Cassazione civile, 8 giugno 2022, n. 18421 - pres. Vivaldi, est. Saija

Il debitore può contestare la violazione delle modalità dettate dal G.E. per la vendita senza dover dimostrare di aver subito uno specifico pregiudizio

In tema di vendita forzata, le disposizioni adottate dal giudice dell’esecuzione nell’ordinanza di vendita o di delega circa gli adempimenti, le modalità, i termini e, in generale, le condizioni cui l’esperimento di vendita è soggetto sono posti a presidio delle esigenze di certezza, legittimità, trasparenza, correttezza ed efficienza che sovrintendono al sistema dell’espropriazione forzata. Ne consegue che le parti del procedimento esecutivo (in primo luogo, il debitore esecutato) hanno pieno interesse a farne valere l’eventuale violazione, mediante opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c., non dovendo dimostrare di aver da ciò subito uno specifico pregiudizio.

Cassazione civile, 8 giugno 2022, n. 18421 - pres. Vivaldi, est. Saija

La Cassazione muta il proprio precedente orientamento e chiarisce: il termine per il versamento del saldo da parte dell’aggiudicatario non è assoggettato alla sospensione feriale

In tema di vendita forzata, il termine di versamento del saldo del prezzo da parte dell’aggiudicatario è di natura sostanziale, in quanto è posto a presidio del relativo ius ad rem circa l’emissione del decreto di trasferimento ex art. 586 c.p.c., attenendo all’adempimento dell’obbligazione pecuniaria assunta dall’aggiudicatario stesso, attività che non necessita di difesa tecnica, ma che costituisce esecuzione di un atto dovuto e non negoziale; ne consegue che esso non è soggetto alla sospensione dei termini processuali nel periodo feriale, ex art. 1 della legge n. 742 del 1969.

Cassazione civile, 8 giugno 2022, n. 18421 - pres. Vivaldi, est. Saija

La trascrizione del decreto di trasferimento non integra una forma di conoscenza legale ai fini della decorrenza del termine per l’opposizione ex art. 617 c.p.c

Il termine di venti giorni per la proposizione dell’opposizione agli atti esecutivi ex art. 617 c.p.c. avverso il decreto di trasferimento di cui all’art. 586 c.p.c. decorre dalla conoscenza legale o di fatto del provvedimento, ovvero dal momento in cui la conoscenza del vizio da cui è affetto il bene (qualora integrante gli estremi del c.d. aliud pro alio ), si è conseguita o sarebbe stata conseguibile secondo la diligenza ordinaria, non rilevando di per sé né la data di deposito (neppure essendo prescritto da alcuna norma che debba darsene comunicazione a cura della cancelleria o del professionista delegato ex art. 591- bis c.p.c.), né quella di trascrizione nei RR.II., avente mera funzione di pubblicità dichiarativa.  

Cassazione civile, 8 giugno 2022, n. 18421 - pres. Vivaldi, est. Saija

L’udienza di verifica dei crediti nel caso di intervento di creditore non titolato munito di garanzia ipotecaria prestato dall’esecutato a favore di un terzo

  In caso di intervento nell’espropriazione immobiliare di un creditore privo di titolo esecutivo, ma titolare di garanzia ipotecaria prestata dall’esecutato per il debito di un soggetto estraneo al processo esecutivo, all’udienza di verifica dei crediti ex art. 499, commi 5 e 6, c.p.c., devono essere convocati sia l’esecutato, sia il debitore principale, il quale è legittimato a dichiarare quali dei crediti per i quali hanno avuto luogo gli interventi sine titulo intenda riconoscere (in tutto o in parte) ovvero disconoscere.

Cassazione civile, 18 maggio 2022, n. 15996 - pres. De Stefano, est. Fanticini

Contestazione dell’intervento da parte del creditore concorrente

La contestazione della ritualità dell’intervento per credito carente di qualsiasi titolo e per mancanza anche dei presupposti surrogatori dell’art. 499 c.p.c. integra una controversia distributiva, che può essere proposta dal creditore concorrente quando, ai fini della distribuzione della somma ricavata, sia stato considerato pure l’intervento non titolato od equiparato, in quanto solo al momento della distribuzione del ricavato sorge, in capo al suddetto creditore, il relativo interesse, non subendo egli, in precedenza, alcun concreto pregiudizio dall’intervento non titolato.

Cassazione civile, 18 maggio 2022, n. 15996 - pres. De Stefano, est. Fanticini

Il procedimento di verifica dei crediti dei creditori non intervenuti: poteri officiosi e oneri delle parti

Il sub-procedimento di verifica dei crediti dei creditori intervenuti senza titolo esecutivo, previsto dall’art. 499, commi 5 e 6, c.p.c., costituisce requisito per l’accesso degli stessi alla distribuzione del ricavato e presidia un interesse pubblico processuale alla regolarità e celerità della ripartizione, sicché compete ex officio al giudice, con l’ordinanza con cui è disposta la vendita o l’assegnazione, fissare un’apposita udienza per la comparizione del debitore e dei suddetti creditori, disponendone la notifica a cura di una delle parti; in difetto, è onere dello stesso creditore interessato avanzare tempestiva istanza affinché l’udienza si svolga durante la fase liquidativa del processo esecutivo, con la conseguenza che, una volta iniziata la fase distributiva, non possono essere accolte né la richiesta volta alla fissazione dell’udienza di verifica del credito, né quella volta alla rimessione in termini del creditore rimasto inerte.  

Cassazione civile, 18 maggio 2022, n. 15996 - pres. De Stefano, est. Fanticini

Il progetto di distribuzione approvato nonostante il fallimento del debitore esecutato diviene irretrattabile se il curatore non propone opposizione

In tema di interferenze fra procedura concorsuale ed esecuzione forzata, nell'ipotesi patologica in cui il giudice di quest'ultima, ancorché reso edotto del fallimento del debitore, dichiari l'esecutività del progetto di distribuzione, qualora il curatore rimanga inerte e non reagisca tempestivamente con il rimedio oppositivo, subisce l'irretrattabilità della successiva esecuzione del medesimo progetto, cui consegue l'intangibilità delle somme concretamente attribuite e l'impossibilità di chiederne la restituzione mediante l'esercizio dell'azione di ripetizione di indebito.  

Cassazione civile, 20 aprile 2022, n. 12673

Il G.e. può ordinare direttamente liberazione dell’immobile pignorato locato ad un “canone vile”

L’art. 560 c.p.c., a seguito della novella apportata all’art. 560 c.p.c. dal d.l. 3 maggio 2016, n. 59, convertito con modificazioni dalla I. 30 giugno 2016, n. 119, con una scelta sostanzialmente stata confermata dalle evoluzioni normative successive, attribuisce al giudice dell’esecuzione il potere, per il tramite del custode da lui nominato, di conseguire subito alla procedura la disponibilità del bene per la sua offerta in gara e quindi in tempo anche anteriore all’aggiudicazione. Pertanto, nel presupposto che quanto non sarà opponibile all’aggiudicatario non è opponibile neppure alla procedura o ai creditori che ad essa danno impulso, è pienamente legittima l’emanazione diretta da parte del giudice dell’esecuzione di un ordine di liberazione sul presupposto della non opponibilità, all’aggiudicatario in futuro ed al ceto creditorio procedente nell’attualità, di un contratto di locazione a canone c.d. vile.

Cassazione civile, Sez. III, 28 marzo 2022, n. 9877 - pres. Vivaldi, est. De Stefano

Finalità dell’ordine di liberazione dell’immobile e poteri del G.E

A seguito della novella apportata all’art. 560 c.p.c. dal d.l. 3 maggio 2016, n. 59, convertito con modificazioni dalla I. 30 giugno 2016, n. 119, l’ordine di liberazione costituisce un provvedimento ordinatorio tipico auto-attuativo, per il quale non è necessaria una ulteriore esecuzione per rilascio di immobile, funzionale agli scopi del processo di espropriazione, ossia di trarre dalla liquidazione del bene staggito la maggiore quantità di denaro, al fine del miglior soddisfacimento possibile dei diritti dei creditori, come riconosciuti nei rispettivi titoli esecutivi, e a tutela dell’interesse dello stesso debitore al soddisfacimento delle sue obbligazioni nella più ampia misura ed alle migliori condizioni possibili, impregiudicato il solo diritto di quest’ultimo a non subire abusi nell’estrinsecazione di una posizione soggettiva processuale di supremazia della sua controparte. Tale peculiare esigenza pubblicistica fonda una peculiare potestà ordinatoria del giudice dell’esecuzione, il quale – sia pure a quei limitati fini e quindi, di norma, con efficacia meramente endoprocessuale o interna al processo espropriativo – è dotato di ampi poteri per conseguire le condizioni di quel bene più idonee alla sua liquidazione; e, anche, di sommaria delibazione di quelle questioni di diritto la cui soluzione è indispensabile per l'ordinato e proficuo sviluppo della procedura.

Cassazione civile, Sez. III, 28 marzo 2022, n. 9877 - pres. Vivaldi, est. De Stefano

Omessa pubblicazione della vendita sul P.V.P. e mancato rispetto del termine per l’anticipazione delle spese necessarie per la pubblicità: le differenti conseguenze

  Mentre l’inerzia (colpevole) del creditore rispetto alla pubblicazione sul P.V.P. comporta automatica decadenza e dà luogo a estinzione (tipica) dell’esecuzione forzata, l’inutile spirare del termine (ordinatorio ma che, in assenza di proroga, determina gli stessi effetti preclusivi della scadenza dei termini perentori) per l’anticipazione delle spese di pubblicità, incluso il contributo per la pubblicazione sul P.V.P. prescritto dall’art. 18-bis d.P.R. n. 115 del 2002, comporta l’impossibilità per la parte di compiere l’atto indispensabile per la prosecuzione e conduce ad una pronuncia di improseguibilità del processo.  

Cassazione civile, Sez. III, 14 marzo 2022, n. 8113 - pres. Vivaldi, est. Fanticini

Se il giudice o il professionista delegato non fissano un termine entro cui effettuare la pubblicità della vendita sul P.V.P., la stessa va eseguita, a pena di estinzione della procedura esecutiva, almeno quarantacinque giorni prima del termine per la presentazione delle offerte

Spetta al giudice dell’esecuzione o al professionista delegato (a ciò abilitato per il potere direttivo del processo che comunque gli compete) fissare il termine entro cui occorre eseguire pubblicità delle vendite sul portale delle vendite pubbliche onde non incorrere, in caso di inerzia o inadempimento del creditore, nella sanzione processuale dell’estinzione del processo esecutivo ex art. 631- bis c.p.c. Tuttavia, qualora tale termine non sia espressamente stabilito nelle forme di cui sopra, lo stesso può essere implicitamente desunto dal riferimento dell’art. 490, comma 3, c.p.c. al periodo di “almeno quarantacinque giorni prima del termine per la presentazione delle offerte”. Tale norma, sebbene non riguardi propriamente la pubblicità obbligatoria sul P.V.P. prescritta nel primo comma, segna comunque il limite temporale ultimo per lo svolgimento di un’adeguata campagna pubblicitaria.  

Cassazione civile, Sez. III, 14 marzo 2022, n. 8113 - pres. Vivaldi, est. Fanticini

La Cassazione precisa i presupposti ai quali consegue, in caso di omissione della pubblicità della vendita sul P.V.P., l’estinzione del processo esecutivo

L’art. 631- bis c.p.c. prevede un’ipotesi tipizzata di estinzione del processo esecutivo per il caso in cui sia omessa la pubblicità della vendita sul portale delle vendite pubbliche di cui all’art. 490, comma 1, c.p.c. Per l’integrazione della fattispecie estintiva, però, non è sufficiente che la pubblicità sul P.V.P. non sia effettuata entro il termine stabilito dal giudice o dal professionista delegato (o, comunque, almeno quarantacinque giorni prima del termine per la presentazione delle offerte, ricavabile dall’art. 490, comma 3, c.p.c.), ma anche che tale omissione sia dovuta all’inerzia o all’inadempimento del creditore.  

Cassazione civile, Sez. III, 14 marzo 2022, n. 8113 - pres. Vivaldi, est. Fanticini

Le conseguenze della mancata esecuzione delle forme di pubblicità prescritte nell’ordinanza di vendita

La violazione delle prescrizioni dell'ordinanza di vendita in tema di pubblicità diversa dalla pubblicazione sul Portale delle vendite pubbliche (P.V.P.), può comportare, prima della vendita, la pronuncia da parte del giudice della chiusura anticipata del processo, qualora l'omissione sia addebitabile a incuria o inerzia del creditore; dopo la vendita, se tempestivamente denunciata con opposizione ex art. 617 c.p.c., la caducazione del decreto di trasferimento.  

Cassazione civile, Sez. III, 14 marzo 2022, n. 8113 - pres. Vivaldi, est. Fanticini

La chiusura della procedura esecutiva non fa venir meno l’interesse alla pronuncia sull’esistenza di una causa di estinzione della stessa

  Mentre la chiusura del procedimento esecutivo determina la cessazione della materia del contendere per sopravvenuto difetto di interesse a proseguire il giudizio se trattasi di opposizioni agli atti esecutivi, permane l’interesse alla decisione del reclamo ex art. 630 c.p.c. avverso il provvedimento di diniego dell’estinzione del processo, perché, a norma dell’art. 632, comma 2, c.p.c., una pronuncia ricognitiva dell’estinzione della procedura in data anteriore all’aggiudicazione o all’assegnazione comporterebbe l’inefficacia degli atti successivamente compiuti oppure – in caso di riconoscimento di un’estinzione verificatasi dopo l’aggiudicazione o l’assegnazione (improduttiva di effetti nei confronti dell’aggiudicatario/assegnatario ex art. 187- bis disp. att. c.p.c.) – l’attribuzione all’esecutato della somma ricavata.

Cassazione civile, Sez. III, 14 marzo 2022, n. 8113 - pres. Vivaldi, est. Fanticini

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