Il vademecum delle Sezioni Unite sui controlli demandati al giudice del decreto ingiuntivo richiesto nei confronti di un consumatore

Il giudice, al quale sia richiesto di emettere un decreto ingiuntivo sulla base di un contratto stipulato tra professionista e consumatore, deve svolgere d’ufficio il controllo sull’eventuale carattere abusivo delle clausole contrattuali relative all’oggetto della domanda.
A tal fine procede in base agli elementi di fatto e di diritto in suo possesso, integrabili, ai sensi dell’art. 640 c.p.c., con il potere istruttorio d’ufficio, da esercitarsi in armonia con la struttura e funzione del procedimento d’ingiunzione: potrà, quindi, chiedere al ricorrente di produrre il contratto e di fornire gli eventuali chiarimenti necessari anche in ordine alla qualifica di consumatore del debitore. Ove l’accertamento si presenti complesso, non potendo egli far ricorso ad un’istruttoria eccedente la funzione e la finalità del procedimento monitorio (ad es. disporre c.t.u.), dovrà rigettare l’istanza d’ingiunzione.
All’esito del controllo, se rileva l’abusività della clausola, ne trae le conseguenze in ordine al rigetto o all’accoglimento parziale del ricorso; se, invece, il controllo sull’abusività delle clausole incidenti sul credito azionato in via monitoria dà esito negativo, pronuncia il decreto motivato, ai sensi dell’art. 641 c.p.c., anche in relazione alla anzidetta effettuata delibazione.
Il decreto ingiuntivo deve contenere l’avvertimento indicato dall’art. 641 c.p.c., nonché l’espresso avvertimento che in mancanza di opposizione il debitore-consumatore non potrà più far valere l’eventuale carattere abusivo delle clausole del contratto e il decreto non opposto diventerà irrevocabile.

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